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title: Giorgia Meloni resta silente
description: "Non siamo su Scherzi a Parte e non cederà Giorgia Meloni alle pressioni: resterà silente, senza anelare a ricevere le stimmate del Palazzo"
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date: 2023-08-30
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, giorgiameloni, politica]
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# Giorgia Meloni resta silente

![Giorgia Meloni resta silente](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/08/Evidenza-sito-3-7.jpg)

Non siamo su Scherzi a Parte e non cederà Giorgia Meloni alle pressioni interne o esterne: resterà silente, senza anelare a ricevere le stimmate del Palazzo

No, non siamo su “Scherzi a parte”. È obbligatorio sillabarlo ogni volta che un ministro pretende di stabilire le tariffe delle compagnie aeree. O un altro, inarrivabile, afferma che i poveri mangiano meglio e più sano dei ricchi. O qualche generale vede il mondo al contrario. **Non siamo su “Scherzi a parte”, bensì sulla tolda di comando del governo del Paese**.

E ogni volta, sussurrata la giaculatoria, in tanti si aspettano che la presidente del Consiglio, attribuita di una capacità superiore alla sua ciurma ministeriale, intervenga per dissentire o prendere le distanze. Ogni volta non accade. **Giorgia Meloni resta silente**, neanche uno spazientito sopracciò o un compunto autodafé.

Nessuna meraviglia. **Meloni quel tipo di distanza non la prenderà mai**, come mai avvierà la costruzione di quella destra liberale e di stampo conservatrice che è nei sogni – belli e impossibili – di alcune *élite* che amano i *whisful thinking* e si dilettano con le pie illusioni. Non avviene e **non avverrà perché alla Meloni non risulta politicamente e soprattutto non appartiene culturalmente**. Quando Gianfranco Fini diede vita ad Alleanza Nazionale si preoccupò principalmente di stabilire un percorso che annettesse la storia della destra *post* fascista con quella italiana *tout court*. Le tesi di Fiuggi, scritte da Domenico Fisichella e Gennaro Malgieri, quell’obiettivo avevano: di qui l’antifascismo come valore e Gramsci nel Pantheon dei Padri della Patria.

**Nulla di tutto questo è rintracciabile nella fondatrice di FdI**. In lei, piuttosto, è onnipresente e scatta inesorabilmente il vincolo di comunità, il riflesso condizionato di una *enclave* che si è sentita esclusa per quanto si è autoesclusa, coltivando una diversità quasi antropologica che poi gli elettori hanno premiato a dismisura. È il senso di appartenenza che prevale, è Atreju da vivere e Tolkien da ossequiare. È l’omaggio ai camerati: tutti i camerati, quelli più estremi e quelli meno, che comunque mai possono essere ripudiati o disconosciuti.

Perciò **Giorgia Meloni proseguirà il suo percorso politico senza mai anelare a ricevere le stimmate del Palazzo**. Ha ben compreso – e questo non era scontato e rappresenta il suo merito maggiore – che pur se siede a Palazzo Chigi certe cose non vanno toccate. Tipo l’atlantismo, il legame con gli Usa e il rapporto non conflittuale con l’Europa. Su tutto il resto la natura di destra fa il suo corso: quella che è, non quella immaginaria. È una responsabilità che ricade sulle spalle della vincitrice delle elezioni.

**Ma non è l’unica. Un’altra responsabilità ammanta, infatti, l’opposizione**. Se la Meloni non interviene a rigettare alcune pulsioni (anche familiari, vedi Giambruno e le ragazze che se non si ubriacano non rischiano di essere violentate), il fronte opposto ha due strade: inorridire e abbaiare alla Luna oppure, allo stesso tempo, impegnarsi a costruire un contenitore politico coeso e credibile, capace di competere con gli *animal spirit* dell’attuale maggioranza e vincere nelle urne.

Niente di tutto questo è all’orizzonte. **L’unità trovata nella battaglia sul salario minimo è un simulacro destinato a spezzarsi nel passaggio dagli *slogan* all’azione in Parlamento**. Politica estera in particolare e scelte economiche e valoriali per il resto sono lì in agguato: esploderanno alle Europee. È verosimile che alle elezioni politiche il Pd (se resta Schlein) e il partito di Conte troveranno una qualche intesa elettorale.

Ma è difficile immaginare che i centristi di Calenda possano avallarla salvo contraddizioni sanguinose. E dunque, in qualunque articolazione si presenti, **alla fine rivincerà il centrodestra, storicamente capace di compattarsi quando si tratta di aprire le urne**. I *competitor*, invece, fanno flanella.

*di Carlo Fusi*
