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title: Doppia rabbia
description: "Una presenza fantasmatica si aggira per i palazzi della politica: la rabbia, sociale e individuale."
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date: 2023-08-09
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# Doppia rabbia

![Conte e Fassino](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/08/Evidenza-sito-32-10.png)

Una presenza fantasmatica si aggira per i palazzi della politica: la rabbia, sociale e individuale

Dire uno spettro è troppo impegnativo, soprattutto storicamente. Diciamo allora che una presenza fantasmatica si aggira per i palazzi della politica: la rabbia, sociale e individuale. La prima è evocata da chi non ha deciso se esorcizzarla o assumerla come la madre di tutte le armi da usare contro gli avversari.** Il campione di questa ‘postura’ è Giuseppe Conte.** La cancellazione – ma con le dovute, confusionarie eccezioni: siamo pur sempre in Italia… – del reddito di cittadinanza ha vellicato gli *animal spirit* dell’ex presidente del Consiglio, generoso nello spargere allarmi e rischi. Fortunatamente, almeno per ora di tale *tsunami* malmostoso (a parte qualche protesta in quel di Napoli) vi sono scarse tracce. È un bene, perché a giocare agli apprendisti stregoni i pericoli da ipotetici hanno la tendenza a diventare reali e la storia insegna che chi va in giro col cerino acceso poi è il primo a finire con le dita bruciate. Ciò non significa che il tema della lotta alla povertà e del sostegno ai ceti più deboli vada rinnegato.

Ma c’è anche un’altra rabbia, più personale, che spira nel Transatlantico di Montecitorio e procura brividi difficili da maneggiare soprattutto da parte di chi vorrebbe ma non può. **È il disappunto, a tratti trasformatosi in stizza, di chi come Piero Fassino si è immolato sul patibolo più impopolare di tutti: la rivendicazione dell’emolumento per l’impegno di rappresentante del popolo.** Una denuncia – seppur incompleta perché la cifra sbandierata risultava amputata di altri *benefit* – che voleva essere una lancia nel costato del populismo e della demagogia imperante e che invece ha sollevato prese di distanza, sarcasmi o, peggio, silenzi ipocriti da parte di chi pure quelle considerazioni condivide.

C’è un nesso che unisce la reclamata rabbia sociale e la dirompente ira personale? Forse. E chissà, grattando la superficie di entrambe può venir fuori qualcosa di interessante e imprevisto. **La rabbia sociale in Italia è merce rara: non viviamo la tormentata, dirompente suggestione dei cugini francesi che di *casseur* hanno le biblioteche e le strade piene: dai gilet gialli ai sanfedisti anti innalzamento delle pensioni, dalle *banlieue***** fino ai sommovimenti anti-immigrazione.** Ma sia a Parigi che a Roma – tanta o poca che sia – si tratta di una rabbia autoreferenziale che si esaurisce in sé stessa, frutto di uno spontaneismo, si sarebbe detto una volta, che non trova sbocchi politici possibili. È una rabbia anti-politica e anti-sistema che per sua stessa natura si esaurisce come un gigantesco falò che brucia sé stesso. Per avere successo e produrre effetti ci vorrebbe proprio ciò che i ribelli rifiutano: la politica. Nonché un partito capace di diventare collettore di quel disagio e trasformarlo in azione dentro il perimetro del sistema democratico.

**Lo stesso succede per la denuncia di Fassino, al contrario tutta politica eppure anch’essa priva di sbocchi.** Non c’è dubbio che il tema della selezione della classe dirigente e della dignità del mandato parlamentare sia vitale. Ma è significativo che lo stesso partito di Fassino si sia affrettato a lasciare a quell’affondo soltanto la dimensione individuale, privata, egoriferita. Perché anche qui manca una forza politica capace di trasformare la denuncia in azione democraticamente adeguata. È la maledizione di quel pezzo d’Europa che ha immaginato (vero Macron, vero Grillo?) di spazzare via i partiti tradizionali – colpevoli anche di nefandezze ma con le radici storicamente ben piantate nei gangli della società – per fomentare idolatrie che alla fine hanno prodotto più guasti di quelli che si volevano sanare. Una lezione amara. In tanti, però, preferiscono voltare la testa dall’altra parte.

Di *Carlo Fusi*
