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title: Il cimento delle riforme costituzionali
description: "Il parlamentarismo all’italiana ha subìto a partire dalle elezioni del settembre scorso un’evoluzione: non c’è più un primus inter pares."
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date: 2023-05-12
author: Paolo Armaroli
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica, società]
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# Il cimento delle riforme costituzionali

![Parlamento italiano](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-33-16.png)

Il parlamentarismo all’italiana ha subìto a partire dalle elezioni del settembre scorso un’evoluzione: non c’è più un *primus inter pares*, ma un *primus solus*

Non appena entrata con il giuramento nell’esercizio delle sue funzioni, per scrupolo Giorgia Meloni presumibilmente ha riletto l’articolo 71 della Costituzione. Una disposizione che conferisce l’iniziativa legislativa al governo, a ciascun membro delle Camere, agli organi ed enti ai quali sia attribuita da legge costituzionale, nonché a cinquecentomila elettori. Peraltro, senza limitazione alcuna. Ergo, deve aver concluso la presidente del Consiglio,** senza ombra di dubbio anche il governo è legittimato a presentare alle Camere un disegno di legge di revisione costituzionale**. 

Stando così le cose, il ministro per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati ha fatto un primo giro d’orizzonte con i partiti per verificare come la pensassero in proposito. Ma dopo questo primo giro a gennaio, deve aver pensato che dovesse passare la nottata. E così, dopo una pausa di riflessione, ha annunciato che a giugno avrebbe presentato uno schema di disegno di legge *ad hoc*. A questo punto, però, Meloni deve averci ripensato. E con un gioco di prestigio si è sdoppiata: **presidente del Consiglio a Palazzo Chigi, capo della maggioranza parlamentare nella biblioteca del presidente della Camera dei deputati**, dove martedì ha ricevuto separatamente le delegazioni dei partiti di opposizione. 

Perché questo cambio di schema di gioco? Innanzitutto perché ha fatto tesoro dei fallimenti del passato. **Sia il disegno di legge costituzionale Calderoli-Berlusconi del 2005, sia quello Boschi-Renzi del 2016 erano iniziative governative. Sono stati approvati in solitudine in Parlamento, a prescindere dalle opposizioni.** Ma poi sono stati affossati dal popolo sovrano per via referendaria. Perciò Meloni deve aver pensato che errare è umano ma perseverare sarebbe diabolico. E se il governo può essere d’intralcio al successo della revisione della forma di governo, ben venga il dialogo in Parlamento. Piaccia o no, Meloni può affettare al riguardo una calma olimpica. Perché non guarda all’oggi ma al domani più o meno lontano. Come minimo, alla prossima legislatura. Difatti una riforma istituzionale è già in atto. Non a caso si sostiene che Giorgia non sia l’inquilina ma la padrona di Palazzo Chigi. Insomma, il parlamentarismo all’italiana ha subìto a partire dalle elezioni del settembre scorso un’evoluzione. Adesso a Palazzo Chigi non c’è più un *primus inter pares*, come quasi sempre è accaduto in passato, ma un *primus solus*. E cioè un presidente del Consiglio che tra l’altro ha il potere di scioglimento in tasca.

Difatti in questa legislatura non ci sono alternative. E il signore del Colle dovrà trarne le conseguenze. Mentre il potere di revoca dei ministri resterà un pio desiderio fintanto che avremo governi di coalizione. Per il vero, l’*incipit* non è stato incoraggiante. Solo Calenda e Renzi non hanno detto apertamente di no. Mentre i no di Schlein e di Conte hanno qualcosa di surreale perché Meloni non ha per il momento messo sul tappeto una sua ricetta precisa. A questo punto ci si dovrà attenere al motto dell’Accademia del Cimento. Occorrerà provare e riprovare. **E la sede più idonea appare una Commissione bicamerale con poteri a fisarmonica presieduta da una personalità autorevole che favorisca il dialogo tra i partiti.** Come per l’appunto accadde all’Assemblea costituente. Solo come *extrema ratio*, per debellare l’ostruzionismo, la maggioranza farà da sola. A suo rischio e pericolo.

Di *Paolo Armaroli*
