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title: Di quale fascismo parliamo? Si dovrebbe chiederlo e chiederselo
description: C’è un abbaglio politico che impedisce sia a destra che a sinistra di rapportarsi correttamente col fascismo.
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date: 2024-05-16
author: Pino Casamassima
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Di quale fascismo parliamo? Si dovrebbe chiederlo e chiederselo

![Fascismo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Fascismo.jpg)

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2022-10-26 18:00:11

2022-10-26 16:00:11

Ora che si è insediato il governo Meloni, la sinistra grida al fascismo per quelle stesse battaglie che fino a ieri diceva di portare avanti.

In tv ho sentito una collega chiedere al presidente della Coldiretti: «In merito alla sovranità alimentare del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida sarà proibito mangiare kebab o couscous?». Prandini, con signorile distacco, ha spiegato quel che qualsiasi persona con un minimo di raziocinio sa: «Dobbiamo difendere la filiera produttiva italiana». Che tradotto vuol dire che al parmisan tedesco dobbiamo contrapporre e difendere l’esportazione, oltre che la produzione, dell’unico vero Parmigiano: quello Reggiano.

A sinistra, dopo averci fatto una testa così per anni sulla qualità italiana, sulle denominazioni di origine garantita e su protocolli vari, adesso pur di dire stupidaggini sul rinascente pericolo fascista sentono l’impellente desiderio di mangiare sushi e altro cibo. E ci mancherebbe altro! Mangiamo quel che ci pare, a meno di restrizioni dovute a patologie. Adoro il cannolo siciliano e il babà napoletano, ma da diabetico più che il fascismo temo l’iperglicemia fatale.

Allarme fascismo anche sulla natalità! Ma come, l’Istat (non il Minculpop) ci relaziona ogni anno sul drammatico calo delle nascite in Italia e ora che c’è qualcuno che dovrebbe istituzionalmente pensare al da farsi gridano ai quattro venti che anche quel Ministero puzza di passato, di fascismo di ritorno.

Giovani. Magari possiamo ipotizzare qualche provvedimento per migliorare la qualità della loro crescita, anche attraverso lo sport o altre iniziative. Eh no, mica vogliamo tornare ai sabati fascisti dei balilla? Meglio un sano aperitivo superalcolico e una canna, così possono darci dentro con la movida. Attenti solo a non correre poi in automobile combinando fatali disastri, peraltro distruggendo l’auto di mamma e/o di papà.

Parlare di merito? Fino a ieri un mantra: occorre introdurre nelle nostre scuole e università il criterio meritocratico. “Fascistissimo” adesso che il sostantivo è stato messo lì, al Ministero della cosiddetta Istruzione. Vuoi vedere che tornano, questi despoti, a romperci le scatole con il congiuntivo e il gerundio?

Una cara collega di tanti anni fa ha scritto sul suo profilo social che questo è un governo di mezzecalzette. Li aspetterei al varco prima di dare giudizi apodittici. E intanto ripasserei i nomi di chi li ha preceduti, soprattutto nei primi due governi della precedente legislatura. Di Churchill e Kissinger non ne ricordo. Evito alcuni nomi per carità di patria e umana pietà.

 

Di Andrea Pamparana

I professionisti dell'antifascismo

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2022-10-26 11:34:46

2022-10-26 09:34:46

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48630

2024-04-27 11:42:43

2024-04-27 09:42:43

In un'intervista a La Stampa destinata a far discutere il generale. Il generale: "Per i disabili classi separate"

"Mussolini è uno statista come lo sono stati anche Cavour, Stalin e tutti gli uomini che hanno occupato posizioni di Stato: è la prima definizione di statista' sul dizionario". Così il generale Roberto Vannacci intervistato da 'La Stampa'. 

"Trovo" che l’antifascismo "non abbia alcun senso. A me non piace essere ‘anti’. E poi il fascismo è finito quasi cento anni fa. Lei è antinapoleonico?", chiede. I valori della Resistenza, aggiunge, “sono tutti valori che sono garantiti dalla Costituzione e io la Costituzione l'ho difesa sui campi di battaglia di mezzo mondo, tra colpi di mortaio e proiettili, rischiando la mia vita. Sarebbe una buona prova per tutti”. 

Sul fronte Lega, “non c'è bisogno di porgere ramoscelli d'ulivo, perché io non ho mai sollevato alcun problema. Se qualcuno si è espresso negativamente nei miei confronti, lo capisco, fa parte di una fase, ma quando si tratterà di lavorare insieme spero si chiudano gli armadi del passato e si guardi al futuro", dice a proposito delle critiche emerse all’interno della Lega per la sua candidatura alle Europee. 

Sul fronte sicurezza, spiega ancora, “le forze di Polizia sono chiamate a intervenire per far rispettare le regole. Se qualcuno vuole infrangerle, si mette nelle condizioni di essere manganellato”.

Per quanto riguarda l'aborto, “si devono trovare tutte le soluzioni alternative che possano spingere e convincere la donna a non abortire. Fermo restando che la scelta resta in mano alla donna”, sottolinea quindi il generale, aggiungendo di essere favorevole alla presenza dei pro-vita nei consultori perché “va offerta qualunque alternativa all'aborto”. 

E sulla scuola qual è il pensiero del candidato? “Sono un fautore delle scuole pubbliche, ma vorrei fossero più severe. Oggi si appiattisce verso il basso il livello di tutti gli studenti, anche di quelli più bravi. E invece la scuola dovrebbe essere come lo sport, dove si mettono insieme le persone con prestazioni simili”.

