Era solo un fake
| Politica
Non si governa con coalizioni costrette a mercanteggiare ogni giorno. Purtroppo, abbiamo avuto ragione
Era solo un fake
Non si governa con coalizioni costrette a mercanteggiare ogni giorno. Purtroppo, abbiamo avuto ragione
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Era solo un fake
Non si governa con coalizioni costrette a mercanteggiare ogni giorno. Purtroppo, abbiamo avuto ragione
| Politica
AUTORE: Fulvio Giuliani
Siamo andati avanti mesi ricordando come tutte le coalizioni che si avviavano al voto fossero solo dei fake. Delle pure finzioni, per raggranellare quanti più voti possibili, sconfiggere un avversario egualmente raffazzonato e proporsi in qualche modo per Palazzo Chigi. È andata inevitabilmente così, ma la realtà è riuscita ancora una volta a superare anche le più sfrenate previsioni.
Mai i retroscena erano stati un così fedele riflesso di ciò che andava maturando nelle segrete stanze, portato di colpo sotto i riflettori dalla schizofrenica giornata dell’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato e dai fantasmagorici appunti lasciati “casualmente“ inquadrare da Berlusconi dai teleobiettivi di Palazzo Madama. Casualmente, sì, proprio casualmente.
Il centrodestra in quanto coalizione coesa non esiste da anni, sostituita da un cartello elettorale prima egemonizzato dell’ascesa della stella politica di Matteo Salvini e ora da quella di Giorgia Meloni. Due strappi che Silvio Berlusconi ha sempre considerato del tutto innaturali, quasi un’offesa alla sua storia personale, alla sua idea perenne di politica da One Man Show, in cui gli “alleati” sono al più dei mansueti Yes Man (o Yes Woman) da blandire con poltrone e prebende, sempre nell’ottica del capo da venerare.
Solo che da 10 anni non è più così, Forza Italia non è la locomotiva e non basta qualche spettacolo sempre più stanco sulla falsariga dei tempi d’oro che furono a cambiare questa realtà.
Destini di Berlusconi a parte, ciò che lascia profondamente sconfortati è… l’aver avuto ragione. Non si governa con coalizioni costrette a mercanteggiare ogni giorno, respingere quelli che il presidente del Consiglio in pectore non ha esitato a definire “ricatti“. Come meravigliarsi della reazione, del resto, dopo essersi vista definire “arrogante“ e “presuntuosa“ dal Cavaliere.
C’è un contrasto sfibrante fra i paroloni e le immagini messianiche che accompagnano invariabilmente le nostre campagne elettorali e la realtà di un quotidiano di piccolo e piccolissimo cabotaggio, fra agguati, ripicche, vendette e insanabili antipatie.
di Fulvio Giuliani
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