Gli inconsapevoli ciarlieri
Il presidente del Consiglio Mario Draghi sarà in Angola e Congo per siglare altri due accordi e raggiungere quella soglia di sostituzione delle forniture di Gazprom. Alcuni partiti se ne approfittano, con politiche populiste dimentiche degli interessi del Paese.
Gli inconsapevoli ciarlieri
Il presidente del Consiglio Mario Draghi sarà in Angola e Congo per siglare altri due accordi e raggiungere quella soglia di sostituzione delle forniture di Gazprom. Alcuni partiti se ne approfittano, con politiche populiste dimentiche degli interessi del Paese.
Gli inconsapevoli ciarlieri
Il presidente del Consiglio Mario Draghi sarà in Angola e Congo per siglare altri due accordi e raggiungere quella soglia di sostituzione delle forniture di Gazprom. Alcuni partiti se ne approfittano, con politiche populiste dimentiche degli interessi del Paese.
AUTORE: Fulvio Giuliani
È curioso come gran parte della stampa italiana faccia fatica a occuparsi della veloce e dinamica reazione del nostro Paese, sul tema delle forniture di gas russo. Quasi in splendida solitudine, rispetto a partner che sembrano essere colpiti da mprovvisa paralisi, il governo Draghi nel giro di pochi giorni ha già firmato – direttamente come nel caso dell’Algeria o indirettamente come in quello egiziano, attraverso l’Eni – accordi che finiranno per sostituire due terzi delle forniture di Mosca.
Il 20 e 21 aprile prossimi, il presidente del Consiglio sarà in Angola e Congo per siglare altri due accordi e raggiungere quella soglia di sostituzione delle forniture di Gazprom, in tempi che non esitiamo a definire record.
Dopo l’intesa siglata ad Algeri, però, si è fatta sempre più fatica a trovare sui media italiani un’analisi, ma anche la semplice cronaca della strategia di Roma, di gran lunga più reattiva di quella tedesca. È un fatto, molto prima che una valutazione.
Non di poco conto, considerate le crepe che si stanno creando in Europa sul fronte dell’embargo a petrolio e gas russi. Crepe potenzialmente dolorose e su cui conta il dittatore di Mosca, per evitare di restare a corto di valuta pregiata e che lo hanno spinto ieri a fare il gradasso, sottolineando come l’Europa non possa fare a meno del suo gas. Evidentemente non gli hanno detto nulla dell’Italia e dello schema di collaborazione con i paesi africani.
Non può sorprendere più di tanto, intanto, la “distrazione” di casa nostra: per molti commentatori, cambiare in modo così repentino lo schema di dipendenza a doppio filo dalla Russia deve apparire semplicemente inconcepibile. Ma come, l’Italia perennemente lenta, levantina, affascinata dal dittatore che prende atto dei ritardi dell’Ue e si muove indicando lei stessa una strada ai partner. Una visione evidentemente inconcepibile per chi è assuefatto a raccontare solo i litigi da cortile della nostra politica. Quanto a quest’ultima, non riesce minimamente a cogliere la portata di quanto sta avvenendo.
Tutto ciò che si segnala è la fiera dichiarazione contro l’accordo con l’Egitto del leader del Pd, Enrico Letta. Parole facili-facili su Giulio Regeni e le vergogne del Cairo, come se attualmente fossimo energicamente dipendenti da una specchiata democrazia volteriana e non dalla Russia di un autocrate sanguinario e ossessionato. Un modo piccolo di fare politica, in cui si parla per ottenere un facile e ovvio consenso citando una tragedia inimmaginabile, ma dimenticando gli interessi strategici di un Paese che si sta giocando il proprio futuro economico.
Evidentemente un dettaglio, per i politici dell’ombelico. La cosa straordinaria è che questi stessi partiti si potrebbero trovare a dover gestire una situazione di oggettivo vantaggio competitivo rispetto alla Germania e ad altri Paesi ancorati al gas russo praticamente senza accorgersene e senza il sia pur minimo merito.
Di Fulvio Giuliani
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