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Il confronto Tv non s’ha da fare

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Non poteva che avere un tragicomico finale il duello tv fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segreteria del Pd Elly Schlein

Il confronto Tv non s’ha da fare

Non poteva che avere un tragicomico finale il duello tv fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segreteria del Pd Elly Schlein

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Il confronto Tv non s’ha da fare

Non poteva che avere un tragicomico finale il duello tv fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segreteria del Pd Elly Schlein

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Molto rumore per nulla, scrisse il poeta. Ed è anche il tragicomico finale del tanto strombazzato e clamorosamente fallito confronto televisivo fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito democratico Elly Schlein.


Duello affossato dalla prevedibilissima contrarietà dei partiti che si erano sentiti – provate a dar loro torto! – esclusi da una competizione che, in vista di un appuntamento elettorale squisitamente proporzionale, faceva apparire le due contendenti leader di coalizioni e alleanze. Queste ultime o non esistono per le elezioni europee (ribadiamolo, voteremo con il proporzionale secco e soprattutto i partiti della maggioranza di governo sono schierati in gruppi diversi) o non esistono e basta, come nel caso del fantasmatico “campo largo”.

Non poteva che finire così e abbiamo anche l’idea che dalle parti di Palazzo Chigi lo immaginassero e non ne siano particolarmente delusi. Non perché si abbia “paura“ del confronto con la Schlein o si temesse di mettere a repentaglio chissà quanti punti percentuali, ma perché molto più prosaicamente Giorgia Meloni non ha nessun interesse diretto a farsi trascinare dalla leader dem in un confronto fortemente polarizzato, del tutto avulso dai temi propri della campagna elettorale europea, facendo pure arrabbiare gli alleati.

Tutto questo mentre la Meloni continua a essere saldamente prima nei sondaggi, ma deve fare i conti con la fatica del quotidiano, delle scelte impopolari, dei contrasti interni. La fatica di chi governa.
La Schlein, pur fra tutte le titubanze che hanno caratterizzato la sua segreteria, gode di quel naturale vantaggio strategico dell’essere all’opposizione, vantaggio che proprio Giorgia Meloni seppe sfruttare magistralmente nei mesi del governo Draghi. Sullo sfondo, la più che comprensibile rabbia dei partiti esclusi, che consumano così la loro “vendetta“.

La verità è che in campagna elettorale ci sono delle regole, c’è una legge dello Stato che disciplina spazi e tempi dei candidati e delle forze politiche: far finta di ignorarlo, anche se sei la Rai e pregusti il boom d’ascolti affidato all’inossidabile Bruno Vespa, fa abbastanza ridere. Per non piangere.

di Fulvio Giuliani

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