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title: Il generale Vannacci e la voglia di riscrivere la Storia
description: La Storia… secondo Roberto Vannacci. Il vicesegretario della Lega si improvvisa esperto di Storia e la riscrive, a modo suo
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date: 2025-11-10
author: Mario Catania
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categories: [Politica]
tags: [Italia, politica, storia]
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# Il generale Vannacci e la voglia di riscrivere la Storia

![Vannacci](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/Vannacci-1024x639.jpg)

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2024-03-02 09:24:17

2024-03-02 08:24:17

Perché parliamo tanto di un personaggio come il generale Vannacci dalle idee grossolane, più imbarazzanti che pericolose? Il problema non è Vannacci, il problema siamo noi

Perché scriviamo e parliamo tanto del generale Vannacci? A partire dal sottoscritto, sia chiaro, come evidente da queste poche righe o da quelle dedicate al personaggio e alle sue “gesta” nella scorsa estate.

La sua operazione è totalmente scoperta, pienamente legittima… se non per l’ingombrante dettaglio di essere un alto ufficiale delle nostre Forze armate. Circostanza che dovrebbe obbligarlo a una prudenza e a un contegno che non casualmente hanno portato il ministero della Difesa a prendere un provvedimento di notevole gravità nei suoi confronti.

Non è di questo, comunque, che vorremmo scrivere. Tutto sommato sono affari suoi, come la più che probabile candidatura e pressoché certa elezione al Parlamento europeo, una carriera politica la cui parabola possiamo agevolmente immaginare: strombazzate partenze e luci della ribalta e l’inevitabile successivo scivolare nella noia e nell’indifferenza.

Torniamo, piuttosto, alla domanda iniziale: perché ci occupiamo così tanto di un personaggio dalle idee sostanzialmente grossolane, più imbarazzanti che pericolose? Volendo proprio azzardare una risposta: non è per lui, ma per quelli come lui che ne scriviamo e parliamo. Per quel corpaccione d’Italia (è sempre esistito, beninteso) vagamente reazionario, ma fondamentalmente più semplicistico che animato da idee estremiste sul serio.

Un corpaccione cui piace parlare e pontificare, lo faceva un tempo al bar e oggi sui social. Ama darsi di gomito, ammiccare, cercare una tribù di riferimento in cui riscoprire antiche “certezze” nei confronti di una società che cambia troppo velocemente per i suoi gusti.

Chiunque abbia letto la recente intervista del generale al Corriere della Sera vi avrà trovato concetti di una banalità sconcertante, in modo particolare nei passaggi in cui vorrebbe in qualche misura seminare scandalo con l’aria di quello che passa lì per caso: la solita accozzaglia di luoghi comuni da quarta elementare sugli omosessuali, gli uomini con le gonne, una spruzzatina di Dio, Patria, famiglia e riferimenti storici attaccati fra loro con uno scotch di pessima qualità. Francamente, poca roba.

Perché il punto non è lui, ma quel corpaccione che è parte della storia d’Italia. Pronto ad adattarsi alla moda (in questo caso alla moda al contrario) di turno, di accodarsi al leader o presunto tale più fanfarone, rumoroso e inconsistente che si trovi nei paraggi.

Il problema non è Vannacci, il problema non sono mai stati i tanti Vannacci della nostra storia. Il problema siamo noi.

di Fulvio Giuliani

Il Vannacci in noi

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2024-03-02 20:01:57

2024-03-02 19:01:57

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9926

2023-08-23 08:09:16

2023-08-23 06:09:16

Parliamo ancora del caso Vannacci, l'uomo dichiaratosi l'erede di Giulio Cesare, attraverso una lettera arrivata al direttore Fulvio Giuliani

Sono giorni che mi chiedo (e non trovo uno straccio di risposta) cosa scateni tanta pochezza come quella di cui ci stiamo occupando ormai senza sosta. Il “merito” è ovviamente del noto generale verbalmente incontinente.

Vedo il Paese dar spazio a un soggetto che si dichiara erede di Giulio Cesare (noto bisessuale sin dai tempi di Cicerone) prendendolo sul serio, senza portarlo di peso sul palco di Zelig. A un autoproclamatosi saggista che voleva tastare la pelle delle persone di colore in metropolitana a Parigi, per scoprire se al tatto risultasse “diversa”.

Anche io ho una curiosità: esisteranno teste vuote? Fisicamente vuote, intendo, prive di materia grigia. Resterò con l’atroce dubbio. Sta di fatto che ho bisogno di respirare aria pura e allora condivido un messaggio che ho ricevuto nelle stesse ore in cui il nipote di Napoleone assurgeva a notorietà nazionale.

