---
title: Governo Meloni, una brutta partenza
description: La brutta partenza del governo Meloni è figlia della debolezza della maggioranza. Il guaio è che a pagare tutto ciò sarà il Paese.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-95.jpg
date: 2022-10-15
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/governo-meloni-una-brutta-partenza/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
---

# Governo Meloni, una brutta partenza

![Governo Meloni](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-95.jpg)

La brutta partenza del governo Meloni è figlia della debolezza della maggioranza. Il guaio è che a pagare tutto ciò sarà il Paese.

**Sono partiti male**. Ma il problema non sono i dissidi e i livori, che possono passare. **Il guaio è la sostanza politica, che rimane**. E il guaio più grosso è che a pagarla non sarà chi i giornali individuano **come sconfitto né a guadagnarci quello che promuovono a vincitore**: **pagherà il Paese**. Perché nella brutta partenza **c’è la debolezza della maggioranza**, del governo che va a formarsi e di chi lo guiderà.

**Che le coalizioni fossero dei falsi** – a destra e a sinistra – **lo abbiamo sostenuto ben prima del voto.** Non ho cambiato idea. **Un parlamentare di Forza Italia**, attento e conoscitore, **Giorgio Mulé**, **osserva che ci sono problemi politici nella maggioranza**. Impossibile non vederli, ma appena qualche giorno addietro, quando pubblicamente glieli indicavo, **li negava. Ci sono.** Ma ben più grossi di questo o quel posto da assegnare.

Molti italiani dicono: **abbiamo votato, c’è una vincitrice, basta chiacchiere e che governi.** Comprensibile, ma sbagliato: **Giorgia Meloni non è vincitrice ma trionfatrice**, peccato che la **maggioranza esista solo se anche le altre due componenti ne fanno parte** (o pensano di andare avanti negoziando trasfusioni, **come per l’elezione del presidente del Senato?** Nel qual caso sono fritti in partenza). **E l’accordo per vincere s’è dissolto nel gestire la vittoria**. Ignazio La Russa è stato ministro nei governi Berlusconi, [non è una questione personale il mancato voto di Forza Italia](https://laragione.eu/adnkronos/news/senato-la-russa-presidente-alla-prima-votazione-non-accadeva-dal-2001-con-pera/). **Che si è presentata agli elettori come garante dell’ancoraggio europeo e atlantico della coalizione, salvo poi votare per la presidenza di Lorenzo Fontana, avversario delle sanzioni alla Russia.** Il che nuoce molto a Meloni, perché la garanzia offerta da FI era ultronea rispetto alle sue stesse parole, salvo essersi ritrovati assieme nell’avallare l’opposto. Che uno sia cattolico o meno, ultra o meno, è irrilevante. **Che sia filo Putin è dirimente.** **Fontana ha detto che da quelle sue posizioni è passato del tempo. Difficile immaginare affermazione più autodenigratoria**. Ma difficile anche non cogliere quanto ieri sia stata minata la credibilità del futuro presidente del Consiglio. **Che sarà tale, ricordiamolo, solo se avrà il consenso di chi non ha votato La Russa e di chi sta con Putin**. E questo il giorno del varo, quando lo scafo si trova nel bacino protetto, senza i marosi economici e sociali, senza neanche avere cominciato la navigazione.

**Certo che il ritorno al Senato, per Silvio Berlusconi, ha coinciso con una sberla**. **Ma il danno maggiore lo incassa Meloni. Un governo senza l’aggancio al Partito popolare europeo sarebbe un rischio enorme**. Non solo per lei. Né Berlusconi nel chiederlo né Meloni nel negarlo possono pensare che tutto ruoti attorno alla collocazione di una persona.

**Banca d’Italia ha rivisto le previsioni per il 2023**: la crescita sarà allo 0,3% (nella Nadef, appena qualche giorno addietro, era allo 0,6%), **ma se cessassero le forniture di gas la recessione arriverebbe a -1,5%.** **Il 2024 è comunque in crescita, ma presupponendo l’applicazione del Pnrr e un governo che non si giochi in partenza le coperture europee** che tengono in equilibrio i nostri conti. Ieri, invece, mentre Draghi era a Parigi per cercare alleati sul gas, **contrastando Putin,** la politica ha eletto un putinofilo e messo un dito nell’occhio agli alleati.

**Ripartire si può. Ma se lo si interpreta come il verbo della ripartenza, non della ripartizione**. Ora tocca a Meloni tirare fuori la sua rissosa coalizione dal buco in cui s’è ficcata già il primo giorno, tocca a Meloni stabilire se avvia un governo che sia fondativo di una destra di governo o se sta già pensando alla campagna elettorale.** Una carta l’ha nel mazzo: ascolti quel che Carlo Nordio ha da dire sulla riforma della giustizia e sul metodo delle riforme costituzionali.** Perché se la partita sarà nazionale, allora potrà essere superato l’infelice debutto. Ma se sarà di parte, se mancherà di respiro e non saprà costruire consenso fuori dalla propria tifoseria, allora – tolti gli scarti – nel mazzo resta troppo poco.

di *Davide Giacalone*
