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title: I putiniani fra noi contro gli interessi dell’Italia
description: "L'Italia è piena di anti Ue e filo-putiniani. Se ce lo fossimo dimenticati, ce lo ricorda bene la pubblicità comparsa sul Corriere della Sera"
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date: 2024-03-25
modified: 2024-03-26
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, russia, Stati Uniti, UE]
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# I putiniani fra noi contro gli interessi dell’Italia

![Filoputiniani in Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Filoputiniani-in-Italia.png)

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2024-03-24 10:58:49

2024-03-24 09:58:49

I cittadini russi esposti sia nella guerra contro l’Ucraina sia al terrorismo internazionale pagando così l'arroganza di Putin

Almeno 150 persone uccise. Altre 145 ferite. Le immagini che riprendono quanto rimasto del teatro dove si è consumato questo massacro mostrano uno scenario di guerra, ma non si tratta dell’ennesimo bombardamento russo in Ucraina. Anche se la memoria corre all’eccidio del Teatro Drama di Mariupol’, che il 16 marzo del 2022 fu bombardato dall’aviazione russa nonostante fosse stato scritto дети (bambini) nel terreno antistante l’edificio, a essere colpita è stata la sala municipale di Crocus.

Situata a Nord-Ovest di Mosca, la struttura era stata costruita nel 2009 dall’imprenditore azero Aras Agalarov per bilanciare con un’opera d’interesse sociale l’edificazione di altri edifici commerciali, che hanno reso il territorio di Krasnogorsk un sobborgo molto comodo per lo shopping dei moscoviti. Crocus dista poco più di mezz’ora di auto dal centro della Capitale russa e non sorprende quindi che l’evento musicale di ieri notte fosse gremito per il concerto della popolare band pietroburghese di progressive rock “Piknik”.

Gli attentatori, che adesso le autorità russe asseriscono di aver identificato e catturato, hanno colpito prima dell’inizio dello spettacolo appena il pubblico aveva preso posto in platea. Oltre al fuoco continuo e indiscriminato delle armi automatiche, i terroristi si sono impegnati per appiccare diversi roghi sul loro cammino che – anche a causa dell’inefficienza dimostrata dai servizi di emergenza russi – hanno causato i danni più devastanti. Mentre si registravano vittime fra i giovani partecipanti di un concorso di danza in svolgimento sempre nello stesso edificio, a circa due ore dall’inizio dell’attacco il tetto del palazzo è collassato a causa delle fiamme.

«Un atto terroristico sanguinoso e barbaro» l’ha definito il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in un discorso alla nazione deciso, ma formulaico, dove ha proclamato il lutto nazionale per la giornata di domani. Nonostante i suoi propagandisti abbiano da subito puntato il dito sull’Ucraina e sull’Occidente come mandanti, Putin si è limitato a riportare che gli arrestati «hanno cercato di nascondersi dirigendosi verso l’Ucraina, dove, secondo i dati preliminari, sull’altro lato del confine di Stato era stata preparata una finestra per farli attraversare». La logica induce a credere che fossero invece diretti verso la Bielorussia, alla cui frontiera non vi è una guerra in corso come nel caso dell’Ucraina, ma la tentazione di addossare qualche colpa ai vicini deve essere stata irresistibile: d’altronde si tratta di un fallimento abbastanza plateale dei decantati servizi di sicurezza russi.

«Dato che ormai chiunque dissenta in Russia è trattato da terrorista» nota l’analista antiterrorismo Matteo Pugliese, «finisce che i veri terroristi non li monitora più nessuno. Migliaia di agenti speciali russi sono stati mandati nei territori occupati ucraini come polizia segreta e torturatori e quindi mancano per il controllo del territorio interno. Il patto sociale di Putin è “autoritarismo in cambio di sicurezza” e ne esce male soprattutto perché l’intelligence americana li aveva avvertiti da almeno due settimane della possibilità di attentati».

