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title: E se i negozi tornassero a chiudere nei giorni festivi?
description: Pronta una proposta per tornare alle chiusure obbligatorie dei negozi nei giorni festivi. Gli esercenti non sembrano convinti
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date: 2024-12-18
author: Umberto Cascone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/e-se-i-negozi-tornassero-a-chiudere-nei-giorni-festivi/
categories: [Politica]
tags: [Capodanno, chiusura, fdi, festività, Natale, negozi]
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# E se i negozi tornassero a chiudere nei giorni festivi?

![E se i negozi tornassero a chiudere nei giorni festivi?](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/negozi-chiusi-1024x639.jpg)

Pronta una proposta di Fratelli d'Italia per tornare alle chiusure obbligatorie dei negozi nei giorni festivi. Ma gli esercenti non sembrano convinti

Dopo 12 anni i negozi potrebbero tornare ad abbassare le serrande nei giorni festivi. È l**a proposta di Silvio Giovine, membro della commissione Attività Produttive della Camera (in quota Fratelli d'Italia)**, presentata ieri in una conferenza stampa. «Riteniamo che sia un provvedimento né di destra né di sinistra, ma semplicemente di buonsenso», afferma il deputato, che **considera ormai superata (se non deleteria) la norma approvata dall'allora governo Monti nel decreto "Salva Italia"**. Per ovviare alla congiuntura economica disastrosa, ai commercianti venne consentito di stare aperti per sette giorni alla settimana, invece di sei.

Il tema ha fatto discutere per molti anni. **Se oggi, a oltre un decennio di distanza, per i consumatori è normale trovare i negozi aperti anche la domenica e durante le principali festività, per i commercianti non avere giorni di riposo può risultare pesante.** Nel 2017 l'allora leader *in pectore* del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, aveva proposto il ritorno alle regole pre-2012. «Famiglie riposate e felici significano un'Italia più forte», diceva. La sua proposta però non ebbe seguito e cadde nel dimenticatoio.

Ora torna alla ribalta, spaccando in due le associazioni dei negozianti. **Se Federdistribuzione apre (con qualche riserva), da parte di Confimprese la chiusura è netta e totale.** La critica di entrambe le sigle è la medesima: **si rischia di favorire il commercio online.** Ed è curioso notare che a dirsi in parte d'accordo è la federazione delle piccole realtà, quelle più danneggiate dai colossi del web, mentre la confederazione delle grandi catene oppone un "no" secco e inequivocabile.

Nello specifico, **la proposta dell'onorevole Giovine si riferisce non tanto alle domeniche, quanto piuttosto ai giorni festivi "annuali". In particolare sei: Natale e Santo Stefano, Capodanno, Pasqua, Primo maggio e Ferragosto.** In quelle date tutti gli esercizi commerciali avrebbero l'obbligo di chiudere, pena una pesante multa fino a 12 mila euro che, se rinnovata in una seconda occasione, potrebbe portare alla chiusura del locale fino a dieci giorni. **Sarebbero esenti i bar, i ristoranti, le gelaterie, le pasticcerie, i negozi dentro stazioni, aeroporti e aeree di servizio.** Anche i centri commerciali dovrebbero restare chiusi, con la possibilità di rimanere accessibili in caso di apertura di esercizi di ristorazione al loro interno.

**I meloniani si dicono pronti ad approvare in tempi record questa nuova norma. **Ma ci chiediamo: ha senso? Certo, in questo modo molte famiglie potrebbero trascorrere festività più serene, senza dover andare al lavoro. Ma è anche vero che **quei sei giorni all'anno sono importanti anche per settori diversi da quello della semplice ristorazione.** Pensiamo alle gastronomie. A Natale, Capodanno e Pasqua gli incassi sono enormi, e crescono di anno in anno. Questa nuova legge li azzererebbe. Oppure, pensiamo alle macellerie nei periodi pasquali e ferragostani, tra grigliate e altri momenti conviviali. Siamo sempre nel settore alimentare, ma già senza spostarci troppo dai servizi "consentiti" non si può non rilevare un [danno economico](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/i-negozi-chiudono-ma-il-commercio-cresce-lo-stesso/) di grandi proporzioni.

E infine, un ultimo appunto forse molto liberale: **se una persona è disposta a lavorare a scapito delle festività e del riposo, e in questo modo si avvantaggia sulla concorrenza grazie a un giorno d'incasso aggiuntivo, perché mai dovrebbe essergli impedito?** In fondo la scelta dovrebbe sempre essere del cittadino. E non dimentichiamo che, anche nei giorni di festa, milioni di persone sono comunque al lavoro. Medici, infermieri, poliziotti, militari, addetti industriali nei settori che non possono fermarsi e molti altri. A chi dunque potrebbe restare a casa di sua volontà, lasciamo la libertà di scegliere se farlo o meno.

*Di Umberto Cascone*
