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title: Fluidità politica
description: Viviamo nell’epoca dell’indistinto, nella fase delle fluidità descritta da Bauman che in politica diventa cancellazione delle differenze
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date: 2024-05-03
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Fluidità politica

![Fluidità politica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-1115-1024x639.jpg)

Viviamo nell’epoca dell’indistinto, nella fase delle fluidità descritta da Bauman che in politica diventa cancellazione delle differenze

**E anche questo primo maggio è andato**. Col corredo del tradizionale concertone, i comizi dei *leader* sindacali stentorei contro il governo, le parole d’ordine sul lavoro che non c’è sparse come concime *d’antan*, le bordate delle opposizioni, le spallucce della maggioranza. **È una festa iconica della sinistra, anche se poi l’idea di una giornata dedicata al lavoro è nata negli Usa **e se fra le prime cose che fece Hitler una volta arrivato al potere nel 1933 fu appunto istituire una specifica festività per i lavoratori il primo maggio. Il giorno dopo sciolse i sindacati.

**Celebrazione inutile e retorica perciò? Non scherziamo**. Il primo maggio non si tocca. Casomai bisognerebbe sceverarlo e capire la sua valenza fattuale oltre che simbolica nel Terzo millennio. E si potrebbe partire dal fatto che Schlein e Landini inneggiano alla data nel mentre raccolgono le firme per abolire il Jobs Act, provvedimento voluto dal Pd anche se a guidarlo c’erano altri e votato da parecchi parlamentari *democrat* che oggi dovrebbero rinnegare nelle piazze quella scelta. Oppure dalla destra che orgogliosamente sciorina numeri sull’occupazione che cresce derubricando che i salari sono fermi, il potere d’acquisto cala e la produttività rimane un miraggio.

**Ma se scaviamo ancora di più possiamo accorgerci che il vero paradosso non sta nelle contraddizioni che si accavallano quanto nella loro mancanza**. La realtà, infatti, è che viviamo nell’epoca dell’indistinto, **nella fase delle fluidità descritta da Bauman che in politica diventa cancellazione delle differenze e annegamento delle identità**. Così succede che all’assemblea di FdI scroscino applausi per Enrico Berlinguer (ricordate quando il Comune di Terracina voleva intitolare una piazza a lui e ad Almirante?);** oppure che Gianni Alemanno e Marco Rizzo raccolgano firme per presentarsi alle elezioni sotto lo stesso simbolo**. O ancora che Salvini sposti che più a destra non si può l’asse **della Lega nata antifascista **(la porcilaia di An bollata da Bossi) o che **Giuseppe Conte bolli di incoerenza tutti, lui che accolse i soldati russi in Italia mentre autorizzava il ministro della Giustizia statunitense a incontrare i servizi segreti.**

**Ricorrere alla categoria del trasformismo, perla tutta italica, è limitativo**. Una volta la distinzione la davano le ideologie e se Berlinguer e Almirante si parlavano era perché ciascuno presidiava la propria identità e su quella base poteva confrontarsi con l’avversario. Cadute quelle dovevano rimanere gli ideali a differenziare un campo politico dall’altro: ideali che tuttavia hanno subìto un processo di erosione e degenerazione al punto che **la fluidità è diventata una indistinta mota, astorica e acritica, nella quale si inabissano obiettivi e aspirazioni, fedi e pensieri.**

Non solo.** L’assenza di idee (sulle idealità il discorso è troppo lungo per affrontarlo in queste poche righe) oltre a confondere produce fenomeni sostitutivi perniciosi.** Se volessimo usare l’ironia potremmo dire che il pericolo vero che corre il sistema Paese non è il fascismo bensì il ‘faccismo’. Invece che confrontarsi sulle proposte, i *leader* politici ‘ci mettono la faccia’: sui manifesti come fa Giorgia Meloni o sulle tessere di partito come fa Schlein (che pure voleva imitare la presidente del Consiglio ma è stata stoppata dai suoi), anche qui ripescando il povero Berlinguer che chissà quanto apprezzerebbe. O ancora usando l’effigie di un generale con pulsioni reazionarie al posto di valorizzare i propri seguaci. **Davvero: una faccia non si nega a nessuno. Eppure per quanto in tanti si impegnino a rimuoverlo, il discrimine destra-sinistra è destinato a rimanere. **Solo che bisogna riempirlo di nuovi contenuti, nuove idealità. Roba per gente intrepida: se soltanto ce ne fosse.

di *Carlo Fusi*
