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title: "L&#8217;Italia, un Paese governato dall&#8217;astensione"
description: "Il 50% degli aventi diritto diserta ogni tornata elettorale ma nessuno sembra farci caso mentre montano le illusioni in politica"
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date: 2024-03-13
author: Carlo Fusi
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categories: [Politica]
tags: [elezioni, politica]
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# L&#8217;Italia, un Paese governato dall&#8217;astensione

![L&#8217;Italia, un Paese governato dall&#8217;astensione](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Evidenza-sito-2-4.jpg)

Il 50% degli aventi diritto diserta ogni tornata elettorale ma nessuno sembra farci caso mentre montano le illusioni e i fuochi fatui in politica

Il rutilante e mai domo panorama politico italiano si spinge laddove nessuno mai si era inoltrato: **strumentalizzare l’astensione, piegare il non voto alle proprie specificità e convenienze**. Così accade che nel caso in cui vinca uno schieramento la metà dell’elettorato che non va a votare è considerato un male necessario ma non così importante; se al contrario a vincere è lo schieramento opposto quella metà mancante è un attentato alla democrazia.

**Il fatto che il 50% circa degli aventi diritto a ogni tornata elettorale diserti le urne solleva altissimi e ultra ipocriti lai e contemporaneamente sparge indifferenza e non cale**: il modo migliore per non risolvere il problema. **Siamo un Paese governato dall’astensione**, ma invece di impegnarci in confronti e analisi possibilmente non banali e non sloganistici preferiamo chiudere gli occhi e pensare al prossimo turno, tanto da noi una campagna elettorale non si nega a nessuno e sono più frequenti le aperture di seggi qui o là che le piogge che bonificano il terreno (colpa del cambiamento climatico, ovvio, mica dei partiti che preferiscono stare a guardare).

**Il risultato è che chi vince e dunque governa lo fa con il 25% dei consensi:** e poi con fare compunto nei *talk show* ti spiegano che la democrazia è fragile. Ci sarebbe da assegnare il premio Gac (sarebbe: Grazie Al… meglio non spiegare, giusto?), ma lasciamo perdere.

**Tuttavia c’è un altro dato, più inquietante**. Infatti fra le conseguenze maggiormente patologiche della campagna elettorale permanente non c’è soltanto che gli elettori si stancano della corrida di *fake news* e vanno al mare ma anche – e qui c’entrano eccome le responsabilità dei *media* – che **ogni scrutinio diventa una ordalia, ogni consultazione viene presentata e vissuta come l’inizio della fine** (dell’avversario, *of course*), ogni conteggio diventa fondamentale per le sorti dell’Italia. Naturalmente non è così ma giornali, tv e *social* alimentano come forsennati il clima di contrapposizione e di scontro. Che poi resti un mucchio di cenere (sfidiamo a ricordare fra un paio di settimane i nomi dei vincenti) non è considerato un problema.

Con inesorabile puntualità ogni volta pagine e pagine di giornale, ore e ore di dibattito tv, milioni di *post* sono dedicati al **tema delle alleanze larghe, strette, larghissime, inesistenti** (che di tutta evidenza lasciano freddi gli elettori) piuttosto che al merito delle questioni. **Forse sarebbe il caso di invertire la tendenza**. Forse servirebbe fare tesoro di una lezione semplice: chi vince ha il diritto-dovere di governare e chi perde deve sgombrare il terreno preparandosi a vincere la volta successiva, sempre che convinca la maggioranza degli elettori – non esageriamo: basta appena il 25%… – a cambiare cavallo.

Per cui** sarebbe auspicabile che il centrodestra si dedicasse con maggiore determinazione all’arte del governo** piuttosto che dilettarsi con il vezzo del litigio un tanto al chilo e il centrosinistra – ma meglio sarebbe dire il Pd: i Cinquestelle sono un mondo a parte – bene farebbe a logorare la maggioranza sulle cose concrete e non sugli artifizi da comizio. Ben sapendo che esiste una differenza sostanziale. Bene o male (a volte malissimo) il centrodestra da trent’anni coltiva un proprio profilo di alleanza e riesce a presentarsi come tale alla *competition* per la vittoria. Questo perché ha una ‘visione’ (e poco importa se per molti versi la medesima ha i caratteri di mera illusione), possiede un’idea di Paese più o meno condivisa. **Niente del genere vige a sinistra, dove il canovaccio preferito è andare ognuno per conto proprio ricercando la possibile egemonia **(Gramsci ci perdoni) sulle astrattezze invece che su un programma di misure realistico, convincente, affidabile.

Le illusioni del centrodestra restano, quelle del centrosinistra sono fuochi fatui. Che strano Paese.

*di Carlo Fusi*
