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Due sentenze contro il decreto “Paesi sicuri”. Ira di Salvini

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(Altre) Due sentenze mettono in dubbio il decreto “Paesi sicuri” e alimentano – ancora una volta – lo scontro tra politica e magistratura sul delicato tema dei migranti

Due sentenze contro il decreto “Paesi sicuri”. Ira di Salvini

(Altre) Due sentenze mettono in dubbio il decreto “Paesi sicuri” e alimentano – ancora una volta – lo scontro tra politica e magistratura sul delicato tema dei migranti

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Due sentenze contro il decreto “Paesi sicuri”. Ira di Salvini

(Altre) Due sentenze mettono in dubbio il decreto “Paesi sicuri” e alimentano – ancora una volta – lo scontro tra politica e magistratura sul delicato tema dei migranti

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(Altre) Due sentenze mettono in dubbio il decreto “Paesi sicuri” e alimentano – ancora una volta – lo scontro tra politica e magistratura sul delicato tema dei migranti.

La prima: Luciana Sangiovanni, giudice e presidente della sezione immigrazione del tribunale di Roma, ha emesso un decreto di sospensione dell’efficacia al diniego della commissione territoriale riguardo la richiesta di asilo di uno dei dodici migranti che erano stati trasferiti in Albania e ha deciso di rinviare alla Corte di giustizia europea il decreto sui ‘Paesi sicuri’ in attesa di avere un’urgente risposta su questo “intervento del governo italiano”.

La seconda: il Tribunale di Catania non ha convalidato il trattenimento – disposto dal questore di Ragusa – di un migrante arrivato dall’Egitto che a Pozzallo ha chiesto lo status di rifugiato. La decisione è stata presa poiché una lista dei cosiddetti “Paesi sicuri” – si spiega – “Non esime il giudice all’obbligo di una verifica della compatibilità” di tale “designazione con il diritto dell’Unione europea” e “in Egitto ci sono gravi violazioni dei diritti umani” che “investono le libertà di un ordinamento democratico”.

“È la prima pronuncia di questo tipo dopo il decreto legge sui paesi sicuri” afferma l’avvocata legale del migrante Rosa Emanuela Lo Faro.

Nel provvedimento infatti il giudice dichiara “irrilevante la questione di legittimità costituzionale sollevata dal richiedente protezione” e “non convalida il provvedimento del Questore di Ragusa con il quale è stato disposto di trattenimento” del migrante.

Massimo Escher, il presidente della sezione Immigrazione del Tribunale di Catania, ha sottolineato la necessità, nel valutare il trattenimento, di esaminare la qualifica data all’Egitto (con il decreto legge del 23 ottobre 2024) che lo include “in una lista che non prevede alcuna eccezione, né per aree territoriali né per caratteristiche personali”. Per il Tribunale tale “qualificazione non esime il giudice dall’obbligo di verifica della compatibilità della designazione con il diritto dell’Unione europea, obbligo affermato in modo chiaro e senza riserve dalla Corte di giustizia europea nella sentenza della Gran Camera del 4 ottobre 2024”.

Secondo il giudice, l’Egitto è un Paese che non ha questi requisiti. “In Egitto – scrive il presidente Escher – esistono gravi violazioni di diritti umani che, in contrasto con il diritto europeo citato, persistono in maniera generale e costante e investono non soltanto ampie e indefinite categorie di persone (come dimostra l’inserimento tra le eccezioni della categoria dei ‘difensori dei diritti umani’, che individua l’esistenza di violazioni dei diritti di soggetti che agiscono per la stessa tutela dei diritti dell’uomo) ma anche il nucleo delle libertà fondamentali che connotano un ordinamento democratico e che dovrebbero costituire la cornice di riferimento in sui ci inserisce la nozione di Paese sicuro secondo la direttiva europea”.

“Il presidente Escher – osserva l’avvocata Lo Faro – spiega che il decreto non va applicato perché l’Egitto non è un paese sicuro per svariati motivi derivanti dalle schede per la determinazione del ministero degli Esteri, e, ancora una volta, afferma che in Italia il diritto di asilo è previsto dall’articolo 10 della Costituzione e nessuna legge ordinaria lo può scalfire”.

Ira di Matteo Salvini dopo le due sentenze: “Per colpa di alcuni giudici comunisti che non applicano le leggi, il Paese insicuro ormai è l’Italia. Ma noi non ci arrendiamo!”.

di Filippo Messina

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