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Ezra Pound fra bellezza poetica e orrore politico

Ci sono geni letterari che hanno scelto il lato sbagliato della Storia per aver condiviso ideologie criminali. In Italia è il caso di Ezra Pound, che continua a subire una sorte peggiore: quella di vedere il suo nome associato a Casa Pound.
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Esistono geni letterari che hanno scelto il lato sbagliato della Storia per aver condiviso ideologie criminali. Céline con il suo antisemitismo, Heidegger con il nazismo. La damnatio memoriae li ha sfiorati, ma non li ha comunque cancellati. In Italia Ezra Pound, poeta immenso per i suoi leggendari “Canti Pisani”, continua invece a subire una sorte anche peggiore. Quella di vedere il suo nome associato a Casa Pound, una formazione politica di estrema destra che niente ha a che fare con la cultura.

Pound commise un errore grande come la sua mente aderendo per oltre venti anni al fascismo che, a suo avviso, aveva salvato l’Italia dal comunismo. Da Rapallo, dove viveva fin dal 1925, fece propaganda radiofonica contro il suo Paese, gli Stati Uniti. Rimproverava a Roosevelt, durante la Seconda guerra mondiale, l’alleanza con l’Unione Sovietica. Per tutta risposta fu accusato ufficialmente di tradimento. Considerava gli ebrei e le banche una vera e propria piaga di Stato e un male assoluto per l’usura che praticano nelle forme del credito e degli interessi.

Finita la guerra, queste sue idee vennero pagate a caro prezzo. A Metato di Pisa gli americani lo rinchiusero giorno e notte per settimane in una gabbia d’acciaio. Spedito a Washington, rischiò la pena capitale. Fu salvato da una perizia medica che lo destinò a vivere per anni in una casa di cura per malati di mente. Nel 1957, su pressione del premio Nobel Hemingway, che lo riteneva «uno dei più grandi poeti che siano mai vissuti», la condanna fu ritirata e Pound poté tornare in Italia.

A distanza di mezzo secolo resta però il fatto che nel nostro Paese il suo nome continua a essere indebitamente espropriato da Casa Pound. Ed è allarmante il fatto che tale strumentalizzazione abbia resistito perfino al ricorso, fatto già nel 2011, alla magistratura italiana da parte della figlia del poeta, Mary de Rachewiltz. Il Tribunale di Roma, infatti, consentenza del giugno del 2016 ha giudicato «legittimo il nome di Casa Pound perché diverso e autonomo rispetto al nome del poeta».

Fin dai tempi della sua morte, avvenuta nel 1972 a Venezia (dove è sepolto), intellettuali con idee politiche opposte a quelle di Pound invocarono il diritto dell’artista a essere ricordato per le sue opere. Ancora oggi, invece, l’accostamento all’egida di Casa Pound allontana molte persone dalla scoperta di un artista che, pur avendo sposato idee inaccettabili, ha lasciato in eredità una produzione d’immenso valore. Senza il suo sostegno e incoraggiamento James Joyce non avrebbe pubblicato “Ulisse” e Thomas Stearns Eliot non avrebbe avuto la supervisione che rese “La terra desolata” un capolavoro.

A Parigi Hemingway non avrebbe imparato da lui a rendere più limpida e diretta la sua prosa. Si deve a Pound la riscoperta della poesia greca e latina, quella di Dante, del Cavalcanti e della poesia provenzale, la nascita dell’Imagismo e del Vorticismo, lo studio di Confucio e della cultura dell’antica Cina. Nel 1945, dopo venti giorni di interrogatori nel campo di prigionia, ebbe un collasso. Ai militari che lo soccorsero disse: «Se un uomo non vuol correre nessun pericolo per le proprie idee, o le sue idee non valgono niente o lui non vale nulla». Basterebbero queste sue parole per condannare all’oblio le appropriazioni strumentali del suo nome e ricordare Ezra Pound per la bellezza delle sue opere.

 

di Vasco Ferretti

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