Un avvertimento sbertucciato da Putin come «manipolazione occidentale», che dimostra quanto l’arroganza del Cremlino sia dannosa per i suoi stessi cittadini. Adesso i russi dovranno infatti temere sia di morire al fronte per il sogno imperialista del loro leader, sia di rimanere vittima di attentato dello Stato Islamico perché quella stessa guerra drena le risorse che sarebbero necessarie per reprimere il terrorismo internazionale.

di Camillo Bosco

Pagare due volte l’arroganza di Putin

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2024-03-24 10:58:52

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2024-03-21 09:54:55

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Emerge la necessità d’intraprendere ulteriori e più stringenti misure economiche contro la Russia

Sumy – Tutti i luoghi da cui mi sono collegato nelle scorse ore con Alla Perdei per realizzare le riprese video per questo giornale sono oggetto di violentissimi bombardamenti a tappeto. A pochi minuti dal luogo in cui scrivo, nell’arco d’una settimana i russi hanno cancellato il villaggio di Velyka Pisarivka dalla faccia della Terra, tempestandolo di colpi d’artiglieria e bombe aeree sganciate dall’aviazione. Per restituire ai lettori una misura dello sfacelo ma anche dell’importanza dei sistemi difensivi come i Patriot o il Samp-T (donato da Italia e Francia all’Ucraina molti mesi fa) basta ricordare che in meno di tre mesi, dall’inizio del 2024, i russi ne hanno sganciate più di 3.500. Duecento di esse hanno colpito in una sola settimana la regione di Sumy. Parliamo d’ordigni che contengono da 500 a 1.500 kg d’esplosivo, come le Fab-1500-m54 che hanno avvolto in una palla di fuoco un palazzo di venti piani nella zona residenziale di Krasnohorivka, riducendolo in cenere. Solo nelle ultime 24 ore, nell’oblast’ da cui scrivo si sono verificate 486 esplosioni in 83 raid, che hanno coinvolto quasi 50 insediamenti. Colpi tanto violenti da far tremare i muri anche a distanza di qualche chilometro continuano a scandire il tempo anche della parte opposta del Paese.

A Mykolaiv, un attacco missilistico russo ha provocato 6 feriti, danni a infrastrutture civili e a diverse vetture mentre il numero dei feriti a seguito dell’attacco missilistico russo su Odessa è salito a 73 e quello dei morti a 20. Ogni ora anche quel bilancio sale, perché i russi continuano a bersagliare con droni e missili Onyx anche gli ospedali e perfino i soccorritori mentre prestano i primi aiuti sul luogo dell’impatto.

A chi andrebbero indirizzati gli appelli alla pace e al far tacere le armi, qui è del tutto evidente. Come infatti sottolineato ieri dal ministro degli Esteri Kuleba nel corso della conferenza stampa coi giornalisti, «nessuno quanto noi vuole la pace ma noi non abbiamo attaccato nessuno e non abbiamo altra scelta che difenderci». Farlo sarà sempre più difficile, perché secondo le stime di “The Telegraph” entro la fine del mese l’Ucraina finirà i missili antiaerei per proteggere le sue città. Ciò significa che le risorse verranno riallocate in modo da poter abbattere un solo missile su cinque e non più quattro, come accade mediamente ora. Entro 4-5 mesi, invece, Mosca disporrà d’abbastanza droni Fpv (ai quali è quasi impossibile sfuggire) per attaccare ogni soldato ucraino in prima linea. Si tratta di dispositivi letali in grado di puntare il bersaglio anche con dispositivi di rilevamento termico, inseguendolo poi fino a impattargli contro. In campo aperto le armi leggere o automatiche quasi nulla possono contro quel tipo di minaccia.

Emerge dunque la necessità d’intraprendere ulteriori e più stringenti misure economiche contro lo Stato aggressore, la cui economia interna è ormai votata prevalentemente alla Difesa. Da parte sua, l’industria ucraina ha compiuto un autentico miracolo perché in pochi mesi è riuscita a coprire internamente buona parte delle richieste in ambito difensivo. Il think tank “TopLead” stima infatti che la macchina bellica ucraina sia ora in grado di produrre, riparare e mantenere equipaggiamenti e armi per un volume d’ordini pari a 18 miliardi l’anno, di cui però il governo riesce tuttavia a coprire solo il 51,1%.

A livello ingegneristico e d’intelligence militare, Kyiv ha dimostrato di poter competere con chiunque. Basti pensare agli attacchi compiuti coi propri droni nel solo mese di marzo, che hanno ridotto di ben il 13% le capacità nemiche di raffinazione del petrolio. Secondo “Reuters” i volumi d’ammanco causati dall’inattività delle raffinerie russe hanno raggiunto i 3,5 milioni di tonnellate: una cifra dieci volte superiore rispetto ai due anni precedenti. Gli attacchi agl’impianti delle regioni di Samara, Belgorod Kursk, Krasnodar, Rostov, Leningrado, Ryazan, Nizhny Novgorod, Yaroslav e Oryol hanno ridotto di 77,4 mila tonnellate al giorno la capacità produttiva di combustibile della Federazione Russa, indicando come sia stata vincente anche la recente decisione ucraina di non coordinarsi più con nessuno riguardo gli attacchi contro quest’ultima.

