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Gli strani conti che guidano Landini e Cgil

Le dichiarazioni di Maurizio Landini sulla riforma delle aliquote fiscali, che secondo lui favorisce i ricchi, sono invece molto lontane dalla realtà. Il modo perfetto per far saltare in aria la tassazione progressiva del reddito, baluardo del sindacato.

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Che conti ha in mano Maurizio Landini? Come fa a dire che l’ipotizzata riforma delle aliquote fiscali favorisce i ricchi? Perché passi per esprimersi a slogan, ma almeno un minimo di attinenza alla realtà. Il primo scaglione, fino a 15mila euro lordi, vede confermare l’aliquota del 23%, il che significa veder confermato il fatto che, tenuto conto delle detrazioni, paga pochissimo e riceve assai di più. Paga talmente poco che varrebbe la pena di cancellare proprio l’ipotesi di chiedere soldi, che finiscono con il costare più di quel che generano. Il secondo scaglione (15-28mila) vedrebbe scendere l’aliquota dal 27 al 25%, quindi pagherebbe meno. Il terzo (oggi 28-55mila, domani 28-50mila) la vedrebbe scendere dal 38 al 35%. Quindi, fin qui si pagherebbero ben 5 punti in meno. Sarebbero questi i ricchi? Per giunta sono tutti lavoratori.

Oggi ci sono altri due scaglioni (55-75mila e oltre 75mila) che pagano, rispettivamente, il 41 e il 43%. Domani diventerebbe uno solo, da 50mila in poi, e pagherà il 43%. Significa che per la fascia sopra 50 e fino a 75mila l’imposizione aumenta. Dove lo vede, Landini, il favore ai ricchi? A meno che non voglia intendere che sopra un certo livello di reddito gli sgravi degli scaglioni precedenti non devono essere contabilizzati. Se è questo, a parte dirlo con chiarezza, faccia attenzione: è il modo perfetto per far saltare in aria la tassazione progressiva del reddito, ovvero non solo una previsione costituzionale, ma anche, credevamo, un baluardo del sindacato.

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