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La politica salvi il pianeta senza lasciarci al buio

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I costi e gli strumenti della transizione energetica nel dibattito francese.

La politica salvi il pianeta senza lasciarci al buio

I costi e gli strumenti della transizione energetica nel dibattito francese.
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La politica salvi il pianeta senza lasciarci al buio

I costi e gli strumenti della transizione energetica nel dibattito francese.
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Energia da campagna elettorale. In Francia, dove in primavera si terranno le elezioni presidenziali, la battaglia politica non risparmia i grandi temi del presente, a cominciare da quello forse più dirimente anche per il futuro: il clima e la produzione energetica. Perché d’accordo, il mondo – in particolare quello occidentale ed europeo – si è impegnato ad abbandonare la CO2, a ridurre sempre di più le produzioni inquinanti e ad andare verso uno sviluppo verde per tutti. Ma in che modo? Come si eviteranno gli aumenti dei costi della transizione energetica, a cominciare dalle bollette per famiglie, industrie e agricoltori? Come compenseremo la produzione perduta? Puntando su quali forme di energia alternativa? Domande cruciali che in Italia, a parte i pro e gli anti Greta Thunberg, non trovano risposte. In Francia no, hanno cominciato ad affrontare il tema del come continuare ad avere energia per tutti, durante la transizione e dopo. Ieri il quotidiano “Le Figaro”, con un titolo in prima pagina spiegava la discussione francese: “Eolico o nucleare: l’energia nella battaglia presidenziale”. Lo faceva pubblicando anche i dati di un sondaggio (commissionato dallo stesso quotidiano) sulle due forme di produzione energetica in Francia. Eolica e nucleare. Stando ai risultati, rispetto al 2019 i francesi che hanno una visione negativa dell’energia eolica sono saliti quest’anno dal 19% al 36%. Alla domanda successiva – «Se venissi a conoscenza che vicino a te verrà installata una turbina eolica, saresti favorevole o contrario a questa decisione?» – il 53% si è detto contrario. Sul fronte dell’energia nucleare invece, il sondaggio ha registrato un aumento di chi ne ha una visione positiva, con una percentuale passata dal 34% del 2019 al 51% del 2021. In Francia, lo sappiamo, l’energia nucleare e le centrali sono una realtà da anni ma questi sentiment dell’opinione pubblica, seppur frutto di un sondaggio, descrivono bene gli anni che ci aspettano sulla transizione energetica. Anni dove la politica dovrà andare a cercarsi il consenso su un’abitudine che fino a pochi anni fa appariva scontata nel mondo avanzato: l’uso quotidiano di energia. Sul nostro giornale abbiamo scritto di come in Italia non si siano messi in relazione due fatti: la battaglia per salvare il clima e il pianeta da un lato, gli aumenti delle bollette dall’altro. Ebbene, in Francia questo incrocio appare già scontato e sono già oltre: al confronto politico. Una sfida a tutto campo, senza divisioni tra guelfi e ghibellini (come siamo avvezzi a fare noi in Italia, su tutto: dalla giustizia al pallone) bensì cercando di spiegare i progetti per non tornare all’età delle candele. Sarebbe il caso che anche le forze politiche del nostro Paese cominciassero a chiarire agli italiani le loro proposte energetiche. Così, giusto per non finire al buio. di Massimiliano Lenzi 

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