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title: I malesseri della Lega dopo le elezioni regionali in Sardegna
description: Il tonfo della Lega alle elezioni regionali in Sardegna è coerente con un partito che deve restituire (alla Meloni) un elettorato non suo
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date: 2024-03-02
author: Pino Casamassima
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categories: [Politica]
tags: [Europa, governo, Italia, UE]
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# I malesseri della Lega dopo le elezioni regionali in Sardegna

![Lega](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Lega.jpg)

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2024-02-27 07:17:57

2024-02-27 06:17:57

Tra i soliti teatrini dei politici e commentatori e con una lentezza di spoglio imbarazzante, Alessandra Todde è la nuova presidente della Regione Sardegna

La giornata dello spoglio per le elezioni regionali in Sardegna è vissuta fra toni virati sempre più sul surreale. Innanzitutto per l’incredibile (e imbarazzante) lentezza con cui è proseguito lo spoglio, avviato solo alle sette del mattino per motivi che sfuggono ai più. Otto ore dopo la chiusura dei seggi, con calma messicana. Così, nel corso della notte militari e Forze dell’ordine hanno montato la guardia agli scatoloni pieni (non troppo, perché l’affluenza alla fine è risultata comunque in calo) di schede, per aspettare il via allo scrutinio di prima mattina.”Via” è a metà fra un’esagerazione e un eufemismo, visto che sette ore più tardi eravamo ancora a una manciata di sezioni anche nel capoluogo. Altrettanto paradossale l’esercitarsi di politici e commentatori letteralmente sul nulla. Prima avanti l’uno, poi l’altra. Quindi l’altra e poi l’uno, in un alternarsi se vogliamo anche “divertente“ in termini di pura cronaca, ma del tutto inaffidabile quanto a dati statistici e dunque sostanziali.

Il centrodestra aveva già cominciato a lanciare i primi segnali di profonda delusione, che il colpo di reni del candidato Truzzu sembrava aver riportato la maggioranza di governo in linea di galleggiamento. Poi la debacle è stata inesorabilmente segnata dalle città più grandi con il ‘trionfo’ di Pd e M5S, soprattutto quest’ultimo perché la candidata è sua (anche se il risultato della lista è invero modesto). Con il dovuto rispetto per una regione a cui siamo sentimentalmente legati, parliamo di un test che lancia segnali importanti, ma dai quali non faremmo discendere indicazioni nazionali decisive, in vista del ben più probante test dell’europee del prossimo giugno. Ovviamente non andrà così e sarà tutto un ostentare trionfalismo o indifferenza.

A “sinistra“ Schlein e Conte si sono precipitati in Sardegna addirittura prima che il voto assumesse una qualche definizione, per la malcelata ansia di riaccarezzare il dimenticato sapore della vittoria. Facendo finta di non ricordare che la vincitrice Todde non li aveva voluti nei comizi di chiusura, per la paura di perdere voti a causa loro…

Che questo risultato getterà ancor di più il Pd nelle braccia del massimalismo pentastellato è probabile ed è la migliore garanzia per Giorgia Meloni.

A “destra”, i coltelli sono cominciati a volare già ieri pomeriggio e si moltiplicheranno nelle prossime ore, pensando alle regionali in arrivo, alle europee (la Lega è precipitata e Fratelli d’Italia bene non è andato) e al macigno del terzo mandato. Nell’area di governo se si volesse far tesoro della lezione bisognerebbe partire da qui: provare a mettere sotto il tappeto diffidenze, differenze e contrasti lampanti non aiuta. Corrode e prima o poi la ruggine potrebbe attaccare pilastri di dimensioni ben superiori a quello sardo appena venuto giù.

