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title: Depositare
description: Quel che produce più guasti è l’irresponsabilità, in modo particolare per chi è chiamato a valutare e giudicare le responsabilità altrui
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date: 2024-01-04
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, giustizia, politica]
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# Depositare

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Quel che produce più guasti è l’irresponsabilità, in modo particolare per chi è chiamato a valutare e giudicare le responsabilità altrui

**Deporre le armi e depositare le sentenze**. Togliere le prime dalle mani e dalle bocche di chi straparla, senza avere idea alcuna del diritto e dei diritti. Puntare alle seconde, per ragionare su come rimediare alla malagiustizia.

**Quel che produce più guasti è l’irresponsabilità. Vale in qualsiasi attività e settore, perché chi non è responsabile di quel che fa e di come lo fa è anche portato alla sciatteria**. Ma vale in modo particolare quando l’irresponsabile è chi è chiamato a valutare e giudicare le responsabilità altrui. **Due casi, in queste ore, sono fatti apposta per rinfocolare le polemiche.**

La Corte costituzionale stabilisce che una intercettazione (relativa al Presidente della Repubblica, all’epoca dei fatti **Giorgio Napolitano**) **non si sarebbe dovuta fare e dispone la distruzione del materiale raccolto**. Ora **Antonio Ingroia**, ovvero l’autore di quel che è stato bocciato,** se ne esce rilasciando dichiarazioni in cui richiama quel che in quelle intercettazioni sarebbe stato ascoltato, senza che sia possibile controllare la veridicità delle sue parole**. Non è accettabile.

Che la Corte dei Conti abbia una sua utilità è da dimostrarsi, ma che un suo consigliere possa esprimersi sui conti pubblici e sulla legge di bilancio – usando un linguaggio da bettola –** non è accettabile**. Dice lui, Marcello Degni: **non è messa in dubbio la mia imparzialità. Lo è eccome.** **E chiede: un magistrato non può forse esprimere le proprie opinioni? No**. Non su quel che è di competenza della giustizia, per la stessa ragione per cui un arbitro non può mescolarsi alla tifoseria, anche se arbitra un’altra partita.

**Se queste cose succedono non è solo perché dilaga l’irresponsabilità, ma anche perché scema la cultura**. Il non ponderare, il non comprendere l’enormità di tali condotte, è un derivato di formazioni culturali senza spirito critico, senza riflessione, senza sofferenza interiore. **Che vive nell’assuefazione e nel diffondersi dell’ignoranza. Prendiamo un singolo aspetto del tema giustizia. Sarà utile a capire.**

Pochi giorni fa s’è diffusa la notizia di un processo penale conclusosi dopo 20 anni, di cui 3 necessari per il deposito delle motivazioni della sentenza, in un grado di giudizio. **Non ha destato scalpore, non è una così clamorosa eccezione, ce ne siamo già dimenticati. Eppure è abominevole.**

La nostra Costituzione – articolo 111 – stabilisce che «**Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati**». Non in tutti i sistemi è così, ma da noi si chiede la modifica o cancellazione di una sentenza dopo averne letto le motivazioni. Il Codice di procedura penale – articolo 544 – prevede che, una volta stabilito il dispositivo (ovvero la parte della sentenza che si legge in Aula, colpevole o innocente) **«subito dopo è redatta una concisa esposizione dei motivi di fatto e diritto su cui la sentenza è fondata»**. Il che è anche logico, visto che per arrivare al dispositivo il giudice o il collegio giudicante hanno prima stabilito perché e in base a quali norme. Ma, avverte il secondo comma: «Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi (…) vi si provvede non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia».** Che sarebbe già un’eccezione**. Il terzo comma la amplia e, per pochi casi particolarmente complessi, **stabilisce che le motivazioni arrivino entro 90 giorni**. È stato aggiunto un *bis*: **se le motivazioni sono più di una si depositano prima quelle dei detenuti e, per gli altri, il termine massimo è 180 giorni. Dove sono i 3 anni?**

**La realtà è che quasi mai questi termini sono rispettati, ma nessuno mai ne risponde**. Ovvero: la legge vale zero. Più o meno quel che pensano i delinquenti. **Un condannato in primo grado resta in quella condizione per anni, anche se la sentenza sarà cancellata in quelli a venire. Roba incivile**.

Possiamo anche passare i prossimi lustri a occuparci di chi straparla, ma se di una tale enormità neanche si parla il problema non è delle toghe, **ma di una collettività che affonda**. **Inutilmente vociante.**

di *Davide Giacalone*

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