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title: Emigrammo anche noi
description: Anche noi emigrammo. Fummo noi italiani per decenni gli ultimi fra gli ultimi, vessati e uccisi. È questo che la politica oggi dimentica
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date: 2023-03-01
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/emigrammo-anche-noi/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, politica]
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# Emigrammo anche noi

![Emigrammo anche noi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/03/Evidenza-sito.jpg)

Anche noi emigrammo. Fummo noi italiani per decenni gli ultimi fra gli ultimi, disprezzati, vessati e uccisi. È questo che la politica oggi dimentica

**Anche noi, signor ministro Piantedosi, affrontammo l’ignoto**, il concreto rischio di perdere la vita nostra e dei nostri figli pur di inseguire il miraggio di una vita degna di essere vissuta.

Hanno colpito e, diciamolo, **fatto male le parole del titolare del Viminale** non tanto perché ideali a rinfocolare l’ennesima polemica sempre uguale sulla tragedia epocale dei migranti, ma perché indifferenti alla Storia. La nostra. I soccorritori che si sono lanciati nel mare in tempesta davanti Cutro, in Calabria, hanno cercato di salvare quante più vite possibile e certo non avevano tempo per pensare a quanto ci fosse di “vicino” e riconoscibile in quel dramma. **Quanto per decenni fummo noi italiani nel ruolo di ultimi fra gli ultimi**, disprezzati, vessati, uccisi, morti nell’indifferenza di mondi che non li volevano. Ignorati, profughi.

Nessuno sano di mente o almeno libero dai condizionamenti di qualsiasi ideologia estremista può pensare a un’accoglienza indiscriminata e generalizzata. Ancor meno, come abbiamo scritto ormai fino a venirci a noia, non esiste possibilità di governare il fenomeno per ciascun singolo Stato. Eppure, **anche i generici appelli “all’Europa” ci procurano l’orticaria perché spesso sono solo strumentali a una modesta polemica**, utile a far passare surrettiziamente il concetto che gli unici responsabili di questa mattanza lungo le rotte delle migrazioni siedano a Bruxelles. A casa nostra si sarebbe al più vittime dell’ignavia delle istituzioni comunitarie e degli spietati trafficanti di merce umana lungo le vie dei Balcani, della Turchia e del Nord Africa. Un’autoassoluzione che mostra **l’inadeguatezza di un certo modo di fare politica**, quando si riduce a propaganda. Da una parte e dall’altra, sia chiaro. Una realtà inscalfibile con qualche decreto o dichiarazione a effetto, buoni giusto a placare gli ultras del proprio schieramento.

**Un Paese immemore è un Paese destinato a replicare gli errori,** mancare gli appuntamenti con la Storia, rispondendo di volta in volta alla pancia e alle parole d’ordine di chi abbia vinto le elezioni. Ecco perché ricordare la storia dell’emigrazione italiana è fondamentale per affrontare il presente. Ricordare Ellis Island e il gigantesco fenomeno migratorio verso gli Stati Uniti, certo, ma non fermarsi a questo. **Ricordare che anche noi fummo in decine di migliaia di casi immigrati clandestini: verso la Svizzera, la Francia e poi più a Nord per approdare in Germania o nelle miniere del Belgio**. Clandestini e vittime di quelli che oggi chiamiamo, sorseggiando un aperitivo o nei *talkshow* della tv, i “viaggi della speranza”. Quelli che facevamo noi fuori da ogni regola, senza alcun piano che andasse oltre l’urgenza di sottrarsi a un futuro di miseria e sottosviluppo e garantire ai propri figli un futuro decente.

L’abbiamo fatto noi, siamo stati noi e oggi proprio per questo **appare insostenibile quel dito puntato contro i genitori che avrebbero messo a repentaglio la vita delle proprie creature**, affidandosi a scafisti senza scrupoli. Quando attraversavamo le Alpi a piedi ci affidavamo ai *passeur* e la dolcezza del francese non cambia la realtà delle cose: erano solo la versione del tempo degli scafisti di oggi. **La tragedia descritta nel film “Il Cammino della Speranza” di Pietro Germi, di cui vedete la locandina. Significativamente del 1950**.

Quando ci affidavamo ai capibastone che gestivano gli immigrati – carne fresca e forza lavoro a buonissimo mercato – appena sbarcati negli Usa, in Brasile, Argentina e Australia non finivamo nelle mani delle dame della carità, ma spesso dei peggiori fra i nostri connazionali andati in giro per il mondo. **Quando gli ebrei italiani fuggirono**, inseguiti dall’obbrobrio senza tempo delle leggi razziali fasciste, **quelli erano profughi resi tali dai loro connazionali.** Come profughi erano le vittime della tragedia di Cutro, fuggiti dall’Afghanistan, dalla Siria, dalle guerre, dai peggiori regimi sulla faccia della terra. P**arliamo con rispetto di quei genitori, perché erano i nostri nonni**.

*di Fulvio Giuliani*
