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title: "Dopo Draghi: quello che non c&#8217;è"
description: Per il dopo Draghi le forze di maggioranza hanno perso identità. E la sola cosa di cui dovrebbero occuparsi sono gli assetti istituzionali.
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date: 2022-07-01
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/dopo-draghi-quello-che-non-ce/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Dopo Draghi: quello che non c&#8217;è

![Dopo draghi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Evidenza-sito-10.jpg)

Mentre il governo Draghi procede compatto, le forze di maggioranza hanno perso identità. E la sola cosa di cui i partiti dovrebbero occuparsi, in questo scenario, sono gli assetti istituzionali.

**Il governo Draghi non è nato da un accordo fra i partiti** che ne compongono la maggioranza, **ma dalla loro incapacità di fare un accordo per trovarne una alternativa**. È nato** dall’incapacità politica**, che aveva già provato le versioni più ardite del trasformismo. **Ed è nato con due obiettivi**: a. raddrizzare la campagna di vaccinazioni; b. predisporre e attuare quanto necessario per la progressiva riscossione dei fondi europei. **Su entrambi questi fronti il governo ha raccolto conferme e successi**. Tutto si può sempre fare meglio, ma fino a quel punto era stato fatto largamente peggio.

**La guerra l’ha imposta un atto criminale di Putin**, ma anche su quello** il governo ha tenuto la barra dritta**, riproducendo la tradizionale politica atlantista ed europeista dell’Italia. Con una significativa novità: non si è trattato di un approccio rituale, **ma convinto e coinvolto**. In ogni caso, anche su questo, la risoluzione di marzo, poi confermata, ha verificato la convergenza parlamentare della maggioranza, semmai allargandone i confini a Fratelli d’Italia. **Dunque, qual è il problema?**

**È che mentre il governo procede compatto**, **le forze della sua maggioranza hanno perso identità**. Non c’è una crisi del governo, **semmai della sua maggioranza**. Il professor Conte che lamenta Draghi parli anche con Grillo (forse più di quanto a lui non riesca di fare) **è un personaggio della commedia umana.** Ma non è che **Forza Italia alleata di Salvini,** nel mentre la Lega si riposiziona superando il salvinismo, oppure il **Partito democratico**, costretto a utilizzare un vocabolario bucolico, misurando in acri i propri spazi politici, **siano messi poi così meglio**. Diciamo che gli sbandamenti sono così vistosi che chi sta fermo e tace sembra quasi avere una linea e delle idee.

Tutte** queste forze politiche**, a dispetto dei partitanti, talora rozzi, che le abitano, **dovrebbero concentrare l’attenzione su tre cose:** a. mano a mano che il tempo passa e il **Pnrr prende forma attuata**, gli spazi di autonomia futura diminuiscono: **chi governerà nella seconda metà del 2023 dovrà fare quel che si è impostato un anno o due prima**; b.** anche nel campo delle nomine il governo** – dove siedono ministri di tutti i partiti della maggioranza, mica è un gabinetto privato di due o tre – **sta procedendo mettendo in sicurezza il futuro immediato** o, se preferite, ipotecandolo e se per ipotesi il governatore della Banca d’Italia dovesse dimettersi prima di ottobre, **non potendo più essere confermato dopo dodici anni**, la cosa diventerà sempre più evidente; c. **la sola cosa di cui i partiti dovrebbero occuparsi, in questo scenario, sono gli assetti istituzionali**. Peccato che la sola materia su cui la loro competenza è esclusiva sia anche quella che dicono apertamente di snobbare, affermando che “la gente pensa ad altro”. **Sarà, ma forse perché suppone che ci stiate pensando voi.** O, più semplicemente, perché è falso, dato che anche le decisioni economiche o di ordine pubblico discendono da un sistema istituzionale funzionante, altrimenti non vengono prese o restano parole inutili.

**Se a questa materia non mettono mano** – perdendo l’occasione di poterlo fare in una logica e atmosfera costituenti (con netti limiti di modello ma senza limiti di schieramento) – **è perché hanno paura**. **Temono che non appena di questo si prenda a parlare emerga immediatamente che all’interno di ciascuna forza convive un’accozzaglia di identità diverse, incapace di farne una collettiva**. Se non per negazione: vota “noi” per fermare “loro”.

Stanno assieme al governo, condividono (deglutendo storto) le scelte internazionali, impegnano le azioni dei governi futuri, assistono alle nomine che prefigurano gli assetti di potere e sanno solo dire: vota “noi” per fermare “loro”.

Qualcuno pensa che il problema sia predisporre, per le prossime elezioni, il “partito di Draghi”. **Non accadrà, anche se diversi proveranno a presentarsi tali**. Il vero partito di Draghi non è una lista ma la politica, fatta di idealità, competenze e proposte. **Fossero tutti così la scena sarebbe interessante. Fossero.**

di *Davide Giacalone*