“Credo - spiega - che delle classi con ‘caratteristiche separate’ aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare. Non è discriminatorio. Per gli studenti con delle problematiche mi affido agli specialisti. Non sono specializzato in disabilità. Un disabile, però, non lo metterei di certo a correre con uno che fa il record dei cento metri. Gli puoi far fare una lezione insieme, per spirito di appartenenza, ma poi ha bisogno di un aiuto specifico. La stessa cosa vale per la scuola”.

“Chi ha un grave ritardo di apprendimento si sente più o meno discriminato in una classe dove tutti capiscono al volo? Non sono esperto di disabilità, ma sono convito - conclude Vannacci - che la scuola debba essere dura e selettiva, perché così sarà poi la vita. O almeno, così è stata la mia vita”.

di Ruggero Fontana

Vannacci: "Mussolini uno statista. Antifascismo? Non ha senso"

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2024-04-27 18:04:48

2024-04-27 16:04:48

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10438

2022-10-28 11:00:41

2022-10-28 09:00:41

L'Italia è cambiata ma il fascismo è storia ancora marcia. Nel senso di marcita. Ancora da digerire.

Il ricorrere del centenario della Marcia su Roma, all’indomani dell’insediarsi di un governo di destra, può indurre alla peggiore tentazione: parlare di ieri per farlo pesare oggi. Invece si deve parlarne guardando al futuro. Frugando nella nostra storia per agguantarne la parte viscida e ripugnante, che non ha cessato d’essere presente. Quindi liquidiamo subito il presente, per poi passare a quel che conta: il permanente.

Sostenni, come altri, che l’eventuale vittoria elettorale della destra non sarebbe stato il preludio ad alcun regime. Destra e sinistra si sono reciprocamente rimproverate, per lustri, di volerne costruire uno, dimostrando solo di non avere altri argomenti da spendere. Dopo l’esito elettorale, il 16 di ottobre – giorno in cui, nel 1943, gli italiani ebrei furono rastrellati a Roma e inviati alla morte, sorte che subirono tanti altri, tutti traditi come nostri concittadini e non pochi di loro traditi anche come fascisti – l’onorevole Meloni disse due cose: a. quella vergogna non si cancellerà mai; b. la sua matrice era nazifascista. Nel discorso parlamentare per la fiducia, il 24 dello stesso mese, aggiunse di non avere mai avuto alcuna simpatia per le dittature, fascismo compreso. Magari poteva dirlo prima. Si può non condividere una parola di quel che dice e non una cosa di quelle che farà, ma su quel delicato fronte considero chiusa la partita che la riguarda. Ma non lo è per l’Italia e non lo è per il tempo successivo al regime fascista, che svergognò e distrusse la Patria.

Non lo è perché aveva capito tutto un giovane, che oggi considereremmo quasi un ragazzino, uno che ebbe il coraggio di opporsi e che fu massacrato dai picchiatori fascisti, causandone la morte: Piero Gobetti. Vide che il fascismo era «l’autobiografia della Nazione». E una biografia non si cambia, come non si cambia la storia. L’Italia è cambiata, siamo molto più ricchi, viviamo bene come mai si visse, in salute e longevità come mai prima, ma anche il non saperlo riconoscere è segno che il Dna non è cambiato.

Il fascismo fu violenza anche prima di divenire regime, fu violenza prima della Marcia su Roma, fu violenza e omicidi anche prima dell’assassinio di Giacomo Matteotti (che non fu eliminato perché oppositore, ma perché aveva le carte che dimostravano la corruzione di Mussolini, dalle cui tasche non caddero soldi, quando morì, sol perché li aveva messi altrove). Ma, a parte le varie e caleidoscopiche origini, il fascismo non fu solo violenza. Non con quella conquistò un consenso vastissimo, di cui la nostra biografia resta colpevole. Fu dell’altro.

Dobbiamo a Carlo Emilio Gadda una descrizione, contemporanea, che lo rende italico nel suo sudiciume morale. Descrisse Mussolini, allora acclamato quale “duce” secondo i grotteschi dettami dannunziani, quale «Priapo Maccherone Maramaldo» e anche «Gran Somaro Nocchiero». Un demagogo somaro e maramaldo. I suoi accoliti entusiasti non erano patrioti ma «li associati a delinquere cui per più d’un ventennio è venuto fatto di poter taglieggiare a lor posta e coprir d’onte e stuprare l’Italia, e precipitarla finalmente in ruina». Li vide nella loro crassa miseria immaginando il funerale di un loro camerata ove, dopo avere urlato «Presente!», neanche finito il rito «che già e’ siedevano a tavola, co’ i’ grifo sui maccheroni. Da imbrodolarsi il grugno di tutte salse».

L’Italia invidiosa e rancorosa, sedotta per potere tradire, vile con chi può aggredire senza doverne avere il coraggio, rabbiosa con chi sa perché pregna d’ignoranza. Quella roba c’è ancora. Assieme all’altra, certo. Ma c’è.

Non ci sono ex gerarchi fra i viventi e, del resto, la Costituzione ne stabilì l’esclusione dalla vita politica per cinque anni. Scaduti nel 1953. Ma ci sono quelli che tengono il testone del Priapo Maccherone Maramaldo, allevati nel culto del falso e, quindi, dell’avversità alla libertà e alla democrazia. La loro colpa – che c’è ed è grande – non è connivenza con il regime, che non vissero, ma con la sua tarocca apologia, che perpetuarono. E facendolo aizzarono una manica d’assassini neri che se la videro con gli assassini rossi, parimenti allucinati, parimenti nemici della democrazia, parimenti avversi alle democrazie occidentali. E questa è storia ancora marcia. Nel senso di marcita. Ancora da digerire, perché i presenti in quella crebbero.

Di Davide Giacalone

Il fascismo e l'Italia cambiata

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2022-10-28 09:22:13

2022-10-28 07:22:13

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