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title: Il complicato rapporto fra governanti e governati
description: Comunque la si pensi, il rapporto tra governanti e governati è maledettamente complicato. Specie nei ordinamenti liberaldemocratici
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date: 2025-03-19
author: Paolo Armaroli
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, società]
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# Il complicato rapporto fra governanti e governati

![governanti-governati](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/03/governanti-governati-1024x639.jpg)

Comunque la si pensi, sta di fatto che il rapporto tra governanti e governati è maledettamente complicato. In modo particolare negli ordinamenti liberaldemocratici, dove si governa con il consenso dei governati

Nelle sue “Memorie” – raccolte da Olindo Malagodi, padre di Giovanni, per molti anni segretario del Pli – Giovanni Giolitti così si esprime: **«Governare gl’italiani non è impossibile, è inutile». Una massima stranamente condivisa da Mussolini.** Comunque la si pensi, sta di fatto che il rapporto tra governanti e governati è maledettamente complicato. In modo particolare negli ordinamenti liberaldemocratici, dove si governa con il consenso dei governati. **Tuttavia, le cose cambiano a seconda di chi dia il La.**

Al riguardo, Cavour aveva le idee ben chiare. Nella seduta del Senato del 26 febbraio 1861, in occasione del dibattito sulla proclamazione dell’Unità d’Italia, afferma: **«Vi sono due sistemi che un Governo illuminato, liberale, desideroso di rimanere in armonia col popolo può seguire: o aspettare che l’opinione pubblica si manifesti e che dopo essersi manifestata eserciti sopra il Governo una certa pressione per ispingerlo più in un senso che in un altro**, per mostrargli la via che ha da seguire; oppure cercare d’indovinare gl’istinti della Nazione, determinare quali siano i suoi veri bisogni, ed in certo modo, spingere lui stesso; essere, in una parola, o rimorchiato, ovvero rimorchiatore». E aggiunge: **«Ho sempre creduto dover seguire il secondo; e mi pare che gli eventi abbiano dato ragione a questa mia scelta».**

Nella seduta della Camera dei deputati del 14 marzo successivo, Cavour concede il *bis*. Dichiara: «Negli ultimi avvenimenti l’iniziativa fu presa dal Governo del Re… fu il Governo che prese l’iniziativa della campagna di Crimea; fu il Governo del Re che prese l’iniziativa di proclamare il diritto d’Italia nel Congresso di Parigi; fu il Governo del Re che prese l’iniziativa dei grandi atti del 1859, in virtù dei quali l’Italia si è costituita». **Il suo governo da un lato rimorchia l’opinione pubblica, cioè i governati; dall’altro si atteggia a comitato direttivo della maggioranza parlamentare.**

Ma il rapporto rimane circolare, perché ogni azione di un governo provoca la reazione dei governati. Ne consegue che ha ragione **Denis Mack Smith quando afferma che la storia costituzionale d’Italia è caratterizzata da una serie di dittatori parlamentari, quali Cavour, Depretis, Crispi e Giolitti; ma ha ragione anche Giuseppe Maranini quando sostiene che il nostro è stato un sistema pseudoparlamentare** dove i governi cadevano come birilli. Una *coincidentia oppositorum*.

Ai tempi della Prima Repubblica, erano i partiti a influenzare con le loro ideologie l’opinione pubblica. I**l Pci di Palmiro Togliatti era un convento dove l’*ora et labora* andava di pari passo con “zitti e Mosca”. E il “centralismo democratico” era Vangelo. Mentre nel Msi poteva capitare che un *leader* carismatico come Giorgio Almirante fosse messo in minoranza e costretto a dire no al divorzio, in compagnia di Amintore Fanfani**, in occasione del *referendum* abrogativo del 1974. Ma da quando i partiti hanno relegato in soffitta le ideologie di una volta e sono diventati liquidi come l’acqua fresca, tutto è cambiato. Berlusconi fu il primo ad avvalersi dei sondaggi per correggere in qualche misura i suoi punti di vista. E tutti gli altri gli sono andati appresso.

**Elly Schlein è ambigua perché soffre la concorrenza a sinistra di Giuseppe Conte, un camaleonte politicamente frigido. E lo stesso vale per Giorgia Meloni. Più che Matteo Salvini**, che abbaia ma non può mordere più di tanto, teme connazionali che sventolano più le bandiere della pace che i Tricolori, che ai cannoni – questi Alberto Sordi dei nostri tempi – preferiscono il burro non guardando oltre la punta del loro naso e sono totalmente sprovvisti di un *idem sentire de republica*. Apolidi in servizio permanente effettivo.

**Nell’alternativa tra Stati Uniti ed Europa, Meloni tifa per l’Occidente, come testimonia il suo intervento di ieri al Senato**: per gli uni, guidati da un Trump che ci sorride, e per l’altra, dove Londra e Parigi si danno un gran da fare. Tutela come può l’interesse nazionale. Ma deve fare i conti con un’opinione pubblica che si allarma al solo sentir parlare di armi e soldati. E così Meloni [si adegua](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/politica-3/).

Di *Paolo Armaroli*
