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title: Draghi e i piccoli indiani
description: "Dopo lo strappo di Conte, ora tra i partiti è un continuo lanciare appelli affinché Draghi resti: l'impreparazione e la pochezza fanno paura."
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date: 2022-07-18
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/draghi-e-i-piccoli-indiani/
categories: [Politica]
tags: [Draghi, Evidenza, politica]
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# Draghi e i piccoli indiani

![Maggioranza Governo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Evidenza-sito-50.png)

Dopo lo strappo di Conte, ora tra i partiti è un continuo lanciare appelli affinché Draghi resti: l'impreparazione e la pochezza dei programmi elettorali fanno paura.

 

Singolare quello che sta accadendo nelle ultime ore: fermo restando l**’azzardo suicida del Movimento Cinque Stelle**, non si può certo dire che gli altri partiti della maggioranza scoppiassero di entusiasmo per l’attività dell’esecutivo e tanto meno per la figura del presidente del Consiglio. Giova ricordare che solo sei mesi fa - in fin dei conti - **furono sempre loro a far di tutto per tener lontano Mario Draghi dal Quirinale.**

Adesso, terrorizzati dalla loro impreparazione e consci della pochezza dei programmi elettorali,** è tutto un lanciare appelli**, petizioni, ipotizzare rimpasti rigorosamente senza i grillini,** giurare fedeltà eterna a Supermario e così via**.

C’è da capire lo scetticismo profondo, intimo di Draghi davanti a un simile spettacolo. Così come il ripetere (finché ha parlato) **che non esiste un suo governo senza il Movimento**. Un’apparente contraddizione, considerata l’elevata irresponsabilità del partito di Conte e la mancanza di rispetto formale e sostanziale, che cela quella che per il capo del governo deve essere una certezza: oggi sono i pentastellati ad aver combinato questo casino, ma domani - neppure dopodomani - **è pronta la Lega, poi può toccare a Forza Italia e così via**.

Tutti i partiti, a turno, hanno provato in questi 16 mesi a scaricare su di lui e sul governo le tensioni e i costi del partecipare ad un’alleanza oggettivamente innaturale. **A rompere è stato Conte**, che ora non sa letteralmente come uscirne, ma il presidente del Consiglio **ha imparato troppo bene l’assoluta inaffidabilità di un sistema di partiti condannato ad un’ossessiva ripetizione del sempre uguale**: appena l’atmosfera sembra farsi normalizzata, emergono le pulsioni incontrollabili dell’interesse particolare, dell’invidia per chi può capitalizzare in splendida solitudine il mestiere più facile dell’opposizione.

Hai voglia a dire: “**faremo i buoni e saremo con lei**“, ma parliamo pur sempre di **sei-otto mesi con vista sulle elezioni**. Una tentazione e una paura al contempo troppo forti per organismi assuefatti a vivere con l’orizzonte limitato dai sondaggi.** Partiti per cui le urne sono un richiamo quotidiano da affogare nella retorica**, privi come sono di un’idea di un progetto che vada oltre una coalizione purché sia, in grado di vincere o di perdere il meno possibile.

Una pochezza strategica da togliere il fiato, che nessuno può conoscere meglio di Draghi, che ci convive da quasi un anno e mezzo.

**Gli appelli piovuti dalla società civile, dai sindaci ai rettori, sono di ben altra pasta e fanno respirare in questo contesto soffocante e oppressivo**. Non sapremmo dire, però, quanto potranno influenzare la scelta del presidente del Consiglio, che da giovedì non si troverebbe certo a governare con i primi cittadini e i capi delle università, **ma con il solito caravanserraglio**. Con quei partiti che - spinti dalla disperazione - lo venerano per opportunismo, ma nei fatti continuano a guardarlo con sospetto e diffidenza immutati.

di *Fulvio Giuliani*
