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title: &quot;Festa dell&#8217;Unità Nazionale, Mattarella: “Con l&#8217;unità più ricco l&#8217;avvenire del popolo italiano”&quot;
description: &quot;163esimo anniversario della nascita dell&#039;Italia, Meloni: \&quot;Oggi è un giorno per rinnovare il nostro impegno verso un&#039;Italia sempre più unita\&quot;.&quot;
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date: 2024-03-17
author: Claudia Burgio
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Festa dell&#8217;Unità Nazionale, Mattarella: “Con l&#8217;unità più ricco l&#8217;avvenire del popolo italiano”

![Festa Unità nazionale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Festa-Unita-nazionale.png)

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2024-03-04 09:40:00

2024-03-04 08:40:00

Una guerra alla frontiera impone di rafforzare la difesa ricordando che la forza delle democrazie è sapere che non c&#039;è altra via che la libertà

Avere la guerra alla frontiera è già una condizione che impone di rafforzare la difesa. Quella guerra è stata scatenata da chi non passa giorno non ricordi di potere aggredire anche casa nostra, evocando l’uso delle armi nucleari. Il che impone non soltanto di prepararsi alla difesa, ma di renderlo chiaro all’opinione pubblica. La forza delle dittature è il minacciare di morte per mandare a morire. La forza delle democrazie è sapere che non c’è prosperità senza libertà.

Il presidente francese Emmanuel Macron prima e il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin dopo hanno detto cose evidenti, rispetto alle quali non ha senso far finta di niente: 1. non può essere esclusa la partecipazione Nato alla difesa dell’Ucraina; 2. se l’Ucraina dovesse perdere, il passo successivo sarebbe una guerra diretta fra la Russia e la Nato. Ne consegue che le sorti dell’Ucraina sono le nostre stesse sorti e che la guerra oggi alla frontiera potremmo trovarcela dentro casa. Questa è la realtà che cambia radicalmente lo scenario politico europeo.

E sarebbe un peccato, un impoverimento della democrazia, se arrivassimo fino al voto europeo senza che chi chiede i voti illustri le sue idee in merito e chi dà il voto lo faccia senza tenerne conto. Promettere o inseguire il sussidio, la protezione o la rendita è parte del gioco democratico (benché non la migliore), ma se siamo ricchi, sani e longevi lo dobbiamo al fatto che il nostro lavoro si svolge in sicurezza, preservando la libertà. Pensare di conservare la ricchezza cedendo sicurezza e libertà non è solo miserabile: è un tragico fraintendimento.

Molta parte del nostro dibattito politico, in Italia come nel resto dell’Unione europea, è rimasta alla puntata precedente: sovranisti contro europeisti; protezionisti contro mercatisti; separazionisti contro federalisti; chiusisti contro aperturisti. Con ragioni e torti, sebbene gli uni abbiano ecceduto nel raccontare balle sulle gioie del serrarsi in casa e gli altri abbiano esagerato nello scantonare i brutti problemi attaccandosi alle belle parole. Tutta questa roba è passata in second’ordine il 24 febbraio 2022, perché la faglia s’è aperta su altre contrapposizioni: con l’Ucraina o con Putin; con l’atlantismo o per l’equidistanza. Le seconde opzioni sono ammantate di falsissimo pacifismo, così come di quel manto si vestivano i comunisti che rifiutavano i missili nucleari occidentali dopo avere plaudito quelli sovietici.

Se si sceglie la seconda strada, oltre a pregare non resta che negoziare un ruolo subordinato e servile verso l’imperialismo russo, mettendosi nella condizione in cui si trovò mezza Europa dopo Yalta, quando non poté sfuggire al dominio sovietico. Quell’Europa che rimase povera, mentre da noi la ricchezza e il benessere crescevano. Se si sceglie la prima strada non c’è altra conseguenza che la difesa integrata europea. E quelli che fanno osservare la sua inutilità, perché tanto tutto dipenderà dalle elezioni statunitensi di fine anno, si allineano a quanti escludono che l’Unione europea possa mai divenire adulta e lasciarsi alle spalle gli equilibri immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Le elezioni americane saranno importantissime, ma comunque vadano l’Ue deve essere in grado di camminare da sé. Fosse anche per difendersi oggi e ritrovarsi domani.

