La pericolosa tentazione dei politici social
| Politica
Conviene studiare il linguaggio della Rete e riconoscerlo per poterlo utilizzare
La pericolosa tentazione dei politici social
Conviene studiare il linguaggio della Rete e riconoscerlo per poterlo utilizzare
| Politica
La pericolosa tentazione dei politici social
Conviene studiare il linguaggio della Rete e riconoscerlo per poterlo utilizzare
| Politica
AUTORE: Federica Marotti
Non ho nessun account sui social»,«Non so cosa voglia dire il termine influencer». Queste due frasi sono i nuovi mantra dello snob. La soddisfazione di essere diverso – leggi: superiore – non mischiandosi agli altri nell’universo dei social è qualcosa di impagabile, che lo fa sentire di un altro pianeta. Ed è esattamente quello che è.
Un marziano non in grado di comprendere appieno il linguaggio dei nostri luoghi e dei nostri tempi. Se per una parte della popolazione la scelta di ignorare certi mondi come quelli che si sviluppano nell’universo digitale è assolutamente legittima (trattasi appunto di scelta), per alcune categorie questa invece non è ammissibile. Penso in particolare ai politici e ai giornalisti, a coloro cioè che per lavoro devono parlare alle persone spiegando temi e argomenti tra i più diversi.
Per farlo è necessario conoscere tutti i linguaggi. Il caso di Mario Draghi, privo di qualsiasi account social risulta la luminosa eccezione che conferma la regola.Il mondo dei social network, in particolare la categoria dei cosiddetti influencer, detta spesso tempi e modi della nostra quotidianità. Attenzione, essere consapevoli di questa realtà non significa certo condividerla in ogni sua espressione, anzi. Per poterla all’occorrenza contestare, come si diceva, è necessario conoscerne linguaggi e meccaniche.Magari crearne anche di nuovi, altrettanto se non più efficaci.
L’ultima polemica ha coinvolto due politici – Matteo Renzi e Matteo Salvini – fra i più attenti ai cosiddetti new media e la cosa non li ha messi al riparo da un confronto aspro. Sullo sfondo del ddl Zan, Renzi – che sa quanto la comunicazione sia basilare – ha risposto a una dura critica social accettando discendere nell’arena e utilizzando gli stessi canali per spiegare le sue ragioni. Usare lo stesso medium, però, vuol dire conoscerne a fondo il linguaggio, accettarne limiti e rischi.
Non entrando nel merito della questione e restando sul piano comunicativo, la politica ha finito per mostrare un linguaggio vecchio, autoreferenziale e inutilmente provocatorio agli occhi dello sterminato pubblico degli influencer. Proprio quello che si sarebbe voluto convincere delle proprie ragioni. La dottrina Draghi è un’opzione, ma riservata a pochissimi. Agli altri conviene studiare il fenomeno, non snaturarsi ed evitare pericolosi snobismi.
di Federica Marotti
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
L’Italia, gli italiani e l’impossibile Difesa
30 Maggio 2026
Perché in Italia non si può parlare di Difesa? Parliamo della capacità di aggiornare la nostra str…
L’Ucraina nell’Ue divide la maggioranza
28 Maggio 2026
La possibile adesione dell’Ucraina all’Unione Europea “spacca” la maggioranza. Tajani: “Favorevoli…
Meloni a Confindustria: “L’Ue faccia meno e meglio”
26 Maggio 2026
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni “incalza” l’Europa e propone un “cantiere comune c…
Elezioni, meglio il centrodestra. A Venezia segnale importante
26 Maggio 2026
Elezioni comunali: è indiscutibile che due o tre risultati dicano qualcosa di molto interessante a…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.