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I frutti avvelenati della bonuscrazia

Terreno prediletto dai furbastri della politica. Si parla molto di sussidi e bonus, forme di degenerazione della politica. Il grande fallimento del reddito di cittadinanza.

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Questo giornale affronta spesso e con efficacia le questioni dei sussidi e dei bonus, due grandi forme di degenerazione della politica economica e sociale. Com’è noto ai lettori, il principale sussidio è il reddito di cittadinanza. Nel 2021 ci costerà oltre 9 miliardi. Questa misura è stata concepita in toto dall’enorme dilettantismo dei Cinque stelle e in particolare di Luigi Di Maio che – pur non avendo mai studiato e conosciuto il mercato del lavoro né la questione delle imprese e del mercato in genere – pretese ai tempi del governo Conte 1 di essere a capo dei Ministeri ‘pesantissimi’ dello Sviluppo economico e del Lavoro.

Il grande equivoco del reddito di cittadinanza è che si tratta di una misura non ben centrata contro la povertà e che si proponeva al tempo stesso come misura di politica attiva del lavoro. Si è rivelato, invece, un grande progetto di diseducazione al lavoro, soprattutto per i giovani. Non c’è che da sperare che venga profondamente modificato o che – sarebbe la via migliore – si concepiscano e attuino al suo posto una misura generalizzata contro la povertà (che esiste in quasi tutti i Paesi europei) e un’altra mirata invece all’avviamento al lavoro dei giovani, in particolare delle ragazze.

Dimostratosi un super Cinque stelle in quanto a cultura economica e sociale, l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha poi il grande demerito di aver varato una cospicua serie di bonus fiscali, in larga parte mai utilizzati dai cittadini. Come diceva il grande Prezzolini, questi ultimi in parte sono un po’ apoti, cioè non la bevono facilmente, e se all’inizio avevano creduto in qualche bonus (a dire il vero avviati per primo dall’allora presidente Matteo Renzi) poi si sono astenuti dal farlo.

Bonus del genere più svariato: da quelli sull’acquisto di biciclette e monopattini a quello sulle vacanze (usato da meno della metà dei possibili beneficiari e accolto male dalle stesse imprese del turismo). A questi va aggiunta la frescaccia sesquipedale del cashback, l’assurdo bonus per l’utilizzo di qualsiasi tipo di carte di credito di cui si sono avvalsi i ricchi utilizzatori seriali e alcuni furbetti che provavano ad approfittarne facendo man mano tantissime operazioni per pochissimi euro.

Per fortuna, Mario Draghi lo ha giustamente bloccato. C’è da sperare che adesso continui la sua azione risanatrice, eliminando la bonuscrazia: quella con cui certi furbetti, nel tentativo di prendere qualche voto in più, stavano ipotecando gravemente la politica economica e sociale del Paese.

 

di Luigi Tivelli

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