di Giorgio Provinciali

Sia la Russia a cessare il fuoco

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2024-03-21 17:48:32

2024-03-21 16:48:32

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2024-03-23 10:38:47

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Nella nostre Unione europea, bombe e bond camminano insieme: uniti nella unanime condanna alla criminale aggressione russa

Bombe e bond camminano assieme, nella nostra Unione europea. I bond, a loro volta, diventano una bomba capace di fare cascare molti muri che ostacolano il cammino dell’integrazione europea. Al di là delle parole e della propaganda, ne sono tutti consapevoli, anche se la consapevolezza non è in sé una soluzione dei problemi da affrontare.

Anche l’ultimo Consiglio europeo – il consesso in cui si ritrovano i governanti dei 27 Paesi Ue – ha ribadito quanto si afferma fin dal febbraio del 2022: la condanna della criminale aggressione russa e il sostegno all’Ucraina. Ogni tentativo di divisione è fallito. Blandizie e minacce di Putin sono state respinte al mittente. Lo stesso Orbán, che ci tiene a mostrarsi il più servile con il Cremlino, è così ben riuscito in questo suo intento da essere isolato e sotto procedura. Due anni fa questo scenario non era affatto scontato e l’averlo realizzato è un indubbio successo politico europeo. Ma non basta.

Sono (i capi di governo) e siamo (noi cittadini) consapevoli che si debba realizzare velocemente una integrazione difensiva europea. Non si tratta di coordinare le forze, ma di fonderle. Quasi tutti i Paesi dell’Ue, comunque i più grandi e armati, sono già parte della Nato e nell’Alleanza Atlantica condividono il coordinamento delle forze difensive. Il coordinamento c’è già, come anche il comando unico. Lavorare a una forza difensiva europea non è quindi sommare le forze armate di ciascuno, ma crearne una unica. Il che comporta quello che c’è già – ovvero una politica estera comune – ma in quel modo ci si impegna a che sia permanente. È moltissimo, ma ancora non basta.

Daniel Gros, economista tedesco di fama ed esperienza globale, ha sottolineato ieri su “La Stampa” quel che qui ripetiamo da tempo: la difesa comune impone industria comune e campioni produttivi europei, non nazionali. E questo porta a scelte che favoriranno la crescita dimensionale e la concentrazione produttiva, escludendo che si prosegua con scelte, gare e ordinativi fatti su base nazionale. Vale a dire che quel tavolo del Consiglio europeo è meglio resti bandito in permanenza, perché si tratta di scelte industriali non solo importanti ma capaci di scatenare egoismi e di esporre chi governa agli attacchi di chi si oppone (anche dentro il governo, come capita in Italia).

Se, per capirsi, un cantiere navale raddoppia le sue commesse gli effetti (positivi) si vedono subito dopo, mentre se una fabbrica deve cedere spazio al più bravo concorrente che si trova altrove gli effetti (negativi) si vedono subito. E subito qualcuno comincerà a specularci, in barba all’interesse nazionale complessivo.

Poi c’è il capitolo quattrini. Come in quello industriale, abbiamo tutti da guadagnarci. Già oggi come europei spendiamo per la difesa più della Russia ma non con altrettanta efficacia, essendo una spesa frammentata in 27 pezzi. Quindi prendiamo i soldi di ciascuno e li mettiamo in una cassa comune? Non facile e, ancora una volta, non basta. Perché la gran parte di quella spesa è assorbita dai costi fissi, è spesa corrente, mentre serve nuova spesa per investimenti. Ci sono margini nei bilanci di ciascuno Stato, ma prenderli da lì innescherebbe subito la richiesta di non contabilizzarli nel Patto di stabilità che, tradotto facile, significa nuovo debito nazionale. Ma essendo per uno scopo comune sarà migliore il debito comune. Logico ma anche egoistico, detto da un italiano: perché il nostro debito costa assai più di quello europeo e quello tedesco costa meno.

Quindi, morale della storia, abbiamo l’occasione di usare la difesa per migliorare la finanza, creando campioni industriali europei in Italia e rinunciando alle piccole rendite della spesa nazionale. Il che comporta un salto integrativo enorme, sicché questo sarebbe ricordato come il governo più europeista dopo il varo dell’euro. Guarda un po’ gli scherzi della Storia.

Ma il tempo è ora, perché dopo avere fermato Putin sarà un’altra storia e dopo non averlo fermato saremmo in guerra.

di Davide Giacalone

Bombe e bond

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2024-03-23 10:38:50

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