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title: Dal G7 di Capri, il racconto della seconda giornata
description: "Il racconto del secondo giorno di G7 a Capri, due i punti chiave: sostenere lo scudo difensivo dell’Ucraina e sanzionare l’Iran"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/G7-di-Capri.jpg
date: 2024-04-19
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/dal-g7-di-capri-il-racconto-della-seconda-giornata/
categories: [Politica]
tags: [hamas, Iran, israele, russia, Ucraina, viral]
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# Dal G7 di Capri, il racconto della seconda giornata

![G7 di Capri](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/G7-di-Capri.jpg)

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2024-04-13 23:11:40

2024-04-13 21:11:40

È iniziato l’attacco iraniano contro Israele: lanciati 50-70 (forse 80) droni cosiddetti kamikaze. Lo stato israeliano potrebbe abbatterli tutti

È iniziato l’attacco. La tanto annunciata ritorsione di Teheran per il bombardamento della pseudo sede diplomatica iraniana a Damasco, che ha ucciso 7 alti ufficiali della guardie iraniane della rivoluzione, ha preso forma in uno stormo di 50-70 (forse 80) droni cosiddetti kamikaze. Gli ordigni volanti stanno lentamente sorvolando il Kurdistan iracheno diretto verso i loro obiettivi dentro Israele, ancora ignoti.

Ci vorranno ancora ore perché arrivino a toccare lo spazio aereo israeliano e già gli F35 di Gerusalemme si sarebbero alzati in volo per sfrondare il nugolo di ali mortali. L’attacco era infatti stato già rilevato dai radar statunitensi due ore prima dell’annuncio ufficiale israeliano, ma era stato mantenuto il riserbo per evitare qualsiasi interferenza con le operazioni militari. Questo mentre i poliziotti facevano sgomberare per una giusta misura di sicurezza i manifestanti, riunitisi legittimamente e a migliaia per protestare contro il governo di Benjamin Netanyahu.

Difficile sapere cosa accadrà nelle prossime ore. L’attacco, massiccio ma lento e quindi facilmente intercettabile, sembra un classico gran gesto calcolato per generare meno reazione possibile. Israele potrebbe abbatterli tutti o la maggior parte e reagire con poco o nessun danno reale alle infrastrutture iraniane. Tuttavia non sappiamo se questo attacco non rappresenti una prima ondata, a cui si possono sempre aggiungere salve ben più temibili di missili intercontinentali e attacchi con aerei da guerra. D’altronde si tratta sempre di ‘giochi’ missilistici e, soprattutto, è un attacco diretto di uno Stato sovrano contro il suolo di un altro Stato sovrano. Anche chi è nella proverbiale “stanza dei bottoni” gronda di sudore ansioso, in questi casi. Di Camillo Bosco

Iran attacca Israele

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2024-04-14 09:29:44

2024-04-14 07:29:44

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2024-04-15 07:19:03

2024-04-15 05:19:03

Iran e Israele: una vendetta per l'operazione mirata di Damasco scontata ma culminata in una pessima figura per Ayatollah e dubbi sul vero motivo dell'attacco

Raramente si è assistito ad un’operazione militare in grande stile più annunciata o, se preferite, “telefonata“ di quella scatenata nella notte fra sabato e domenica dall’Iran contro Israele. Una vendetta per l’operazione mirata di Damasco, in cui è stato eliminato uno dei più alti comandanti dei Pasdaran iraniani, risoltasi in un clamorosissimo buco nell’acqua.Fermiamoci un attimo, perché il fallimento tecnico-militare degli iraniani appare così gigantesco e per certi aspetti imbarazzante da dover essere quantomeno analizzato per non fermarsi alla superficie. Se è unicamente ciò che è apparso all’alba di ieri, parliamo non solo di uno schiaffo in piena faccia al regime degli Ayatollah, ma di una figura così sconfortante da minare seriamente il prestigio di Teheran.In particolare, fra le varie organizzazioni terroristiche o para terroristiche a cui l’Iran garantisce sostegno finanziario e organizzativo in chiave anti israeliana e anti saudita.Posto che il nemico giurato di Israele non poteva essere così impreparato e sprovveduto da non sapere che un attacco di questo tipo sarebbe stato semplicemente cancellato, delle due l’una: o all’Iran serviva comunque un po’ di propaganda tutto sommato a basso costo (tranne quello materiale dello spreco di droni e missili andati a schiantarsi sull’Iron Dome israeliano) oppure si è voluto testare a fondo la capacità di Tel Aviv e dei suoi alleati di reagire, per prepararsi a future eventualità. Magari non ancora calendarizzate, ma pianificate.C’è anche una terza via: a Teheran sapevano che avrebbero quasi certamente ottenuto poco, ma concluso che l’inazione sarebbe stata persino peggiore agli occhi dell’opinione pubblica interna e dei tanti osservatori interessati della regione. Comunque sia, gli Ayatollah hanno fatto una pessima figura ed escono oggettivamente ridimensionati da un punto di vista militare, avendo concesso una vittoria tutto sommato facile al nemico di sempre.Quanto a quest’ultimo, gestirla sarà fondamentale: graduare la risposta ed evitare un’escalation - esattamente come chiesto in tempo zero dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden - potrebbe significare vincere clamorosamente questa mano.Per le caratteristiche politiche e psicologiche di Netanyahu e di almeno parte del suo governo, è tutt’altro che scontato. Comunque sia a Israele - dopo aver ridicolizzato droni e missili iraniani - converrebbe più di ogni altra cosa tenere a freno missili e bombardieri. Almeno per ora.

