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Fascismo

Di quale fascismo parliamo? Si dovrebbe chiederlo e chiederselo

Alla vigilia di una consultazione elettorale europea c’è un abbaglio politico che impedisce sia a destra che a sinistra di rapportarsi correttamente col fascismo

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Di quale fascismo parliamo? Si dovrebbe chiederlo e chiederselo

Alla vigilia di una consultazione elettorale europea c’è un abbaglio politico che impedisce sia a destra che a sinistra di rapportarsi correttamente col fascismo

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Di quale fascismo parliamo? Si dovrebbe chiederlo e chiederselo

Alla vigilia di una consultazione elettorale europea c’è un abbaglio politico che impedisce sia a destra che a sinistra di rapportarsi correttamente col fascismo

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Alla vigilia di una consultazione elettorale europea c’è un abbaglio politico che impedisce sia a destra che a sinistra di rapportarsi correttamente col fascismo

Alla vigilia di una consultazione elettorale europea c’è un abbaglio politico che impedisce sia a destra che a sinistra di rapportarsi correttamente col fascismo. A quale fascismo si riferiscono per esempio quelli che da destra – pur occupando ruoli istituzionali – non rinunciano a esibire con orgoglio chincaglieria fascista e saluto romano? A quello sansepolcrista? O a quello del regime? Oppure ancora a quello repubblichino? O magari a quello neofascista di Parco dei Principi? Nessuno di loro – anche quelli che prendono le distanze dall’estetica fascista del «Presente!» (a Roma per Acca Larenzia, a Milano per Sergio Ramelli) – riesce a dirsi antifascista. Perfino ministri: «E lei è anticomunista?» ribattono. Molto avvilente.

Per contro, a sinistra ci si smarrisce nella buia notte fascista in cui tutte le vacche paiono nere, anche se si è lontani dall’invettiva di ‘fascista’ verso tutti quelli che non sono comunisti, come avveniva in anni talebani. In una recente trasmissione tv, rispondendo ad Ascanio Celestini, Massimo Magliaro ha risposto: «Sono fascista e allora?». Ecco, ci sarebbe da chiedere all’ex vicedirettore del Tg1 (e attuale presidente della Fondazione Almirante) a quale fascismo si senta di appartenere: a quello di Almirante della Rsi o a quello dello stesso Almirante in doppiopetto? Il fascismo è una never-ending story. Oltre ai diversi fascismi suddetti, ci fu perfino il nazi-maoismo. Franco Freda: «La formula paradossale del nazi-maoismo permette di scindere i suoi elementi costitutivi, perché i comunisti mirano a rilevare l’aspetto ‘nazi’ per terrorizzare i compagni e i neofascisti del Msi mirano a evidenziare gli aspetti ‘maoisti’ per impaurire i camerati». Tesi che ingenerarono non poche confusioni e attrazioni.

Marco De Amici – giovane neonazista finito nel tritacarne della strage di Brescia uscendone indenne – commentò così sul suo diario la morte del ‘camerata’ Silvio Ferrari, saltato per aria per l’esplosivo che trasportava sulla sua Vespa dieci giorni prima della strage: «Vissuto da Ss, morto da Ss. Onore!». Li conoscevo entrambi. Erano attratti da un malinteso senso dell’eroismo e dal desiderio di smarcarsi da una cultura dominante. Alla fine della ‘stagione dell’odio’ (fra terrorismo fascista e terrorismo comunista), arrivano le tesi di Fisichella «per una nuova destra moderna» che Fini fa proprie varando Alleanza Nazionale. La fiamma del Msi resta però accesa, per evitare un trauma (anche elettorale). Fiamma tuttora ardente nel simbolo di Fratelli d’Italia, la cui nascita fu salutata con soddisfazione da chi non aveva mai ingoiato l’amaro calice di Fiuggi.

In occasione delle celebrazioni per la Liberazione dell’Europa dal nazifascismo, il 25 aprile 1995 Umberto Eco tenne alla Columba University una lectio sull’Ur-fascismo, poi diventata pubblicazione col titolo “Il fascismo eterno”: «Il fascismo, che è precedente alla dittatura fascista e successivo a essa, mantiene sempre le stesse caratteristiche culturali, rintracciabili nell’autoritarismo, la xenofobia, il razzismo, il sessismo». Prerogative che hanno sostanziato i diversi fascismi del Novecento.

Alla vigilia di elezioni europee in cui il tema del fascismo è prepotentemente risalito alla ribalta a livello internazionale, le distinzioni culturali e politiche sono quanto mai necessarie. Accomunare il regime di Orbán al sistema politico italiano è una sciocchezza. Così come voler rintracciare nell’azione del governo Meloni prerogative del regime fascista. Nella confusione regnante, fascismo e nazismo sono spesso sovrapposti e accomunati nella parola “nazifascista”. Termine nato con la Repubblica sociale italiana, servito poi per mantenere attuale un abito che univa la stoffa del fascismo ai disegni del nazismo. Ne furono convinti alcuni chierici di Evola e molti chierichetti devoti della chiesa stragista. Proprio in quella Germania dove, col nome di nazismo, si produsse la variante più devastante del fascismo e il maggiore autodafé nel Dopoguerra, stando all’ultimo Superpoll di “Euronews” di aprile secondo cui AfD sarebbe al secondo posto nei sondaggi per le elezioni europee. Inquietano le derive possibili, come l’aggressione ai danni di Matthias Ecke (Spd) a Dresda.

Di Pino Casamassima

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