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title: L’Autonomia differenziata e i luoghi comuni sul Sud
description: Sull’autonomia differenziata ci sono la grande polemica politica, le urla all’Italia spaccata e tanto altro
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date: 2024-06-22
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Politica]
tags: [Italia]
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# L’Autonomia differenziata e i luoghi comuni sul Sud

![L'Autonomia differenziata](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/LAutonomia-differenziata.jpg)

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2023-02-05 15:00:42

2023-02-05 14:00:42

Sull'autonomia ogni partito vuole ergersi a paladino di una o dell'altra frangia. Ripercorrendo la storia recente si scova un infinito cambio di ruoli, sempre a caccia del consenso

Non ci sono vincitori perché non possono essercene. Sull’autonomia nelle sue diverse declinazioni nel corso dei decenni (è bene ricordare che la regionalizzazione del nostro Paese è sancita dalla Costituzione e che le Regioni medesime furono create nell’ormai arcaico 1970) si sono esercitati tutti. Recitando a turno il proprio ruolo in commedia da paladini dell’autonomia o del centralismo a seconda delle mode del momento, degli equilibri politici, delle convenienze e dei dividendi elettorali. Nessuno (dicasi nessuno) può accampare con una qualche ragione particolari meriti.

Abbiamo scritto di come i disastri attuali della sanità in Italia – la follia dei venti diversi servizi regionali, del perenne dissesto economico e della tragica differenza nell’assistenza ai cittadini – siano il frutto malato della sciagurata riforma nel 2001 del Titolo V della Costituzione, voluta dal centrosinistra per tamponare con le mani le enormi falle di un’inevitabile sconfitta elettorale in arrivo. Cinque anni dopo fu la “devoluzione” (ricordate?), l’architettura molto più politica che costituzionale ideata da Silvio Berlusconi per tenere insieme le diversissime anime della sua maggioranza: dal secessionismo delle origini della Lega al centralismo storico della destra.

Passò, per poi essere affondata dal referendum confermativo del 2006. Allora, a urlare contro i rischi degli eccessi dell’autonomia era il centrosinistra, che aveva evidentemente dimenticato di essersi lanciato gioiosamente nel disastro della riforma del Titolo V appena un lustro prima. Lo stesso centrosinistra, in salsa renziana, ci riprovò dieci anni dopo, andando a schiantarsi nel 2016 su un nuovo referendum confermativo, follemente tramutato dal leader del Pd in un giudizio universale sulla sua persona. Ovviamente, allora il centrodestra – aiutato da una marea di malpancisti che non vedevano l’ora di liberarsi di Matteo Renzi – si schierò contro la riforma costituzionale.

In questo infinito girotondo siamo arrivati all’“autonomia differenziata”, parte del programma della coalizione trionfatrice il 25 settembre 2022 e appena licenziata dal Consiglio dei ministri con il consueto corollario di paroloni e immagini a effetto (da «Giornata storica» a «Italia sfasciata»), palesi esagerazioni per una riforma accolta dall’indifferenza dei cittadini. Come dar loro torto, dal momento che degli ambiti e dei limiti di questa nuova autonomia su base regionale nessuno può saper nulla, perché non definiti e rimandati alla severa analisi della presidenza del Consiglio dei ministri prima e del Parlamento poi. Al massimo si può procedere per esclusione: la scuola per carità, che già è messa male di suo, la sanità è già regionalizzata e così via. Dovremmo appassionarci al ritorno delle Province, proposto dal leader della Lega? Improbabile.

Così quello che resta sono le posizioni che continuano a vorticare, come se fosse sempre possibile sostenere tutto e il suo contrario. Si pensi all’aspirante leader del Partito democratico Bonaccini, ieri favorevole all’autonomia differenziata e oggi suo fiero avversario per non concedere ulteriore spazio politico al Movimento 5 Stelle neocentralista e assistenzialista.

Fra nove giorni si voterà per le elezioni regionali e vedremo quanto potrà pesare in Lombardia e nel Lazio, in un senso o nell’altro, lo squillo di trombe sull’autonomia che nessuno ha capito cosa sia. Subito dopo, in teoria, si dovrebbe cominciare a lavorare sul serio. Auguri.