A scrivere è Daria (nome di fantasia, ma tutto il resto è vero): “Buongiorno Fulvio, sono una donna rumena arrivata qui 15 anni fa. Sai, mi fa tristezza questa zavorra che alcuni giovani italiani hanno: abbiamo una sola vita e dobbiamo viverla… io a 15 anni rimasi sola in Romania con un fratello più piccolo da curare. I miei dovevano per forza cambiare Paese per il nostro futuro. A 18 anni ho pagato un amico di famiglia, un poliziotto, per avere due passaporti. Non ne potevo più della solitudine, dell'ennesimo compleanno da sola a guardare dalla finestra. In due giorni eravamo già qui da voi, non voglio raccontarti la reazione dei miei: non avevano una casa loro, non avevano tanto da offrirci, ma io e mio fratello abbiamo iniziato a studiare l'italiano, fare amicizia con i vicini e presto avevano un lavoro. Vero, non abbiamo studiato dopo il liceo e facciamo lavori normali, ma ci siamo mossi, non dipendiamo da nessuno.

Io amo i viaggi, l'Italia e la lettura, ho sposato un sergente dell'Esercito (grande fan tuo) e sono felice. Tante volte la situazione in Italia mi spaventa, vorrei cambiare nazione, ma il mio cuore non mi lascia, mi ha regalato troppo questo Paese, presto diventerò Italiana e ne sono felice.

Mi chiedo cosa si potrebbe fare per dare ai giovani voglia di vivere, di fare della loro vita qualcosa di soddisfacente, ma anche di rispettare l’Italia, pagando le tasse, rispettando le regole. Ci dev'essere qualcosa, altrimenti è tutto molto triste”.

Finisco di leggere e penso a un uomo con tante stelle e poco cuore, che potrebbe dover comandare quel sergente, marito di una donna capace di scrivere questo. Un’immigrata, arrivata con il fratellino da uno di quei posti considerati inferiori dal nipotino di Scipione l’Africano. E mi vergogno per lui.

di Fulvio Giuliani

Vannacci, le parole e la vergogna

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2023-08-23 08:09:16

2023-08-23 06:09:16

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9926

2023-08-18 08:37:27

2023-08-18 06:37:27

L'ultimo libro del generale Roberto Vannacci, "Il mondo al contrario": pura stupidaggine e razzismo o scelta di marketing?

In fin dei conti, il generale di Divisione Roberto Vannacci ha ragione: ha intitolato il suo (ridicolo) libro - un’accozzaglia di stupidaggini che farebbero arrossire un leone da tastiera di Facebook - “Il mondo al contrario”.

È proprio un mondo al contrario quello in cui un generale dell’Esercito - alto ufficiale già al comando di alcuni dei reparti scelti più prestigiosi delle nostre Forze armate, come il Col Moschin e la Folgore - si lasci andare e senza la minima vergogna a una serie di attacchi scriteriati, imbarazzanti e sconfortanti come quelli che il generale è riuscito a mettere in fila contro omosessuali, immigrati, comunità Lgbtq+, persone di colore.

È un mondo al contrario quello in cui l’uomo, dopo una simile impresa, non chiede semplicemente scusa e lascia l’esercito. Per averlo ignominiosamente infangato con le sue idee bislacche messe orgogliosamente per iscritto. È un mondo al contrario quello in cui, anzi, il suddetto parte al contrattacco. Come al solito, accusa di essere stato frainteso (caro generale, il suo è un classico, arriva buon ultimo dopo politici, editorialisti, calciatori e allenatori, fra gli altri).

È un mondo al contrario quello in cui neppure le parole dell’Esercito e del suo stesso capo, il ministro della Difesa Crosetto che ha meritoriamente bollato come “farneticazioni” certe sciocchezze che ci è toccato leggere, inducono il nostro a un esame di coscienza. Almeno formale, con repentina presa d’atto delle inevitabili conseguenze.

Eppure, non possiamo fermarci qui: la sacrosanta azione disciplinare annunciata dall’Esercito farà il suo corso, ma l’opinione pubblica ha il diritto di sapere se certe “idee” trovino cittadinanza, se non certo a livello ufficiale (questo lo escludiamo e senza il minimo dubbio) nei non detti dei comandi dei reparti o anche più in basso, lungo la

scala gerarchica.

Abbiamo profondissima ammirazione per le Forze armate, anche una personale passione per il lavoro da loro svolto con particolare riferimento - tanto per sgombrare il campo da stupidi equivoci - per i nostri straordinari piloti, la nostra gloriosa Marina e l’Esercito che ha saputo fare onore al Paese e a tutti noi in decenni di operazioni internazionali.

Proprio per questo rispetto incondizionato, la passione e il comune amore per i principi costituzionali, gente così non è tollerabile. Vogliamo capire dove arrivino le radici della mala pianta. Senza reticenze, senza alcuna vergogna.

Che a provarla devono essere solo quelli che osano pensare cose come i fini ragionamenti dedicati a Paola Egonu, attaccata senza remore nella Divina Commedia di noartri di Vannacci. Unica colpa dell’azzurra di pallavolo, in certi cervelli spenti, è essere a un tempo orgogliosamente italiana e nera di pelle. Un orgoglio che fa male agli sciocchi irrecuperabili.

di Fulvio Giuliani

Il generale dietro la lavagna

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2023-08-18 08:37:27

2023-08-18 06:37:27

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