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title: Continuità
description: Bisogna interrogarsi sulle conseguenze e il fall-out politico del conflitto Russia-Ucraina, anche nel nostro paese.
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date: 2022-03-04
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/continuita/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [guerra, politica, russia, Ucraina]
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# Continuità

![Continuità](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Politica-italiana.png)

Bisogna interrogarsi sulle conseguenze e il fall-out politico del conflitto Russia-Ucraina, anche nel nostro paese. Destinato a sconvolgere non solo le coscienze ma anche gli equilibri del pianeta.

Di fronte all’orrore prodotto dalla guerra non c’è altro sentimento che sostenere chi vive e combatte e solidarizzare con chi è aggredito: ogni diversa considerazione è sale sulle ferite. **Al tempo stesso è obbligatorio interrogarsi sulle conseguenze e il *****fall-out***** politico di un conflitto come quello che oppone Russia e Ucraina, destinato a sconvolgere non solo le coscienze ma gli equilibri stessi del pianeta.** Se è così, brutalmente possiamo dire che Putin ha risolto alla grande la campagna elettorale francese, inchiodando Emmanuel Macron all’Eliseo. Come pure ha rinsaldato a Downing Street un Boris Johnson con già in mano il decreto di sfratto e che invece ora naviga con il vento alle spalle, addirittura invocando l’intervento militare contro l’Armata rossa. L’onda d’urto putiniana blinda le *leadership* europee al comando dei rispettivi governi, perfino per Olaf Scholtz che ha potuto spezzare il tabù più tabù di tutti: il riarmo della Germania. **Nessuno nelle Cancellerie europee ha più l’incubo di cercare voti e consenso perché nessun cittadino occidentale può immaginare niente di peggiore che finire nel marasma dell’incertezza politico-istituzionale nel momento più buio da settant’anni a questa parte.**

**Bene: vale anche per l’Italia? La risposta è no.** Come spesso accade, da noi i problemi sono più aggrovigliati rispetto ai *partner* europei. Da noi, infatti, c’è una personalità che siede a Palazzo Chigi che gode di rispetto, prestigio, autorevolezza e considerazione come e più degli omologhi occidentali. Che non ha il problema di raggranellare consenso: sia perché già ce l’ha, visto che è in testa ai sondaggi in quanto a popolarità e adesione all’azione di governo; sia perché un lavoro è in grado di trovarselo da solo, come senza mezzi termini ha spiegato a chi voleva arruolarlo sotto questa o quella bandiera di partito.

Tuttavia nell’infinito paradosso politico italiano se tutto questo apparentemente rappresenta una forza, in realtà al tempo stesso determina una parallela debolezza. Il perché è semplice. **Se Mario Draghi deve restare dov’è – visto che non c’è un timoniere migliore di lui – vuol dire che le larghe intese devono proseguire anche nella prossima legislatura, assiepandosi concordemente attorno al medesimo *****commander in chief*. **

Facile a dirsi, oltremodo impervio a farsi. Per due ragioni. La prima è che la maggioranza attuale preferisce litigare (vedi riforma del fisco e sistema catastale) e minacciare crisi piuttosto che ragionare e coltivare lungimiranza. Col rischio che quel che accade adesso possa moltiplicarsi in campagna elettorale. E poi perché, quando si apriranno i seggi, tutto deve accadere tranne che i cittadini avvertano come inutile il loro voto perché il Palazzo ha già deciso la maggioranza e il presidente del Consiglio: in quel caso il pericolo è che l’astensione tocchi livelli emergenziali.

Il punto non è Draghi, che non si sottrarrà al suo dovere. **Il punto sono i partiti che devono spiegare ai loro elettori qual è la posta in gioco e come fare per non disperderla.** Non come un fatto compiuto bensì come una scelta la più adeguata per salvaguardare il Paese. Nata emergenziale e raffinata, fino a diventare strutturale per il tempo che serve. *Vaste programme*, avrebbe ammonito Charles De Gaulle.

di *Carlo Fusi*
