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title: "Il successo di Meloni: gettato il ponte fra Trump e la Ue"
description: Bilancio più che positivo a Washington per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La disponibilità di Trump a negoziare con l’Ue è molto
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date: 2025-04-18
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [esteri, Italia, Meloni, politica, Trump, usa]
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# Il successo di Meloni: gettato il ponte fra Trump e la Ue

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2025-04-17 19:17:22

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Andato bene l'incontro Meloni-Trump alla Casa Bianca. La premier si dice pronta ad alzare le spese militari, mentre Trump sarebbe ben disposto verso un negoziato con l'Unione europea

La visita di Giorgia Meloni è andata bene. Oltre i saluti di prammatica in perfetto stile Trump, decisamente più importante lo scambio di battute alla presenza dei giornalisti, che ha preceduto il vertice vero e proprio.

Il capo della Casa Bianca ha ribadito di essere intenzionato a trovare un accordo con l’Unione Europea e si è detto ottimista riguardo la possibilità di raggiungere un compromesso. Musica per le orecchie di Giorgia Meloni, che ha subito sottolineato la necessità di parlare con franchezza, per poter trovare un punto comune su cui incontrarsi.

Muovendosi sulle uova, per non urtare la suscettibilità di nessuno e non apparire fuori sintonia con gli altri capi di Stato e di governo dell’Unione e la presidente della Commissione, il capo del governo italiano ha sottolineato come sia sua intenzione trattare al meglio per gli interessi italiani, aggiungendo subito dopo di non poter fare accordi in nome dell’unione. Sembrano sottigliezze, ma non lo sono neppure un po’: è la differenza fra l’accreditarsi come pontiere e apparire pronta a isolarsi.

Meloni non è a Washington per conto dell'Unione europea, ma le sue telefonate con la presidente della Commissione Von der Leyen degli ultimi giorni non lasciano dubbi: spetta a lei sondare il terreno, capire se Trump è disposto a trattare con l'Ue. E così, prima ancora di entrare nel merito del confronto, Meloni ha provato a toccare l'argomento. La risposta di Trump è stata positiva: un compromesso, «trovarsi a metà strada» come auspicato da Meloni, è possibile. Ma, ha aggiunto il tycoon, il motivo non è l'appeasement. «Perché noi abbiamo ciò che vogliono tutti». Il leader della Casa Bianca non ha chiarito a che cosa si riferisse. Forse si riferisce agli Usa come un mercato difficilmente sostituibile, o forse alla potenza militare.

Molti i dossier sul tavolo. Quello sui dazi, innanzitutto. Ma anche Nato, spese per la difesa, forniture energetiche e negoziati sull’Ucraina, rapporti con Vladimir Putin e Xi Jinping. Non a caso Meloni, dopo aver invitato Trump a visitare l'Italia, ha annunciato di essere pronta a raggiungere il 2% del Pil in spese militari: un modo per corteggiare il tycoon dimostrandosi disponibile.

Nell’incontro nello Studio Ovale, ribaditi i concetti di cui sopra, il passaggio più delicato è risultato quello sull’Ucraina. Giorgia Meloni ha dovuto cercare di difendere Zelensky, senza urtare eccessivamente la sensibilità del presidente e non creare le condizioni per un potenziale “incidente”. Ha lasciato sfogare Trump nelle consuete ricostruzioni e giudizi non lusinghieri. E si è ben guardata dall’appoggiare la sua ricostruzione delle origini della guerra e la mano tesa (ribadita) a Putin. Meloni ha intelligentemente atteso che passasse la bufera e si potesse andare al tema successivo, per non rischiare di mettere in pericolo l’esito dell’intero incontro. Chiuso sulle note di una più volte ribadita forte sintonia con Giorgia Meloni. Che riparte alla volta dell’Italia portando in dote parole mai così nette e positive nei confronti dell’Unione Europea. E questo è forse il risultato in assoluto più importante, in prospettiva.

Di Umberto Cascone e Fulvio Giuliani

Meloni a colloquio con Trump alla Casa Bianca: "Rendiamo l'Occidente di nuovo grande" - IL VIDEO

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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata alla Casa Bianca per il suo atteso incontro con Donald Trump

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata alla Casa Bianca per il suo atteso incontro con Donald Trump. Il tycoon l’ha accolta definendola «una grande persona», e rispondendo a un giornalista si è detto «sicuro» di un accordo equo con l’Unione europea. La premier ha il difficile compito di mediare con la sua postura nazionalista, ma ricordando di parlare per l’Europa intera.

di Umberto Cascone

Meloni arriva alla Casa Bianca. Trump: "Grande persona" - IL VIDEO

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2025-04-17 19:20:03

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2025-04-18 07:45:30

2025-04-18 05:45:30

Finisce "zero a zero" l'incontro tra Trump e Meloni alla Casa Bianca. Ma non nel senso di cancellazione dei dazi reciproci, come auspicato dalla premier: tra Ue e Usa servirà uno spareggio

Ieri a Washington era una giornata serena, non pioveva e l’aria era fresca. Per il resto non tirava una bella aria. L’incontro alla Casa Bianca s’è svolto con le due parti che hanno avuto cura di lasciar trasparire cordialità e apprezzamento. E non è poco, vista la condizione.

