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description: Mancano solo 12 mesi, giorno più giorno meno, alle prossime elezioni e la classe politica sembra occupata su TikTok
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date: 2022-05-02
modified: 2022-04-30
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-classe-politica-su-tiktok/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, politica]
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# A 12 mesi dal ritorno alle urne, la nostra classe politica si cimenta su TikTok

![Tra 12 mesi il voto e i politici fanno propaganda su TikTok](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-3-6.jpg)

Mancano solo 12 mesi, giorno più giorno meno, alle prossime elezioni e la classe politica sembra occupata a rimpinguare seggi senza criterio e fare propaganda su TikTok. E il futuro? Un vorrei ma non posso.

Le **elezioni del 6 aprile 1992 sono considerate l’addio della prima Repubblica**. Vi parteciparono per l’ultima volta con i rispettivi simboli Dc e Psi: il Pci già non c’era più, spezzato in due tra Pds e Rifondazione. Umberto Bossi aveva battezzato la Lega Nord.

**Il pentapartito**, anche se il Pri si era praticamente defilato, **ottenne quasi il 55% dei voti**: **appena due anni dopo**, con lo scioglimento del “Parlamento degli inquisiti” deciso da Oscar Luigi Scalfaro, **era morto e sepolto**. Rastrellare consensi, perfino maggioritari – avendo però un’identità fluttuante e programmi politici appena abbozzati o semplici rimasticature tirate fuori dai cassetti – non garantisce sopravvivenza politica, specie se tira aria di burrasca (*remember* Mani Pulite?) e servono ancoraggi forti e consolidati. A cominciare dalla politica estera. **Per cui facciamo un salto di trent’anni e veniamo ai giorni nostri**.

Dopo il colpo di maglio della pandemia ora **è il ritorno della guerra in Europa a scuotere il Palazzo della politica**. **Tra dodici mesi, giorno più giorno meno, gli italiani saranno chiamati alle urne**: forse che partiti e movimenti (a proposito: smettiamo di chiamarli così, anche il M5S è diventato un partito, hip hip urrà…) hanno imparato la lezione del 1992 e varato la terza Repubblica delle Responsabilità? Pur con tutta l’indulgenza possibile, la risposta è un desolante no.

O meglio: arroccati nelle loro stanze inaccessibili ai mortali, **segreterie e gruppi di comando continuano a stilare le liste dei candidati da appendere fuori delle aule scolastiche** con l’obiettivo di raggranellare il massimo di voti, scandalizzandosi come scontrosi Gattopardi quando si accorgono che alle urne si presenta ormai poco più della metà degli aventi diritto: nel 1992 i votanti furono l’82%. Poco importa, quel che conta è assommare seggi magari al riparo di etichette di coalizione che sono nient’altro che inganni. Salvo lodevoli ma risicatissime eccezioni, nessuno si domanda: ok, **ma poi con questi voti e questi seggi che ci facciamo? La nota più desolante è che non se lo chiedono più neppure gli elettori.** Vanno dove li porta il cuore. E la capacità di sopportazione.

**Però un Paese non può fare così. Non può recidere il futuro considerandolo una propaggine fastidiosa del presente**. Non può non avere la necessaria lungimiranza per capire dove stia andando ed eventualmente quali sterzate dare per rimanere al centro della carreggiata. Eppure da noi non si fa.

Partiti e forze politiche si cimentano sul TikTok (riferimento tutt’altro che casuale) dei sorrisi ammiccanti e dei *post* caramellosi, evitando accuratamente di confrontarsi sul che fare e come farlo, adottando la bussola della credibilità. Succede il contrario. **I programmi sono promesse vaghe e cangianti a seconda del *partner* con cui fare il governo**: basta guardare quanto successo in questa legislatura con il Conte 1 e 2. Le identità sono scoloriti ghirigori su cui appiccicare il *post-it* che fa più comodo al momento opportuno.

**E il futuro diventa il tappeto onirico del vorrei ma non posso. O meglio: del non mi conviene**. Così la politica diventa affare di pifferai magici. Che conducono dove sappiamo.

 

*di Carlo Fusi*
