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title: La politica italiana non sa tacere
description: "L'abate Dinouart sosteneva che \"il primo grado della saggezza è sapere tacere\". Esperienza purtroppo sconosciuta alla politica italiana."
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date: 2023-01-22
author: Andrea Pamparana
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categories: [Politica]
tags: [Evidenza, Italia, politica]
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# La politica italiana non sa tacere

![politica italiana](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/01/Evidenza-sito-12-1024x639.png)

L'abate Dinouart sosteneva che "il primo grado della saggezza è sapere tacere". Pratica sconosciuta alla politica italiana, intenta a fare rumore per trovare un immediato consenso

**Chi governa dovrebbe applicare il più possibile l’arte del silenzio**. Logicamente chi fa opposizione deve dire la sua, cercando però di non entrare nella spirale del «Sei tutto chiacchiere e distintivo!» urlato da De Niro-Al Capone ne “Gli intoccabili”, intramontabile capolavoro di Brian De Palma. Precisiamo: chi governa deve poter parlare per comunicare ai cittadini tutti, non solo ai suoi elettori, il progresso del lavoro del governare.

Questo consente al cittadino di poter valutare, giudicare e scegliere nella tornata elettorale successiva. Consente pure all’opposizione di prendere visione del lavoro del governo e sviluppare idee e programmi che si potranno porre in alternativa. Questo nella normalità di un dibattito politico serio e puntuale. **Purtroppo, in Italia non è quasi mai questa la condotta, soprattutto di chi detiene al momento le leve del potere**, legittimato da un ampio consenso elettorale e, stando ai sondaggi successivi, popolare.

Nel 1771 l’abate Dinouart scrisse un trattato, pubblicato a Parigi, sulla tematica del silenzio che occupa un notevole spazio «delle opere che dettano il comportamento del corpo e del linguaggio». Secondo l’abate francese l’arte di tacere è una «paradossale arte della parola, un altro capitolo della retorica, della quale ha mantenuto tutte le finalità pratiche». Dinouart sosteneva che «il primo grado della saggezza è sapere tacere; il secondo è saper parlare poco e moderarsi nel discorso».

Nella politica italiana è ormai invalsa la **pessima abitudine di parlare e “cinguettare” (leggi twittare) troppo e troppe volte, se non sempre, a sproposito**. Anche perché – almeno nell’immediatezza – chi governa o fa opposizione non ragiona tanto per il bene della collettività, ritenendo in buona fede che quelle scelte siano giuste anche se magari impopolari, ma parla e talvolta non agisce (chiacchiere e distintivo, appunto) **sulla base solo ed esclusivamente della immediata ricerca del consenso, basato su sondaggi e statistiche a volte superficiali**. Consenso che peraltro non sempre significa giustezza e vero interesse collettivo.

Abbiamo poi un problema politico di tutta evidenza: **il nostro non è un sistema bipolare, anche se alcuni ce lo vogliono far credere**. La maggioranza è composta da quattro partiti di cui uno (Fratelli d’Italia) decisamente soverchiante rispetto agli altri tre (Lega, Forza Italia e centristi alla spicciolata come Lupi, Toti, Brugnaro). Succede quindi che ogni giorno qualcuno degli esponenti più in vista o più desiderosi di diventarlo parlino o cinguettino, talvolta in aperta contraddizione con quanto affermato da Giorgia Meloni. Stesso discorso, ma in quel caso meno dannoso per il Paese, per i molteplici rami dell’opposizione. Potremmo qui fare molti esempi inerenti alla politica italiana.

Di questa confusione sotto il cielo si nutrono i media: social o tradizionali, cartacei, eterei oppure online. Avrete notato che dai talk in particolare è sparita la figura del barista, tabaccaio o fornaio che brucia in diretta l’esosa bolletta del gas e della luce. Il tema è oggi quello del rincaro dei carburanti, che rincaro non è perché il governo ha solo reintrodotto le accise (certo anacronistiche nella maggior parte dei casi) momentaneamente sospese dal governo Draghi. Ricordate la caciara sul Pos o sul[limite dei contanti](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/limite-delluso-di-contante/)? **Non ne parla più nessuno**. Nemmeno in quella opposizione da antica “ditta”, più attenta alle tasche dei cittadini che ai pur importanti diritti gender e via dicendo del cosiddetto “nuovo che avanza”.

Di *Andrea Pamparana*
