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Nordio e le intercettazioni

Garantisti, ci siete?

Le dichiarazioni del ministro alla Giustizia Carlo Nordio su una limitazione all’uso (e abuso) delle intercettazioni ha scatenato il solito cancan degli opposti schieramenti.
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Garantisti, ci siete?

Le dichiarazioni del ministro alla Giustizia Carlo Nordio su una limitazione all’uso (e abuso) delle intercettazioni ha scatenato il solito cancan degli opposti schieramenti.
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Garantisti, ci siete?

Le dichiarazioni del ministro alla Giustizia Carlo Nordio su una limitazione all’uso (e abuso) delle intercettazioni ha scatenato il solito cancan degli opposti schieramenti.
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Le dichiarazioni del ministro alla Giustizia Carlo Nordio su una limitazione all’uso (e abuso) delle intercettazioni ha scatenato il solito cancan degli opposti schieramenti.

Le reazioni alle parole del ministro della Giustizia Nordio sono così prevedibili che avremmo potuto scriverle e anticiparle nel dettaglio. Compresi i relativi protagonisti e parti in (tragi)commedia .Come scontato, in particolare sono i rilievi del Guardasigilli sulle intercettazioni ad aver scatenato il solito cancan degli opposti schieramenti.

Al suo sacrosanto rilievo su esagerazioni e abusi così solari da lasciare in profondo imbarazzo per qualunque negazione ideologica, tutti i travagli d’Italia si sono alzati come un sol’uomo in difesa del sacro diritto alla pubblicazione delle intercettazioni.

Ovviamente quando consentito al termine delle indagini, ci mancherebbe… come se non fosse l’assoluta regola in questo benedetto Paese l’arrivo alla stampa di stralci di intercettazioni – spesso del tutto irrilevanti ai fini delle indagini – ben prima di quanto permesso dalla legge e per il mai sopito proliferare di “manine” mosse dai più diversi interessi nei Palazzi di giustizia.
Per negarlo è necessario essere insopportabilmente ingenui o credere che gli asini volino o ancora sparare fandonie non tanto per il gusto di farlo, ma per coprire un andazzo lungo ormai trent’anni.

Nessuno nega il valore delle intercettazioni come fondamentale strumento di indagine, nessuno – almeno nessuno sano di mente – vuole privare i magistrati della possibilità di ricorrere a questo mezzo per perseguire alcuni dei reati dalle maggiori ricadute anche sociali, ma ci sembra sacrosanto, civile e doveroso darsi l’impegno di porre un limite all’abuso della diffusione di stralci di intercettazioni che hanno il solo scopo di distruggere vite e carriere.

Riprendiamo esattamente il concetto espresso dal ministro della Giustizia, perché curiosamente mentre si scatenava il solito bailamme un po’ cialtrone a base di garantisti e giustizialisti, nessuno ha avuto il buon cuore di dedicare un minuto a questo che resta uno dei passaggi fondamentali dell’intervento di ieri. Non si contano le persone che sono state annientate nel loro privato e nel loro pubblico da una sistematica macchina del fango e della demolizione morale. Vite polverizzate, che con loro hanno portato al macero intere famiglie, carriere, professionalità, aziende, per poi vedere tutto questo dissolversi nel nulla delle relative indagini. Nulla.

Se questo è civile, se questo è degno di uno Stato di diritto, allora hanno ragione i fieri e arcigni sostenitori del giustizialismo. Se si ha ancora la decenza di nutrire qualche dubbio sull’ammissibilità di questa macelleria mediatica, allora varrebbe la pena almeno ascoltare e rileggere con rispetto e attenzione le parole di un ministro che innanzitutto è un tecnico garantista, profondo conoscitore della materia, non un politico in cerca di vendette.
Riflettere se non sia il caso di provare a smetterla con queste ridicole guerre di religione ad uso dei soliti noti.

di Fulvio Giuliani

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