Ma se si imbocca quella prima strada non avrà nessuna importanza che questa o quella forza politica, questo o quel presunto leader siano stati – fino a ieri mattina – contro l’euro e lamentosamente contrari a ogni maggiore cessione di sovranità in ambito europeo, perché imboccandola avranno scelto la più radicale e piena delle integrazioni: la difesa e la politica estera. Cui far seguire gli strumenti finanziari per realizzarla.

Sarebbe un vero peccato se si sprecasse l’occasione delle elezioni europee – che sono vere, non fasulle pagliacciate come quelle di Putin – per ragionare della partita vera, preferendo tenere unito il gregge elettorale con fischi sempre meno udibili e significativi.

di Davide Giacalone

EuroWar

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2024-03-04 19:06:07

2024-03-04 18:06:07

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2024-02-28 07:28:30

2024-02-28 06:28:30

Per chi spera in una politica da sottrarre ai massimalismi (a destra come a sinistra), ieri non è stata decisamente una bella giornata

Se possibile, è andata ancor peggio di quanto avessimo previsto. Il giorno dei commenti alla vittoria del centrosinistra in Sardegna ha superato la facile anticipazione (potete dare un’occhiata a quanto scritto ieri) a base di trionfalismo da una parte e coltelli volanti dall’altra. È andata peggio, perché si è perso completamente il senso della misura.

Soprattutto a sinistra, dove evidentemente la disabitudine alla vittoria e la rassegnata convinzione di essere prossimi a un’altra scoppola hanno generato delle pulsioni ai confini del surreale. Una vittoria per una manciata di voti in una regione di 1.800.000 abitanti, che a stento ha superato il 50% di affluenza alle urne, viene propagandata come la pressoché certa alba di un’ora di riscossa. La conferma che ammucchiandosi a sinistra per la destra non ce ne sarà più o comunque sarà dura.

Peraltro, sin dall’altro ieri mattina, a conteggio dei voti apertissimo - nessuno che ieri si sia disturbato a spiegare ai cittadini lo scandalo di uno spoglio durato quasi 24 ore… - già da destra si erano levate le lamentatio, puntualmente rafforzate 24 ore fa quando molti hanno notato che unito l’avversario può fare ancora paura.

Fermiamoci un attimo, per evitare di essere sommersi da commenti di parte: in tutta franchezza chi abbia prevalso in Sardegna ci interessa relativamente. Non facevamo il tifo e non lo facciamo tuttora, il curriculum della neo presidente è di tutto rispetto e questo è estremamente piacevole. Poi, faremo bene ad imparare a giudicare l’operato degli amministratori sulla base del lavoro svolto. Per un paio di giorni le frasi a effetto saranno buone (si veda quella sui manganelli, tirata per i capelli e perfetta per approfondire faglie nel nostro Paese di cui non sentiamo alcun bisogno, come provato a spiegare nei giorni scorsi), poi tocca lavorare.

Qui non si tratta si tratta di difendere questo o quello (Giorgia Meloni in primis), la maggioranza farà bene a smetterla di buttare la polvere sotto il tappeto oppure la Sardegna non resterà un caso isolato. Questo, però, lo scrivevamo mesi fa, non abbiamo aspettato la sorpresa in terra sarda.

Erano convinti di vincere sempre comunque e si è visto il risultato, come puntualmente accade da 15 anni a questa parte in Italia. Si sale in fretta, si può scendere altrettanto rapidamente. Meglio prendere nota.

Che però a sinistra si cancelli d’un tratto qualsiasi ragionamento su un’area genuinamente progressista e non massimalista fa venire i brividi. Possibile che si debba scegliere fra un centrodestra sempre più destracentro e un’alleanza-ammucchiata a trazione Cinque Stelle o Pd travestito da quest’ultimo?

Siamo proprio certi che tutto il Paese, la grande Italia moderata, dell’equilibrio, del raziocinio, del lavoro e dell’impegno non possa essere rappresentata se non dalle ali estreme? Per chi spera in un domani da sottrarre ai massimalismi (a destra come a sinistra), ieri non è stata decisamente una bella giornata.

di Fulvio Giuliani 

I tic della politica e il (gran) pezzo d’Italia dimenticato

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i-tic-della-politica-e-il-gran-pezzo-ditalia-dimenticato

2024-02-28 12:34:33

2024-02-28 11:34:33

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