È la storia degli ultimi 15 anni di politica italiana: si sale e si scende a velocità impressionanti e le sicurezze assolute non esistono.

di Fulvio Giuliani

Sorprese e messaggi sardi (al rallentatore)

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2024-02-27 23:00:21

2024-02-27 22:00:21

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2024-02-07 11:24:00

2024-02-07 10:24:00

È un destino poco invidiabile quello che contraddistingue Matteo Salvini. Quattro anni fa il 34% degli elettori lo scelse quale leader adatto all’Italia. Oggi molto è cambiato

Davvero un destino poco invidiabile quello che contraddistingue Matteo Salvini. Quattro anni fa il 34% degli elettori lo scelse quale leader adatto all’Italia. Erano elezioni europee e dunque fallaci per definizione. Però il bottino era gigantesco: la Lega partiva dal 4%… Matteo, inebriato, chiese i pieni poteri e fu defenestrato all’istante in quanto pericoloso per la democrazia. Pur di sbarrargli il passo, i Cinque Stelle suoi ex amici fecero addirittura un governo con gli aborriti Pd. E Giuseppe Conte squadernò il suo ghigno da Palazzo Chigi, inamovibile. Adesso i pieni poteri se li prende Giorgia Meloni, pure lei partita dal 4% e arrivata al 30%: le opposizioni sbraitano ma il succo è che la presidente del Consiglio, se vuole, può. Con tanti saluti alla ‘freddezza’ dell’alleato leghista verso il premierato.

Ma fosse solo questo, che già basterebbe e avanzerebbe. Prendiamo la faccenda dei trattori. Il vice presidente del Consiglio non fa in tempo a schierarsi dalla loro parte che con un oplà da funamboli l’accoppiata Amadeus &amp; Fiorello gli strappa la scena. O meglio, il palcoscenico: quello di Sanremo. A proposito. Grazie a Normal Man, da adesso chi ha una lamentela da fare o una protesta da avanzare scriva una bella mail a Mamma Rai che un posticino fra fiori e lustrini Ama glielo trova.

Andiamo avanti su Salvini. Dice: voi sfottete, però intanto Matteo si porta a casa l’autonomia differenziata. Sì, ma al momento sembra più un ‘pacco’ che una riforma: non ci sono i Lep e i soldi scarseggiano. Senza contare che, se va bene, ci vorranno anni perché vada a regime. Non solo. L’autonomia segna l’addio al progetto più ambizioso – e a conti fatti velleitario – di trasformare il Carroccio in una forza politica nazionale. Di fatto la Lega si rintana nel ridotto del Nord e neppure con le stimmate di sindacato di territorio come sognava l’Umberto Senatúr, visto che i territori li gestiscono gente come Zaia e Fedriga che poco gradiscono le sparate del capo a Roma. Ah, ecco. Tornando ai trattori, le aziende alimentari del polo industriale vogliono fare i loro affari in tranquillità usufruendo delle agevolazioni europee e quando vedono i Forconi che si atteggiano a vestali della protesta si mettono le mani nei capelli, altro che avalli politici.

Sì, povero Matteo, è dura. Per scelta o per gioco del Fato si ritrova inesorabilmente a recitare il medesimo copione: quello del misirizzi pronto a inveire ogni volta che c’è da sostenere una causa che dà fastidio a Giorgia. Solo che alla fine la causa è sempre quella persa e Salvini deve rinculare: che altro può fare? Vero. Ma bisogna capirlo: che altro può fare anche all’incontrario? Può forse accucciarsi all’ombra della Meloni aspettando tempi migliori? Può andare a rimorchio di FdI o – peggio mi sento – di FI interpretando il ruolo del vaso di coccio fra vasi di ferro (o presunti tali: vale in particolare per gli eredi di Silvio)? No, ovviamente non può. E perciò non gli resta che fare come Tantalo: avvicinarsi alla meta e poi vedersi sfuggire il frutto del potere.

Che strazio, che supplizio. Ma l’alternativa dove sta? Domanda che si pongono anche i leghisti stanchi delle continue ancorché effimere intemerate del boss. Possibile rovesciare Matteo? Figuriamoci. Impossibile nel partito più leninista che c’è. Forse soltanto in caso di cataclisma elettorale, anche se è complicato trovare un’altra definizione per chi stava al 34% e ora è all’8%. Il cataclisma c’è già stato ma non ha prodotto effetti. Ora si avvicinano di nuovo le europee e in via Bellerio dovranno mestamente confrontare i fasti di una volta con le briciole di adesso. Una volta Giuseppe Saragat di fronte a un rovescio elettorale se la prese col destino cinico e baro. Matteo neanche questo può fare: lui il destino se lo è procurato da solo.

