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title: "Giorgia Meloni e la sindrome dell&#8217;underdog (ma non solo)"
description: Nel discorso per la fiducia Giorgia Meloni si definì un’underdog, ossia una persona che è stata tenuta ai margini e sottovalutata
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date: 2025-05-20
author: Andrea Cangini
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/giorgia-meloni-e-la-sindrome-dell-underdog-ma-non-solo/
categories: [Politica]
tags: [Europa, Italia, Meloni, UE]
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# Giorgia Meloni e la sindrome dell&#8217;underdog (ma non solo)

![Giorgia Meloni](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/Giorgia-Meloni-1-1024x639.jpg)

Nel discorso per la fiducia Giorgia Meloni si definì un’underdog, ossia una persona che è stata tenuta ai margini e sottovalutata

**Nel discorso per la fiducia Giorgia** [Meloni](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/forum-cernobbio-meloni-ringrazio-sangiuliano-il-governo-non-sara-indebolito-e-su-boccia/) **si definì un’*underdog*. Una persona che è stata tenuta ai margini e sottovalutata.** Curioso, per chi è stato consigliere provinciale a 23 anni. Deputato e vice presidente della Camera a 29 anni. Ministro a 31 anni. E presidente del Consiglio a 45. **Un anno dopo, alla presentazione delle Olimpiadi invernali, Meloni ha evocato la sindrome di Calimero.** «Questa è una nazione in cui molti tendono a farsi sopraffare da una sorta di sindrome di Calimero. Per cui non siamo mai abbastanza, non lo sappiamo fare, non lo possiamo fare». **La sindrome del vittimismo.** Chi ne è affetto si ritiene tendenzialmente inadeguato a qualsivoglia impresa e sistematicamente vittima degli altri o degli eventi.

**Pur essendo l’una il rovescio dell’altra, l’intera storia del governo Meloni oscilla tra un’autonarrazione in linea con la retorica dell’*underdog* e una in linea con la retorica di Calimero. Alla prima** appartiene la decisione di disertare il vertice di Kiev con i *leader* di Francia, Regno Unito e Polonia. Degradando l’evento a una *photo opportunity* meritevole di un collegamento da remoto. **Alla seconda** appartengono le lamentele fatte filtrare da [Palazzo Chigi](https://www.governo.it/it) e da [Fratelli d’Italia](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/giorgia-meloni-e-i-suoi-fratelli/). Per l’apparente esclusione del nostro Paese dal novero degli alleati ‘strategici’ della Germania.

**C’è un fondo di verità in entrambe le narrazioni, ma soltanto un fondo.** La verità profonda è che il *summit* ucraino ha avuto un forte valore simbolico. E Giorgia Meloni l’opportunità di quella foto avrebbe dovuto coglierla al volo. La verità è che, se Meloni si fosse conquistata sul campo la fiducia di [Merz](https://laragione.eu/esteri/la-germania-e-il-cancelliere-friedrich-merz/) rispetto al riarmo e al ruolo dell’Ue in Ucraina, il nostro Paese non sarebbe stato espunto dalla lista tedesca dei *partner* strategici, per poi essere giocoforza rilegittimato dopo un intenso lavorio diplomatico e un faccia a faccia con il cancelliere tedesco.

**Appare chiaro che, come lamentano al** [Quirinale](https://www.quirinale.it/)**, aver voluto prendere le distanze dal piano di riarmo europeo e dall’iniziativa dei Paesi “volenterosi” con l’argomento – pretestuoso – che l’Italia non intende inviare truppe in Ucraina se non dietro mandato Onu** (dove però la Russia ha potere di veto)**, ci abbia penalizzato. Il resto ne consegue.** Così come è conseguenza delle continue polemiche nei confronti di [Macron](https://laragione.eu/esteri/aveva-ragione-macron/) lo scetticismo francese verso il Belpaese e chi oggi lo governa.

**Il mondo e l’Ue si stanno avviando verso una fase nuova.** Un nuovo inizio in cui a fare la differenza non sarà l’appartenenza complessiva all’Ue o alla [Nato](https://laragione.eu/evidenza/reazione-nato-contro-la-russia-di-putin/), ma la spinta propulsiva e creatrice dei singoli Stati. Pur essendo tra i fondatori dell’Ue, l’Italia è un Paese strutturalmente debole. E debole appare l’Ue a 27, incapace di riformarsi a causa del vincolo dell’unanimità. Gli assetti geopolitici ed economici futuri saranno decisi da iniziative nazionali inquadrate in una prospettiva comunitaria: se l’Italia vorrà essere nel gruppo di testa dovrà necessariamente incunearsi nell’asse franco-tedesco e approfittare dell’urgenza di una difesa europea per promuoverne la nascita. Se non lo farà, non basteranno ‘foto storiche’ scattate a margine di intronazioni papali per renderci concretamente diversi da quel che in effetti appariamo.

di *Andrea Cangini*
