Giustizia, amministrata in nome del popolo
Il “giorno” della giustizia e’ arrivato dopo una campagna referendaria costellata da numerose polemiche e scontri mediatici
Giustizia, amministrata in nome del popolo
Il “giorno” della giustizia e’ arrivato dopo una campagna referendaria costellata da numerose polemiche e scontri mediatici
Giustizia, amministrata in nome del popolo
Il “giorno” della giustizia e’ arrivato dopo una campagna referendaria costellata da numerose polemiche e scontri mediatici
Il “giorno” della giustizia e’ arrivato dopo una campagna referendaria costellata da numerose polemiche e scontri mediatici per lo più incentrati sull’appartenenza ad una delle due fazioni “Si”/“No”, dove ciascuna delle quali ha costantemente rivendicato in capo a sé stessa l’appartenenza ad uno schieramento politico rispetto ad un altro.
Proprio questo tipo di associazione ha reso complicata la comprensione della riforma, per chi un’idea voleva ancora farsela; trasformando una scelta che vede centrale il modo in cui vorremmo fosse gestito il terzo potere e la decisione delle regole attraverso cui vorremmo essere giudicati, in un terreno per esprimere assenso o dissenso verso un orientamento politico a discapito dell’altro.
Certo non si può dire che le strumentalizzazioni siano mancate da ambo le parti, in modi e tempi diversi, ma vorrei rimanere sul pezzo con la giustizia e il nostro diritto di scelta posti come priorità a prescindere da luoghi comuni, etichette e dietrologie.
Parliamo di giustizia, un tema che accende e che fa nascere, in chi lo sente profondamente, la necessità di avere regole certe e garanzie che superino di gran lunga il ragionevole dubbio. In particolare, quando ad essere in gioco è la privazione della libertà personale, solo per citare il caso estremo, sarebbe auspicabile poter riporre fiducia in un sistema imparziale, che possa partire realmente dal presupposto di innocenza fino a prova contraria, ove la ricerca stessa delle prove sia effettuata in egual modo e con la stessa solerzia sia per verificare l’estraneità, che la responsabilità del soggetto prima indagato e poi imputato.
Un sistema che possa essere privo di qualsivoglia interesse o sporcato da conflitti personali, ideologici e politici. Dove l’arbitro, non appartenga o non possa appartenere alla “tifoseria” di nessuna delle due “squadre”.
Negli ultimi tempi, abbiamo assistito in virtù della preponderante narrazione mediatica di casi legati alla cronaca giudiziaria, alla messa in luce di situazioni labili dal punto di vista della ricerca della verità processuale, casi in cui addirittura sono stati commessi gravi errori e che hanno segnato in maniera inevitabile e irrimediabile la vita di alcune persone senza conseguenza alcuna per chi riveste, come giudice e magistrato, un ruolo così delicato e fondamentale.
Nelle prossime ore assisteremo allo spoglio e conosceremo l’esito di questo referendum che in realtà rappresenta la possibilità e la libertà di esprimere quale tipo di esperienza vorremmo vivere in tema di giustizia, perché siamo la fonte e non l’effetto che legittima questo potere. Ricordandoci che ogni sentenza è sempre emessa in nome del popolo italiano e come tale co-creatore della realtà in cui viviamo.
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- Tag: giustizia
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