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title: "Continentale &#8211; gli interessi di Francia e Italia"
description: "La Francia e l'Italia hanno in comune interessi vitali: negoziare il nuovo Patto di stabilità e la Libia. Cogliere l'occasione per un tema Ue."
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date: 2023-05-07
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, francia, Italia, UE]
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# Continentale &#8211; gli interessi di Francia e Italia

![Francia e Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-34-11.png)

La Francia e l'Italia hanno in comune interessi vitali: negoziare il nuovo Patto di stabilità e la Libia. Bisogna cogliere l'occasione per un tema Ue

**Gérard Darmanin l’ha fatta fuori dal vaso.** Accostando Meloni a Le Pen, ha infilato una serie di idiozie e ha dimostrato di non conoscere un accidenti della geografia politica europea. C’è da capirlo, per certi aspetti, visto che s’era messo a lavorare per la destra gollista, aveva avuto cedimenti da destra estrema, ha poi accettato l’offerta ministeriale di un Macron che aveva vinto bene le presidenziali e perso male le legislative. Una volta entrato al governo l’hanno buttato fuori dai Repubblicani, così è entrato nel partito di Macron. A forza di girare s’è perso. Più di tanto, chi se ne importa. Il ministro degli Esteri francese ha provato a metterci una pezza. Troppo piccola.** Il governo italiano e Meloni hanno ragione, cosa che non ebbero in altre circostanze.** È giusto che ne approfittino, perché così funzionano la vita e la politica, ma non commettendo lo stesso errore dello sventurato, ovvero con l’occhio rivolto alla politica interna.

**[La Francia e l’Italia](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/francia-e-italia-basta-giocare-a-chi-e-piu-dotato/) hanno in comune interessi vitali.** Un pezzo di mondo italiano ripete che noi e i francesi abbiamo motivi storici di dissidio, se non antipatie popolari, magari tirando in ballo anche il calcio. Se è per quello, anche i *derby* italiani si giocano fra squadre contrapposte della stessa città e qui non solo siamo cittadini della stessa Ue, ma abbiamo pezzi preziosi di storia in comune. Quindi quella roba è solo polemicume.** Oggi abbiamo in comune l’interesse a negoziare passaggi decisivi del nuovo Patto di stabilità. Così come abbiamo comuni interessi in Libia.** Anzi, la Libia è un cattivo esempio di cosa succede quando prendiamo a far prevalere gli interessi che dividono: ci si rimette.

Ma restiamo al delicato tema dell’immigrazione, perché prima o dopo la razionalità dovrà pur prevalere: non esistono né esisteranno mai soluzioni nazionali a problemi continentali. E la pressione migratoria è continentale alla partenza e continentale all’arrivo. Se la si vive guardando il confine fra Francia e Italia si è deficienti. Su quel confine (come su altri interni) si ripercuote l’incapacità collettiva di affrontare il problema in chiave continentale.

**Gli accordi frontalieri fra Paesi Ue funzionano benissimo.** Lo stesso schema di Dublino funziona benissimo. Ma si riferiscono a situazioni completamente diverse: un canadese che arrivasse all’aeroporto di Roma o di Parigi o di Berlino e, per una ragione o l’altra, non avesse titolo e diritto d’entrare, deve essere fermato nel punto in cui è sbarcato e da lì reimbarcato e rispedito indietro. Usare questo schema per centinaia di migliaia di persone che arrivano neanche ponendosi il problema della legittimità è fuori dalla realtà. È solare, evidente e non è che ci si debba battere la testa all’infinito per rendersene conto. **Facciamo allora un pacco degli errori fin qui commessi e buttiamolo a mare, prendiamo quelli che devono dire le cretinate propagandistiche (come Darmanin) e mandiamoli in cortile a sfogarsi: quel che ci serve è giurisdizione europea.**

Lo dimostra anche la conclamata incostituzionalità dell’articolo 7 del “decreto Cutro”, dove nella sostanza il governo ha ragione (se c’è un’espulsione non possiamo discuterne i ricorsi per un paio d’anni), ma nella forma fa a pugni con la Costituzione. E capita perché si usa una giurisdizione per cittadini applicata a un problema di non cittadini. Siccome non possiamo averne una per gli sbarcati – giacché in quel momento stesso vale la legge italiana – dobbiamo disinnescare questa trappola, stabilendo che chiunque varchi un qualsiasi confine esterno dell’Ue diventa automaticamente oggetto di giurisdizione europea, considerando quindi extraterritoriale il luogo dov’è nel frattempo ospitato.

**Anziché mettersi a farsi le linguacce, si colga l’occasione per farne un tema Ue**: non per “porlo al centro” di non si sa mai che cosa, ma per discutere le concrete proposta e modalità d’avere veramente frontiere comuni. Che è poi il solo modo per salvare la preziosa conquista della libertà di movimento al loro interno.

Di* Davide Giacalone*