Di Fulvio Giuliani

Le porte girevoli dell'autonomia differenziata

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2023-02-04 16:45:58

2023-02-04 15:45:58

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16910

2024-02-05 09:39:19

2024-02-05 08:39:19

Cosa c'è di peggio dell'autonomia differenziata? Il suo dibattito, per nulla recente. Proviamo a capire cosa sta accadendo in merito

Si potrebbe usare questa formula: peggio dell’autonomia differenziata c’è il dibattito (si fa per dire) sull’autonomia differenziata. È una formula e, quindi, ha tutti i difetti del riassunto. Tuttavia qualcosa di vero c’è: alla prima approvazione, in Senato, della legge Calderoli ha fatto seguito una risposta infuocata dell’opposizione che con il Pd e il M5S ha minacciato di raccogliere le firme per andare al voto referendario e tentare così di abrogare la (eventuale) legge. Un pasticcio grande non quanto una casa ma quanto una montagna.

Un (eventuale) referendum avrebbe infatti come oggetto la legge e non la Costituzione e si dà il caso che la legge è soltanto la (superflua) conseguenza della Costituzione. Dunque che si fa, si abroga la Costituzione? Inoltre, l’autonomia è prevista in Costituzione perché fu il centrosinistra nel 2001 a inserirla e, dunque, oggi il centrodestra realizza ciò che ieri il centrosinistra costituzionalizzò. Ce n’è quanto basta per chiamare in causa Pirandello, Ionesco, Beckett.

Purtroppo, non abbiamo a che fare né con la letteratura né con il teatro, ma con l’assurdità senz’altro sì. Qualche anno fa, quando non c’era il governo Meloni, era proprio il centrosinistra che voleva tradurre in atto la riforma dell’autonomia. Oggi che è cambiato il cavallo è cambiata anche la politica. Tanto che – per fare un esempio fra i tanti – Vincenzo De Luca nel 2019 chiese l’autonomia mentre oggi sostiene che la legge Calderoli è anti-risorgimentale e l’Italia unita si è realmente realizzata soltanto con la Grande guerra con il sacrificio dei ragazzi del Sud. Si cambiano non solo le carte in tavola – in particolare la Carta costituzionale – ma anche la storia patria che proprio nel Mezzogiorno, prima della guerra del 1915-18, ha visto nascere l’Italia unita con le idee e con gli uomini del Sud. Può darsi che la riforma autonomistica non sia una bella cosa, ma la risposta del centrosinistra che grida allo scandalo dopo averlo creato è la toppa peggiore del buco.

Ma ce n’è anche per il governo. Nel giro di una riunione o due di maggioranza, la presidente del Consiglio è passata dal presidenzialismo al semi-presidenzialismo al non meglio precisato premierato. La Lega partì con la secessione, approdò al federalismo e ora è giunta all’autonomia. Una specie di svendita delle riforme a basso costo. Siamo sicuri che tutti davvero vogliano ciò che dicono di volere?

A ben vedere sembra che tutti tengano soprattutto alla propria misteriosissima ‘identità’: il partito di maggioranza relativa issa la bandiera dell’elezione diretta del capo del governo; la Lega sventola la bandiera dell’autonomia; l’opposizione si straccia le vesti e dice di armarsi e partire in nome dell’eguaglianza. L’obiettivo, al momento, è rappresentato dal voto europeo di giugno. Tutti hanno bisogno di una bandierina da sventolare per condurre la solita orrenda campagna elettorale senza argomenti e senza problemi (eppure non scarseggerebbero né i secondi né i primi). Fra il dire e il fare c’è di mezzo non solo il classico mare ma proprio le elezioni europee e l’ultima volta che si votò per l’Europa si entrò con un governo e si uscì con un altro esecutivo.

Commettere due volte lo stesso errore sarebbe non da criminali ma da stupidi. Ma la storia ha un suo peso e in questo caso ci dice che il teatro con cui la politica si autorappresenta è troppo, eccessivamente assurdo per essere preso sul serio. Tutto sembra concepito per non essere fatto. Ma attenti con gli equilibrismi spericolati. A volte lo schianto arriva quando nessuno più se lo aspetta. È già accaduto.

di Giancristiano Desiderio

Giravolte sull'autonomia differenziata

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2024-02-05 12:52:27

2024-02-05 11:52:27

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