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title: La Cassata, la Corte di cassazione e l’autonomia differenziata
description: La Corte di cassazione considera regolari le richieste dei due referendum abrogativi della legge sull’autonomia differenziata. Ne ammette uno
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date: 2024-12-13
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [Italia]
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# La Cassata, la Corte di cassazione e l’autonomia differenziata

![Corte di cassazione](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Corte-di-cassazione.jpg)

2024-12-12 11:58:25

2024-12-12 10:58:25

Cade il quesito sull'abrogazione parziale proposto dai 5 Consigli regionali a maggioranza di centrosinistra: Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna e Puglia

Via libera dalla Cassazione al referendum per l'abrogazione totale sulla riforma dell'Autonomia differenziata. Questo è quanto deciso oggi dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha svuotato i contenuti principali della riforma firmata dal ministro Roberto Calderoli, bocciandola parzialmente. L'Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione ha così deciso per l'abrogazione totale, facendo di fatto cadere il quesito sull'abrogazione parziale - proposto da cinque Consigli regionali a maggioranza di centrosinistra (Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna e Puglia). Secondo la Suprema Corte, infatti, le norme messe in discussione sono già state cancellate dalla Consulta.

Ora la decisione definitiva spetterà alla Corte Costituzionale che si riunirà a gennaio dopo aver parzialmente bocciato la legge Calderoli lo scorso novembre. L'autonomia differenziata, aveva sancito la Corte, non è incostituzionale in sé, in quanto non contrasta con i principi fondamentali come l'unità della Repubblica. Il nuovo giudizio sarà ora incentrato sul legame tra l’Autonomia e la legge di bilancio che secondo i sostenitori del referendum è puramente strumentale.

Di Claudia Burgio

Autonomia differenziata, dalla Cassazione via libera al referendum per l’abrogazione totale

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2024-12-12 22:10:10

2024-12-12 21:10:10

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2024-11-15 08:16:33

2024-11-15 07:16:33

La Corte assicura che la legge è costituzionale. Ma eccepisce su almeno due punti, che si riveleranno decisivi

La sentenza della Corte costituzionale è equilibrata ma dirompente. Ricordiamo che dopo l’approvazione della legge relativa al regionalismo differenziato quattro Regioni (Campania, Toscana, Puglia e Sardegna) avevano eccepito la sua incostituzionalità, difesa invece dall’Avvocatura dello Stato e dalle memorie di tre Regioni (Lombardia, Piemonte e Veneto). La (pessima) riforma del 2001 – da cui la legge discende – fu voluta e votata dalla sinistra, mentre oggi a caldeggiarne l’applicazione è chi vi si oppose e a osteggiarla chi allora fu favorevole. Spettacolo non commendevole.

La Corte assicura che la legge è costituzionale. Ma eccepisce su almeno due punti, che si riveleranno decisivi. Intanto è da escludersi che i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) possano essere fissati dal governo, occorrendo un voto parlamentare, così come anche per il loro aggiornamento. Subito dopo l’approvazione della legge una parte della stessa maggioranza – nonché talune Regioni governate dalla destra – quasi si pentirono, ma osservarono che nulla sarebbe partito se non dopo la fissazione dei Lep. Che ora risulta più complessa.

Il secondo rilievo è relativo al fatto che non si dovranno trasferire delle materie o gruppi di materie dalle competenze nazionali a quelle regionali, ma semmai specifiche funzioni legislative e amministrative, comunque dopo un voto parlamentare (già previsto dalla legge). Ciò sposta nel futuro e nell’incerto quel che taluni davano per stabilito e già acquisito.

Di Davide Giacalone

Autonomia differenziata, illegittime alcune disposizioni

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2024-11-15 17:02:02

2024-11-15 16:02:02

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2024-06-22 17:24:27

2024-06-22 15:24:27

Sull’autonomia differenziata ci sono la grande polemica politica, le urla all’Italia spaccata, alla secessione strisciante e al centralismo burocratico che tutto soffoca

Sull’autonomia differenziata ci sono la grande polemica politica, le urla all’Italia spaccata, alla secessione strisciante e al centralismo burocratico che tutto soffoca. C’è lo sfinente rimpiattino, in cui da sinistra si accusa la destra di voler fare esattamente ciò che la sinistra ha cominciato a fare con la riforma del Titolo V della Costituzione (sciagurata e completata in tutta fretta sulla spinta dell’incubo del tracollo elettorale che poi arrivò).In questo schema c’è già una secessione ed è quella di sempre fra il Nord operoso e avanzato e il Sud con il cappello in mano. Come l’ossessiva retorica dei presidenti di Regione (anche di centrodestra) e di uno stuolo di intellettuali fa apparire il Meridione.

Come se il Sud potesse solo attendere mance dallo Stato per mantenere un elefantiaco impiego pubblico, aziende partecipate o decotte. Scritto da un meridionale, una visione intollerabile.I recenti dati dello Svimez sottolineano quanto di vitale ci sia nel tessuto imprenditoriale del Sud, con una crescita in percentuale sugli ultimi anni superiore a quella del Nord. Questo quasi non intacca le enormi differenze cementatesi in un secolo e mezzo abbondante di vita unitaria, ma dovrebbero invitare i politici del Sud a non cercare voti soltanto sulla base del piagnisteo. Prima che torni utile anche la solita balla del Sud ricco e moderno sotto i Borboni, spogliato dai cattivoni piemontesi.Facciamo questo esempio perché crediamo che il Sud non abbia bisogno di nostalgia senza abili storici, di raccontarsi delle “verità“ prive di fondamento per rafforzare il proprio orgoglio. Quest’ultimo deve risiedere in una capacità imprenditoriale e professionale di primordine, nella consapevolezza che le tante, proprie aziende in grado di emergere a livello internazionale lo fanno dribblando svantaggi competitivi infrastrutturali pazzeschi.

Provateci voi a far partire della merce dalla Puglia o dalla Calabria e reggere nell’export la concorrenza tedesca o francese.Quello per cui i presidenti delle Regioni del Sud dovrebbero fare fronte comune è garantire le infrastrutture senza le quali nessuno sviluppo è possibile nel mondo di oggi. Il problema reale non è vedere nell’autonomia differenziata (quando?! Campa cavallo…) il rischio di avere meno soldi ma la riserva mentale per cui - se messo davanti alle proprie responsabilità e lasciato privo del maledetto assistenzialismo - il Sud non sarebbe capace di far nulla.Chi lo ha detto? Dov’è scritto? Perché mai dovrebbe essere vero? Sbaglieremo (crediamo di no), ma è proprio nell’assistenzialismo in quanto tale, nei soldi trasferiti senza chiederne conto e per comprare voti, tacitare le coscienze e tener buoni gli scansafatiche che si annida la perdurante, profonda tragedia del meridione d’Italia.Chi dovrebbe farsi carico di rappresentare queste esigenze, sfuggendo alla retorica e al vittimismo facile-facile? Una delle tante domande senza risposta.

di Fulvio Giuliani

L’Autonomia differenziata e i luoghi comuni sul Sud

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2024-06-22 17:24:30

2024-06-22 15:24:30

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