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title: Bene una politica Italia-Africa, ma non da soli
description: "Sono materie che maneggiano la sicurezza nostra e altrui, sicché richiedono una forza più grande: l'Europa Buona l’intenzione di volere costruire una politica con i Paesi africani, ma sconfortantemente ingenuo raccontare che sia la prima volta o che nessuno ci abbia mai pensato prima. Passi per le r..."
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date: 2024-01-31
modified: 2024-02-01
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [esteri, Italia, politica]
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# Bene una politica Italia-Africa, ma non da soli

![Italia Africa](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-833.jpg)

Sono materie che maneggiano la sicurezza nostra e altrui, sicché richiedono una forza più grande: l'Europa

**Buona l’intenzione di volere costruire una politica con i Paesi africani**, ma sconfortantemente ingenuo raccontare che sia la prima volta o **che nessuno ci abbia mai pensato prima**. Passi per le ragioni della propaganda, ma a esagerare si sembra avventati. Ci sono una storia di piani europei, una collana di riunioni del G7 con apposita sessione dedicata all’Africa e una buona collezione di iniziative italiane, dal terzomondismo di stampo dossettiano e lapiriano all’attività di Romano Prodi. **Commovente la promessa di non voler avere approcci predatori o colonialisti, come se ce ne fosse la forza**. Ove voglia suonar critica alla Cina e alla Russia è un approccio perdente, ove si voglia attaccare la Francia è pure peggio.

**Qui non si tratta di scoprire la propria Africa, semmai di partire dalla constatazione che l’Africa è un Continente, non una realtà politica o statuale.** L’Africa esiste sulla carta geografica, quelli con cui si devono avere rapporti sono gli Stati africani. Sapendo che ve ne sono di disponibili e di dipendenti da influenze altrui, di interessati a favorire investimenti e di debitori per investimenti cinesi, alcuni stabili istituzionalmente e altri in guerra interna, di cui una ventina con accordi militari fatti con la Russia di Putin. **Certo che siamo interessati alla collaborazione in materia energetica, ma alcuni di quelli con cui avremo a che fare – come l’Egitto – hanno già accordi con i russi di Rosatom per la costruzione di centrali nucleari.** E nessuno creda che la faccenda non abbia conseguenze politiche, tanto più che noi corriamo loro appresso per avere materie prime energetiche che ci consentano di non dipendere dalla Russia e quelli attivano le centrali atomiche che noi non costruiamo, facendole realizzare ai russi.

**Gli africani poveri, quelli cui si dovrebbe correre in soccorso, sono concentrati in aree di guerra o sottoposte a incursioni terroristiche, sicché ci si dovrebbe andare con le Forze armate**. Difatti non ci si va, se non con privati volontari che corrono rischi enormi. Gli africani con cui fare affari sono altri: **Paesi giovani non perché muoiono in fretta, ma perché la natalità è vivace e la voglia di crescere anche**. Sono quelli che hanno già la natalità in rallentamento, perché i giovani e soprattutto le giovani vanno a scuola e costruiscono per sé una vita più consapevole. **Qui c’è ampia materia per sviluppare assieme ricerca e innovazione**, per sfruttare la loro crescita economica (da parte nostra) e il maggiore sviluppo tecnologico (da parte loro). Ma ciò comporta una forza politica e una determinazione operativa che siano stabili nel tempo. **Si deve partire dal lavoro fatto, non dal «Nessuno mai prima di me».**

**Questa storia, che ci palpita in mano, comincia non nella notte dei tempi ma dopo l’invasione russa dell’Ucraina.** Allora il governo italiano (Draghi) fu il più veloce a chiudere il cavallo russo in scuderia e a montare su altre selle.** Fu un problema enorme, ma ci diede un doppio vantaggio: i primi ad affrancarci da una forte dipendenza e quelli collocati nel passaggio dei gasdotti utilizzabili e realizzabili.** **Ed è da quel colpo lesto e ben piazzato che può partire la pretesa di un ruolo italiano in Africa. Ma non (solo) a nome proprio, bensì in conto europeo.** Perché non siamo i soli ad avere bisogno di gas – quella più nei guai è la Germania – e perché non siamo i soli desiderosi di vedere aumentare gli scambi con le aree africane in veloce crescita. Ma non siamo in grado di farlo da soli. **Sono materie che maneggiano la sicurezza nostra e altrui, sicché richiedono una forza più grande.**

**A Roma la presenza significativa era quella dei vertici istituzionali dell’Unione europea, con un capovolgimento delle posizioni politiche passate di chi ora governa.** Ma questo, come molto altro, chiede più integrazione europea. In Africa non hanno l’anello al naso: se non lo si dice si toglie credibilità alle declamate intenzioni. **Non basta metterci il cappello sopra, ci si deve mettere la testa dentro.**

di *Davide Giacalone*
