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title: Divisioni e difesa
description: Se si vogliono avere più divisioni armate di difesa si devono avere meno divisioni politiche europee e qualche visione realistica del futuro
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date: 2024-12-11
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [esteri, Italia, politica, UE]
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# Divisioni e difesa

![difesa-europea](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/difesa-europea-1024x639.jpg)

Se si vogliono avere più divisioni armate di difesa si devono avere meno divisioni politiche europee e qualche visione realistica del futuro

**La guerra che Putin ha scatenato in Ucraina è al nostro confine europeo di terra. Quel che accade in Siria è al nostro confine di mare**. In entrambi i quadranti Putin è il perdente, in varia compagnia, ma non per questo i conflitti si placano. In Ucraina non può soltanto prendere atto di avere massacrato una generazione per nulla e nel Mediterraneo la perdita del controllo delle basi navali e aeree in Siria spingerà a spostarle altrove.** E se Israele si appropria del Golan e di un pezzo di Siria i focolai di guerra mediterranea si spargeranno e aumenteranno**.

In tutti i casi abbiamo bisogno di investire molto di più in difesa e in questa partita **il ministro Crosetto non deve essere lasciato solo**. Né basta spendere di più, perché si deve spendere meglio e non si può che farlo lavorando alla difesa europea. **Se si vogliono avere più divisioni armate difensive si devono avere meno divisioni politiche europee e qualche visione realistica del futuro.**

L’osservazione fatta da Mario Draghi è ineccepibile: l’asse franco-tedesco che ha guidato l’Unione europea si è indebolito, ma non ci sono altri a sostituirlo. La Francia un governo se lo darà. La Germania voterà a febbraio. **Chi oggi si trova al governo – Crosetto compreso – è cresciuto polemizzando contro quel che oggi sa essere conveniente consolidare**. Questa contraddizione non deve essere nascosta, ma affrontata. E se deve farlo chi governa è bene lo faccia anche chi si oppone, perché gli interessi di un Paese non cambiano a seconda di chi riesce a incollare più cocci elettorali incompatibili.

**Cercando di mettere in coerenza l’incoerenza, fra quel che si sostenne in passato e quel che si è chiamati a fare nel presente, il governo italiano reitera la richiesta che le spese per la difesa non siano contabilizzate nel patto di stabilità**. Vale a dire la possibilità di fare più debito nazionale. È la via sbagliata e quella eventuale non contabilizzazione non soltanto non diminuirebbe il rischio comportato da un debito eccessivo, ma potrebbe aumentarlo. **La via corretta è quella di fare debito comune per un interesse comune, perché ciò permetterebbe di ottenere tre risultati importanti**: a. integrare la difesa e, quindi, uniformare le politiche estere; b. fare di quella spesa non una sottrazione di ricchezza per altri impieghi, ma un volano per la creazione di ricchezza; c. accrescere la sicurezza economica nel mentre si accresce quella difensiva.

**Debiti comuni già esistono, con i loro relativi titoli.** Fra l’altro noi ne siamo i principali beneficiari. Non di meno i Paesi meno indebitati – denominati “frugali” e nella realtà meno spendaroli e più responsabili – **sono riottosi a garantire debito collettivo che altri possono garantire meno. Posizione negativa e da superare, epperò comprensibile**. **La leva per far saltare questa contrarietà consiste nell’evidenza di un interesse comune.** Per dirne una, **Germania e Paesi Bassi non potranno certo difendersi da soli né da soli alimentare un’industria della difesa all’altezza dei bisogni**.

Ma quella leva ha bisogno d’essere azionata da mani che abbiano credibilità, pertanto è fuori dalle cose reali che si chieda di potere disporre di debito comune nel mentre si rivendica un sovranismo dell’impotenza. E se si fa appello agli interessi comuni non è che si possa valorizzarli quando si parla di difesa e disprezzarli se si parla di mercato unico bancario, se non altro perché il primo difende il secondo e il secondo alimenta il primo.

**Il governo Meloni, sebbene con il fastidioso controcanto leghista, ha una inequivocabile collocazione occidentale** – saldamente a difesa dell’Ucraina – e ha compiuto la scelta europeista anche nel voto favorevole alla nuova Commissione europea. Nel Mediterraneo il problema non sono i barconi di disperati, ma la disperazione di uno squilibrio che non puoi esternalizzare in Albania. Un ruolo importante si può giocarlo, ma non tenendo il piede in due ciabatte e continuando a ripetere la litania dell’Ue impotente. **Non è soltanto falso, è nocivo.**

di *Davide Giacalone*
