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title: Crisi di nervi
description: Il puzzle delle coalizioni dei partiti politici italiani. Per fare politica, però, serve pazienza e tanta voglia di costruire. È simbolo di una nemesi beffarda lo spadone social che si è abbattuto su Carlo Calenda, infilzandolo di critiche per il suo no all’alleanza con il Pd. Il leader di Azione us...
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date: 2022-08-10
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/crisi-di-nervi/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Crisi di nervi

![Crisi di nervi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-7-9.png)

Il puzzle delle coalizioni dei partiti politici italiani. Per fare politica, però, serve pazienza e tanta voglia di costruire.

È simbolo di una nemesi beffarda lo spadone *social* che si è abbattuto su[Carlo Calenda](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/gli-insopportabili-personalismi-e-laltra-italia/), infilzandolo di critiche per il suo no all’alleanza con il Pd.** Il *leader* di Azione usa Twitter come un bazooka: la reazione ritorsiva – qualcuno digitalmente avvertito parla di *shitstorm* – sul suo stesso terreno era scontata.** Come pure scontato è stato il coro di accuse che gli è piovuto addosso: da traditore a infido spregiudicato fino al caratterialmente instabile. **Rigurgiti pavloviani di una politica che non sa riflettere su sé stessa e che per definire possibili intese usa il *joystick* al posto dell’accortezza, quasi fosse immersa e compiaciuta nella virtualità di un videogioco**. Roba che potrebbe perfino strappare un sorriso di commiserazione se non fosse che di mezzo ci sono milioni di cittadini che aspettano di capire cosa ne sarà di loro e delle loro difficoltà una volta chiuse le urne.

**Forse è doveroso tentare una lettura un po’ più approfondita che superi il disarmante scambio di contumelie per capire quali dinamiche si siano smosse nel mancato accordo tra Azione e Nazareno.** Rifiutando allo stesso tempo gli schemi asfittici delle collocazioni geometriche: quello è un po’ più a destra, quell’altro a sinistra. O socio-imbonitrici: uno confindustrioso e pariolino, l’altro professorale e operaista (!). Insomma il primo fascista e il secondo comunista, con un salto all’indietro di mezzo secolo e più.

Lasciamo stare. Davvero qualcuno può aggrapparsi all’alibi di Calenda ciclotimico di indole e bulimico di sé oppure di Letta che sognava di fare il novello Prodi a capo di una novella Unione ed è rimasto al palo perché le fotocopie fanno sempre rimpiangere gli originali? No grazie, queste sono giustificazioni consolatorie: vanno bene per i *talk show*. La realtà è che l’uno e l’altro sono rimasti prigionieri di uno strabismo pernicioso, di un oplà carpiato che non a Prodi bensì a Silvio Berlusconi fa riferimento e che solo a lui è riuscito: con poca gloria e molto gusto di cenere.

**Solo Berlusconi, nel 1994 l’Uomo col Sole in tasca, è riuscito nel ghirigoro di due alleanze l’una contraria all’altra: al Nord con Bossi che parlava di porcilaia fascista e al Sud con Gianfranco Fini che con il Senatùr non voleva prenderci neanche un caffè.** Andò come andò, conosciamo la storia. Ma quel che risulta drammatico è la velleità di aver voluto riproporre trent’anni dopo un’acrobazia politica che la gente ormai conosce e ha imparato a rifiutare. Non va più di moda il *double face*: l’intesa che prova a mettere insieme su due piani distinti ciò che è inconciliabile, magari magicamente pensando che tutti facciano finta di niente. Coalizioni contraddittorie, che nascono per vincere e poi franano al primo frontale con la concretezza del governare, gli elettori non le vogliono più. Aggiungiamo: per fortuna.

**Ecco perciò l’errore di Enrico Letta, l’aver immaginato realizzabile un paradosso che invece di fare chiarezza avrebbe ancor più confuso gli elettori: con Calenda per eventualmente governare, con SI e Verdi per arginare le destre.** E con Di Maio per prosciugare il bacino di chi una volta era il fortissimo punto di riferimento eccetera e adesso viene degradato a irresponsabile avventurista. Calenda ha piroettato su sé stesso. Letta ha visto franare il pilastro della strategia politica del Pd – cioè l’intesa con il M5S – e ha provato a imbastire qualcosa per rendere meno catastrofica la sconfitta. **Ma la politica è paziente e faticosa costruzione.** Ingenuo pensare di sostituirla con qualche funambolismo di tipo elettoralistico. Se non è chiaro, glielo spiegheranno i maggiorenti Pd al congresso subito dopo il voto. E a Letta serviranno molto più di un paio d’occhi di tigre.

Di *Carlo Fusi*
