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title: Eurofronti
description: "I membri del Consiglio europeo non hanno trovato l'accordo sulla questione energetica. Il che non giustifica a farne una questione tra bene e male."
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date: 2021-12-18
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/consiglio-europeo-questione-energetica-eurofronti/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Ambiente, politica, sostenibilità, UE]
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# Eurofronti

![consiglio europeo questione energetica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Evidenza-sito-35-1.png)

I membri del Consiglio europeo non hanno trovato l'accordo  sulla questione energetica. Il che non giustifica a farne una questione tra buoni e cattivi, bene e male: la politica è mediazione.

Dopo quattordici ore di discussione sui diversi temi e dopo avere registrato l’accordo su questioni rilevanti – a cominciare dalla politica estera e l’atteggiamento da tenersi sulla questione Ucraina – **il Consiglio europeo**, che riunisce i capi di Stato o di governo, **ha gettato la spugna sulla questione energetica: l’accordo non c’è, meglio rinviare.**

Buona l’occasione perché i cittadini europei comprendano non solo i confini della discussione, ma quel che può comportare anche su altri terreni. Buona, insomma, l’occasione per non ragionare rozzamente in termini di: accordo o scontro, funziona o s’inceppa, bene o male. **Non si vede in base a cosa le scelte collettive debbano avere meno sfumature e problematicità delle scelte che facciamo nel privato**, comprese quelle delle vacanze.

I ventisette Paesi dell’Unione europea hanno già stabilito di avere interesse a una comune politica energetica. Riprodurre per il gas, ad esempio, il modello d’acquisto dei vaccini (curato da un’italiana e di gran successo), può essere un obiettivo, come lo è la convergenza sullo stoccaggio comune. I Paesi dell’Ue hanno già stabilito che gli obiettivi del già approvato piano Green Deal sono irraggiungibili, se non frutto di regole e sforzi comuni. E qui arrivano i problemi ancora non risolti.

Per la Polonia e l’Ungheria, ma anche per la Spagna, uno dei problemi è nel sistema Ets (Emission Trading Scheme), destinato a tenere in equilibrio le emissioni di carbonio e che, dicono, farebbe aumentare i prezzi. Non ve ne è dimostrazione, ma è una questione risolvibile in sede tecnica. Per taluni, fra i quali noi e la Francia, parametrare il prezzo dell’energia elettrica a quello del gas, che si è impennato, non è saggio, sicché il meccanismo deve essere rivisto. Ma per altri, fra i quali la Germania, non ne vale la pena, perché tanto quei prezzi scenderanno presto, tornando a un normale equilibrio di mercato. **Questa divisione e questa argomentazione vanno tenute a mente, perché dal campo dell’energia potrebbero allargarsi molto.** Ci arriviamo.

Inoltre c’è il tema delle fonti energetiche compatibili con il Green Deal, quella gergalmente detta “tassonomia”. Qui si aprono un problema di principio e uno pratico. Il primo: una volta stabilito che si devono raggiungere determinati risultati nel far scendere le emissioni di CO2, **tocca all’Ue o a ciascun Paese regolarsi su quali usare per rispettare i vincoli?** Il secondo: ove riguardi l’Ue, **fra le fonti compatibili ci si deve mettere il nucleare e il gas, altrimenti l’accordo non lo agguanti.** Potrebbe sembrare che a noi italiani interessi poco, perché tanto ci siamo nuclearmente suicidati, ma non è così, visto che il 10% dell’energia elettrica che usiamo lo comperiamo in Francia, prodotto con il nucleare.

Questi i confini, rozzamente riassunti. Come si vede non si tratta di bene o male, radici o fronde, vincitori o vinti, ma di questioni complesse che possono essere governate assieme.** Per riuscire a farlo dobbiamo però prima trovare una linea comune. Ed è ragionevole che non sia facile.**

Occhio al punto che suggerivo di tenere a mente, perché porta altrove. Se non vale la pena rivedere i meccanismi che fissano il prezzo dell’elettricità tanto quelli del gas poi calano (atto di fede), **lo stesso principio potrebbe essere portato sull’ancora più complesso caso della modifica del patto di stabilità.** Dove ci sono schieramenti simili, guarda caso. Cioè a dire: che ne sappiamo di come sarà il mercato nel 2023; il patto esistente ha funzionato, avendo anche previsto la propria sospensione; teniamoci questo. Già, ma noi abbiamo un debito mostruoso e la (qui prevista) decisione della Banca centrale europea tranquillizza per qualche mese, non di più. Il patto esistente non distingue fra spesa corrente e per investimenti, ma guarda ai saldi. I temi s’intrecciano, come si vede. **E non dividono fra francesi, italiani, tedeschi e così via, ma fra idee diverse di convivenza e futuro.**

Si chiama politica. E il nostro problema è che non ne discutiamo, dividendoci in anti e pro non si sa manco cosa.

di *Davide Giacalone*
