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title: Il gioco delle candidature
description: &quot;Il gioco delle candidature può essere dilettevole, purché non diventi ingannevole. Lo è divenuto su due fronti: uno europeo e l’altro italiano&quot;
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date: 2024-05-02
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/il-gioco-delle-candidature/
categories: [Politica]
tags: [Europa, Italia, UE]
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# Il gioco delle candidature

![Candidature](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Candidature.jpg)

Il gioco delle candidature, dell’offrire e del darsi, può essere dilettevole, purché non diventi ingannevole. E lo è divenuto su due fronti: uno europeo e l’altro italiano

**Il gioco delle candidature**, dell’offrire e del darsi, può essere dilettevole, purché **non diventi ingannevole**. E lo è divenuto su due fronti: uno **europeo** e l’altro **italiano**.

**A Maastricht si è tenuto un primo dibattito fra gli *spitzenkandidaten***, ovvero i candidati dei diversi schieramenti alla presidenza della Commissione europea. Si chiamano così in tedesco e sono stati così denominati in tutta l’Unione europea, ma **noi italiani potremmo pretendere che ci sia riconosciuta l’invenzione di tale raggiro**, avendo da anni messo nei simboli elettorali “per Tizio o per Caia presidente”. Trattasi di **raggiro**, perché non si elegge il presidente del Consiglio in Italia e non si elegge il presidente della Commissione in Ue. Tanto più che l’attuale presidente, [Ursula von der Leyen](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/meloni-e-von-der-leyen-ai-lampedusani-stiamo-lavorando/), non era fra gli *spitzenkandidaten* la volta scorsa.

**L’inganno ha effetti turpi, perché se penso di eleggere chi guida il governo europeo poi non ha senso che un governante nazionale possa fermarlo o porre il veto, visto che la legittimazione democratica del primo è ben superiore a quella del secondo. Ma se si elegge direttamente qualcuno** (vale anche per lo scombiccherato dibattito italiano sul presunto premierato) poi servono istituzioni coerenti con quella scelta. Nel caso europeo si dovrebbe sciogliere il Consiglio – ovvero la riunione dei capi di Stato e di governo (difatti sconosciuta negli Stati Uniti) – per poi poter disporre di una Camera con eletti in proporzione alla popolazione (ce l’abbiamo: è l’attuale Parlamento europeo) e di una Camera dove siano rappresentati gli Stati in modo paritario, come il Senato statunitense (che non abbiamo perché non avrebbe senso, non eleggendo noi il presidente).

**Taluno avrà sentito parlare della possibilità che** [Mario Draghi](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/mario-draghi-luomo-giusto/) **diventi presidente della Commissione**; ma come può esistere una simile ipotesi se il cittadino **Draghi** neanche si candida? Perché non è una carica elettiva a suffragio universale. Gli inganni non portano bene alla salute delle democrazie.

**Veniamo al fronte nazionale**. Il problema non è questo o quel candidato, perché se una qualsiasi candidatura è giuridicamente possibile è anche legittima. Chi ha diritto di candidarsi può ben farlo, tocca agli elettori giudicarlo. Il problema è l’inganno degli specchietti per gli elettori allodole. Tralasciamo il fatto che se si esagera con i “detto” o “detta” si finisce con l’usare il linguaggio della criminalità: “detto il libanese”, “detto scarpuzzedda”, “detto er boia” e via andando. Una cosa è che Tizio sia noto come Caio ([Giacinto Pannella detto Marco](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/pannella-luomo-che-seppe-guardare-avanti/)), un’altra abusare di nomignoli e paraculate che degradano tutti.

**C’è però un’altra questione che riguarda tutti e ha a che fare con la moralità politica, che attiene alla coerenza e alla trasparenza**. Un partito può ben candidare chi non è iscritto al medesimo, ma lo fa perché ne condivide le idee. È il partito che si riconosce in quel che l’indipendente sostiene e, quindi, lo espone con orgoglio nelle proprie liste. Del resto, l’indipendente è tale perché non aderisce alla vita di partito, ma ritiene che sia un bene portare voti a posizioni che condivide e – se eletto – di poter fare un buon lavoro con quelle insegne. Se il partito lo candida perché popolare ma non ne condivide le idee, è un partito di demagoghi da quattro soldi. Se il candidato accetta di essere tale senza condividere le idee del partito, è un arrivista da due soldi. Se qualcuno nel partito dice che quello gli fa ribrezzo ma che vota un altro nella stessa lista, si qualifica come ipocrita.

**Vale per le candidature** di chi straparla di razze e diritti, per chi è contro l’invio di armi all’Ucraina e cerca voti per quelli che le approvano, come anche per quelli che detestano i magistrati che fanno politica e poi li candidano.

È così procedendo che la settimana scorsa i parlamentari europei italiani della maggioranza e del [Pd](https://laragione.eu/evidenza/partito-democratico-aspettando-una-strategia/) si sono astenuti sul [Patto di stabilità](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/impatto-stabilita-e-crescita/) e lunedì il governo lo ha approvato all’unanimità. **Una condotta che, più che essere ingannevole, è ridicola**.

di *Davide Giacalone*