di Fulvio Giuliani

Iran e Israele dopo il flop e la grande paura

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2024-04-15 16:42:39

2024-04-15 14:42:39

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2024-03-29 11:35:27

2024-03-29 10:35:27

I nostri inviati Giorgio Provinciali e Alla Perdei ci mostrano il confine tra il mondo civile e le barbarie dei tagliagole russi, visibile dal punto più alto di Zaporizhzhia

Zaporizhzhia – Secondo le tesi rasciste, quello da cui scriviamo sarebbe il capoluogo d’una delle quattro oblast’ dell’Ucraina che sarebbero state “salvate” dai russi, annettendole. Assunto largamente ripreso da quelle sedicenti “associazioni culturali” che in questi giorni stanno promuovendo in tour per le città italiane deliranti eventi propagandistici russi per intaccare l’opinione pubblica con fantasiose narrazioni che non hanno nulla a che spartire con la realtà. Come fatto nei luoghi martoriati del Donbas, al nostro ingresso in città decidiamo di registrare tutto, perché un giorno qualcuno potrebbe dire che ciò che state per leggere è frutto della nostra immaginazione. «Запоріжжя це Україна» (Zaporizhzhia è Ucraina). Scritto a caratteri cubitali gialli e azzurri lungo il perimetro di un’enorme rotatoria posta in entrata verso il centro abitato, questo messaggio prelude a un tripudio d’ucrainità: ogni fermata dell’autobus è un’opera d’arte dipinta a mano riprendendo elementi folkloristici tipicamente ucraini e tutti i guardavia di metallo lungo le strade principali presentano ogni metro il simbolo del Trizub (il tridente ucraino). Percorrendo Nezalezhnyj Ukrainy Street (grande arteria centrale dedicata all’indipendenza dell’Ucraina) e Sobornyj Avenue si assiste a un trionfo di striscioni e bandiere giallazzurre, tanto da somigliare alle gradinate d’uno stadio prima d’un grande evento calcistico. «Україна Переможи!» (l’Ucraina vincerà!), «Слава Україні!» (onore all’Ucraina), «Героям слава» (onore agli Eroi!) e decine d’esortazioni a resistere accompagnano metro dopo metro verso il palazzo comunale, che è illuminato in tutta la sua imponenza di giallo e azzurro tanto da rischiarare tutti gli elementi architettonici circostanti. Poco oltre, verso la via più frequentata e ricca di negozi un enorme arco illuminato degli stessi colori copre in tutta la sua interezza un’area pedonale larga almeno sessanta metri ricordando a chiare lettere che «Zaporizhzhia è la culla della statualità ucraina».

Alcune facciate dei palazzi sono annerite dai colpi sparati dai russi e non di rado capita d’imbattersi in cumuli di macerie o infrastrutture danneggiate. Fra queste, sul lungofiume che segue il corso del Dnipro, notiamo un enorme hotel completamente distrutto. Avvicinandoci, il custode spiega d’essere uno dei sopravvissuti a quella tragedia. Nelle ore che precedettero l’occupazione russa della centrale nucleare d’Enerhodar centinaia di civili cercarono riparo in quel luogo dalla furia omicida russa, rimanendo poi intrappolati sotto le macerie.

Per delineare visivamente il confine tra il mondo civile descritto sopra e la barbarie dei tagliagole che presidiano tuttora i territori occupati siamo saliti sull’edificio più alto della città per effettuare alcune riprese, al seguito d’uno degl’ingegneri che progettarono quella mastodontica struttura. LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI "CRONACHE DI GUERRA" GUARDA TUTTI I VIDEO "REPORTAGE DALL'UCRAINA"

Mostrandoci il bacino idrico ormai in larga parte prosciugato a seguito dell’attacco terroristico russo che provocò il collasso della diga di Nova Kakhovka e l’esondazione del Dnipro, Serhii racconta d’essersi arruolato a difesa di Mariupol’: «fui sergente capo del plotone d’artiglieria missilistica antiaerea 107 Bat. 107 Brigata TRo Mariupol’, quando gli orchi assediarono la nostra città. Torneremo a liberarla, puoi giurarci». Da quella posizione privilegiata notiamo sventolare sul tetto d’ogni palazzo di Zaporizhzhia una bandiera giallazzura o una rossonera. La strada che conduce verso i territori liberati nella seconda controffensiva è sovrastata da striscioni degli stessi colori. La percorriamo, finché all’ingresso di Orikhiv, un grande vessillo ucraino ci ricorda che «Токмак це Україна» (Tokmak è Ucraina). Non riusciamo a fotografarlo senza includere il brillamento di un’esplosione sullo sfondo. Di Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Terra Ucraina

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2024-03-29 19:39:33

2024-03-29 18:39:33

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