di Carlo Fusi

Sabotatore, la sorte di Salvini

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2024-02-07 11:50:46

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2023-08-01 14:23:46

2023-08-01 12:23:46

&quot;Nelle ultime settimane la Regione Veneto si è adoperata perché venisse assicurato un accompagnamento al fine vita&quot;, Zaia si racconta a Voci e Storie a Porto Cervo

È l’autonomia il sogno di un’intera vita politica. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia – ospite della seconda edizione della kermesse “Voci e storie a Porto Cervo”, organizzata da “La Ragione” – non mostra mai dubbi quando ne parla: «Quello che viene sempre ripetuto contro l’autonomia differenziata è noto, sono obiezioni trite e ritrite, paure insensate. Lo ripeto: l’autonomia la si può fare per scelta – come auspico – o per necessità, perché lo Stato non funziona, non controlla le spese, non riesce a garantire gli stessi servizi a tutti i cittadini. Autonomia è responsabilità, anche e soprattutto dei soldi che mi vengono affidati per gestire sanità e servizi, delle spese da sostenere e degli sprechi da evitare». Per il rispetto del principio costituzionale dei servizi e delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale è stato individuato lo strumento dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), che dovrà accompagnare il varo del ddl Calderoli sull’autonomia licenziato dal governo.

 

«Una volta definiti, tutte le Regioni sapranno cosa potrà costare un determinato servizio o prestazione. Sono a capo di una Regione che spende tantissimo per la sanità e per curare gli italiani che si mettono in viaggio per farsi visitare od operare da noi. Curiamo tutti e senza chieder nulla, ma è una vergogna che questo accada. Che tanti cittadini debbano mettersi in aereo o in treno perché non si fidano della sanità vicino casa».

Quanto ai tempi della definizione dei Lep e dell’approvazione del ddl sull’autonomia, Zaia non ha dubbi: «Si può approvare prima il disegno di legge e dopo definire i Lep, perché questi ultimi sono comunque previsti entro fine 2023 e arriveranno con la manovra economica in autunno. Quindi nessun problema a posticiparli» sottolinea. Luca Zaia nega di avere programmi per il futuro: «A causa di una legge nazionale che prevede il limite dei due mandati (lui peraltro è già al terzo, ndr.) non potrò ricandidarmi. Vedremo se ci saranno novità legislative, ma il mio futuro è comunque l’autonomia e i Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026». E a proposito di questi, «purtroppo sono costretto a sentire di ritardi, affanni, allarmi per il rispetto dei tempi e delle scadenze di un’occasione straordinaria per il Veneto e tutto il Paese. È incredibile come si ripetano sempre gli stessi errori». L’ombra della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina si allunga inevitabilmente anche su questa estate: «Non c’è alcuna discussione su chi sia l’aggressore, chi l’aggredito e a chi debba andare tutto il nostro sostegno e aiuto. Siamo e resteremo con l’Ucraina» scandisce il presidente. «Detto questo, dov’è la diplomazia? Colgo il rischio dell’assuefazione alla guerra». Quanto alla polemica scoppiata per la lectio magistralis di Alessandro Orsini nel palazzo del Consiglio regionale del Veneto, Zaia ne prende le distanze con freddezza: «Il Consiglio regionale è un organismo dalla piena autonomia. Non sapevo assolutamente nulla di questa iniziativa». I temi su cui si spende da anni sono quelli etici: «Nelle ultime settimane la Regione Veneto si è adoperata perché alla signora Gloria (nome di fantasia, ndr.) venisse assicurato un accompagnamento al fine vita. Detesto sentir parlare di “suicidio assistito”: sono temi di straordinaria delicatezza, ma proprio per questo è dovere di un amministratore farsene carico. C’è una sentenza della Corte costituzionale molto chiara sul caso di Dj Fabo.

 

Quello che trovo scandaloso è la latitanza del Parlamento» sottolinea. «Com’è mai possibile che in pieno Terzo millennio si rifugga dall’affrontare i temi etici

nell’unico luogo deputato – il Parlamento – preferendo affidarsi alle sentenze della magistratura? Non si può procedere in questo modo».

Di Fulvio Giuliani

Scelte etiche, parla Luca Zaia

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2023-08-01 14:24:33

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