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La natura del putinismo

Da quando Putin è salito al potere, gli abbiamo lasciato fare il lavoro sporco. Proprio sfruttando il putinismo, negli anni, il dittatore ha progettato il suo disegno criminoso: oggi dovremmo iniziare a provare un po’ di vergogna.
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La natura del putinismo

Da quando Putin è salito al potere, gli abbiamo lasciato fare il lavoro sporco. Proprio sfruttando il putinismo, negli anni, il dittatore ha progettato il suo disegno criminoso: oggi dovremmo iniziare a provare un po’ di vergogna.
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La natura del putinismo

Da quando Putin è salito al potere, gli abbiamo lasciato fare il lavoro sporco. Proprio sfruttando il putinismo, negli anni, il dittatore ha progettato il suo disegno criminoso: oggi dovremmo iniziare a provare un po’ di vergogna.
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Da quando Putin è salito al potere, gli abbiamo lasciato fare il lavoro sporco. Proprio sfruttando il putinismo, negli anni, il dittatore ha progettato il suo disegno criminoso: oggi dovremmo iniziare a provare un po’ di vergogna.
Certe volte mi viene da pensare che la malattia di cui è affetto il nostro mondo occidentale sia una sorta di “cretinismo congenito”. Dopo il crollo della Stella Rossa sovietica abbiamo ritenuto che il nostro mondo sarebbe stato migliore, in pace e certamente più benestante, perché nella mappa dei commerci internazionali si era aggiunta la grande madre Russia. Facile no? Le signore degli oligarchi, arricchitisi con le privatizzazioni di industrie un tempo statali e sotto il rigido controllo degli apparati politici del Cremlino, avrebbero finalmente acquistato a caro prezzo i nostri eleganti brand da sfoggiare nei teatri russi o sugli yacht (molti dei quali costruiti nei cantieri italiani) oppure nelle lussuose feste nei più costosi resort delle nostre coste. Tanto c’era lui a garantire: il fratello, l’amico ritrovato, l’uomo della nuova geopolitica di pace Vladimir Putin. Certo, c’era il problema che ci affliggeva e affligge del terrorismo di matrice islamica, i ceceni brutti, sporchi e cattivi: lasciamolo fare a lui il lavoro sporco, usasse pure i gas e lo sterminio anche di coloro che volevano vivere in pace, radesse al suolo intere città delle quali manco conoscevamo l’esistenza. Intanto lui, lo zar, concepiva negli anni il suo disegno, molto simile a quello di “baffone” Stalin, tanto amato e venerato perfino in Italia nelle sedi del Partito comunista, prima che un grande come Giovannino Guareschi ce lo mostrasse nei suoi capolavori con protagonisti Peppone e Don Camillo. Per farci sorridere ma anche riflettere. Un ritratto ironico e inarrivabile del deleterio cattocomunismo che ha fatto danni enormi sul piano politico e soprattutto culturale. Avete idea di quale bagno di sangue, di quante tragedie, di quante guerre civili abbia giostrato Putin, figlio del famigerato Kgb, un vero cekista di puro stampo sovietico salito al trono del Cremlino camminando con aria trionfale sul tappeto rosso, prima di raggiungere il famoso tavolo ovale – manufatto meraviglioso ieri, inquietante oggi – naturalmente made in Italy? Putin è stato molto furbo. Aveva capito che a noi fanno paura i terroristi, i tagliagole, gli estremisti dell’integralismo. Ha usato in molti casi le vite di persone innocenti per consolidare il suo ruolo nella coalizione mondiale contro il terrorismo. Un poliziotto spietato ma utile. Ai massacri, come ai tempi di Stalin, ha fatto seguire le classiche pulizie etniche. La sua ideologia era chiara fin dall’inizio: «Non aspettatevi che le perdite ci frenino. Nemmeno se dovessero essere altissime. Nessuno ci potrà mai spezzare!». Parole di greve retorica sovietica e di logica stalinista. Perché gli interessi della società russa vengono prima di ogni altra cosa. E i nostri interessi, le borse, gli abiti firmati, le preziose scarpe che adornano i delicati piedi delle signore dei mafiosi della grande madre Russia sembrano valere di più della vita di un bambino ucraino. Dovremmo incominciare a provare un po’ di vergogna. Di Andrea Pamparana

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