Sono state chiare tre cose. Primo: quel che il governo italiano chiedeva non era di negoziare direttamente ma che si aprisse un negoziato con l’Unione Europea. Secondo: la spesa nazionale in ambito Nato sarà aumentata, secondo gli impegni presi e oltre. Terzo: compreremo più gas americano. Sul primo punto il consenso da parte americana era scontato, perché è stato proprio Trump a riconoscere per tempo che l’interlocutore è la Commissione europea e non i governi nazionali. Sul secondo gli ospiti sono stati generosi nel riconoscere che la spesa italiana ha già raggiunto il 2% del Pil. E puntigliosi nel sottolineare che serve di più.

Intanto non c’è fonte economica che non si impegni a prevedere un rallentamento della crescita globale grazie alla lungimirante politica dei dazi. Baldanzosamente sostenuta dalla Casa Bianca, quotidianamente rilanciata, sospesa, ribadita ed esagerata. Più variabile del meteo ma in un annuncio di burrasca che, da settimane, semina incertezza e sposta il dibattito globale sulla guerra commerciale. Che si spera non sia una guerra, ma come tale è stata impostata e come tale diffonde il virus dell’incertezza. Che già di suo è in grado di far fuori parte della crescita altrimenti possibile.

La Banca centrale europea ieri ha ribassato dello 0,25 il tasso di sconto. Il settimo ribasso consecutivo. Reso possibile da un’inflazione placata e ricondotta alla governabilità e reso necessario proprio dal rallentamento della crescita economica. Contemporaneamente la Banca centrale americana, la Federal Reserve, annunciava che non procederà al ribasso, tenendo il tasso di sconto oramai significativamente sopra quello europeo.

Eppure il dollaro continua a essere fiacco e il presidente della Fed Jerome Powell ha detto in modo chiaro quel che plotoni di economisti avevano già visto: l’uso dissennato dei dazi non soltanto farà crescere i prezzi – quindi l’inflazione – negli Stati Uniti, ma aumenterà la disoccupazione frenando la speranza di crescita. Un effetto opposto a quello declamato da Trump. Il quale ha pensato bene di reagire minacciando l’indipendenza della Fed e reclamando la rimozione di Powell. Tutti ingredienti che compongono il cocktail perfetto perché gli investitori in Borsa decidano di andare a bere altrove. Difatti le Borse hanno continuato il loro viaggio nella mestizia.

A rendere l’aria pesante contribuiscono oltretutto i fronti diplomatici. Sui quali la nuova guida americana s’era lanciata a passo di carica promettendo il mai visto e che, in effetti, non s’è visto. Anche lì: teste e lische, con improbabili mediatori a far la parte più del luccio che del navigato pescatore. Ed è sul tema Ucraina che le posizioni rimangono lontane, come si è visto anche ieri.

La stampa italiana ha provato a essere incoraggiante con la presidente del Consiglio, inventando un “primo capo di governo europeo da Trump”. Essendo la Francia ancora al suo posto se ne deduce che sarebbe la prima dopo l’annuncio dei tassi. Sicché anche la prima a non aver potuto cancellarli. Cosa, del resto, che nessuna mente ragionevole poteva pensare di chiederle. Si era partiti con la speranza di uno “zero a zero” inteso come cancellazione dei dazi reciproci (ma prima erano bassi e ci si campava bene), subito rigettata da Trump.

Si è ripiegato su uno “zero a zero” nel senso che non s’è concluso molto. Fra Usa e Ue si farà poi lo spareggio, possibilmente senza minacciarsi e senza darsi dei parassiti. A quel punto un accordo si troverà. Dopo di che Trump ha dichiarato che gli Usa sono stati «imbrogliati» da tutto il resto del mondo. Il che, a rigor di logica, significa che noi siamo degli imbroglioni, sebbene comporti anche che loro (e lui è già stato presidente) non siano proprio dei fulmini di guerra. Ma la logica non sempre è invitata.

Di Davide Giacalone

Zero a zero tra Trump e Ue: servirà uno spareggio

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2025-04-18 07:45:35

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