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title: "“La Riforma della Giustizia è essenziale e si farà”: il ministro Carlo Nordio al Festival Internazionale della Geopolitica europea"
description: Si è concluso il Festival Internazionale della Geopolitica europea svoltosi a Venezia. Le principali dichiarazioni del ministro Carlo Nordio.
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date: 2024-05-12
modified: 2024-05-13
author: Domenico Letizia
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-riforma-della-giustizia-e-essenziale-e-si-fara-il-ministro-carlo-nordio-al-festival-internazionale-della-geopolitica-europea/
categories: [Politica]
tags: [giustizia, Italia, politica]
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# “La Riforma della Giustizia è essenziale e si farà”: il ministro Carlo Nordio al Festival Internazionale della Geopolitica europea

![Carlo Nordio riforma giustizia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Carlo-Nordio-riforma-giustizia.jpg)

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2023-07-19 14:50:09

2023-07-19 12:50:09

Se Nordio continua così la riforma finirà come il marlin che il vecchio Santiago pesca nel mare di Hemingway: prima d’arrivare in porto ci resta la lisca

Quando l’irragionevolezza dilaga è segno che la politica e la comunicazione stanno confondendo le acque. L’Istituto Piepoli ha sondato l’opinione pubblica su “La riforma della giustizia”: è favorevole il 42%, che arriva al 62% fra chi vota a destra e scema al 25% fra chi vota a sinistra. Hanno sondato il caos. Che ha autori e finalità. La giustizia italiana è la peggiore d’Europa, ergo qualsiasi persona ragionevole dovrebbe essere favorevole a farla funzionare meglio. Ma, dall’altra parte, dire di volerla “riformare” significa poco e nulla. Quindi ci si divide secondo tradizione: guelfi e ghibellini; Montecchi e Capuleti; destra e sinistra. Poi i guelfi sono divisi fra loro, i due giovani s’innamorano e i due schieramenti sono in continuo lavorio trasformistico. Nulla di innocente.

Fra le cose misteriose, frutto di acque confuse, vi è il vivace dibattito sulla denegata ipotesi di cancellare un reato che nel codice non c’è mai stato, sicché è impossibile cancellarlo. La contestazione penale di “concorso esterno in associazione di stampo mafioso” nasce non da una legge ma da una lettura congiunta, da un “combinato disposto” dell’articolo 110 (concorso nel reato) e 416 bis (associazione di stampo mafioso). Entrambi nel codice penale. L’osservazione del ministro della Giustizia e già magistrato Carlo Nordio è ineccepibile e ingenua: trattasi di ossimoro, perché o sei esterno o sei concorrente. Ribatte Giancarlo Caselli: no, perché sei esterno in quanto “non punciuto” e concorrente in quanto hai aiutato la mafia. Ora, anziché volere indurre all’istituzione dell’albo dei mafiosi, adeguatamente punciuti (ma chi è sicuro che tali siano tutti?), basterebbe descrivere la condotta criminale che s’intende punire. Ovvero inserire, non cancellare. Il che può anche portare a maggiore severità della legge. Non ci ha pensato Meloni, che invita a parlare d’altro e oggi commemora Borsellino? Ma la risposta di Nordio è ingenua, perché è cascato nella trappola di parlare di un tema suggestivo ed estraneo al programma di governo e alle riforme annunciate.

Qui è il nocciolo: le acque si rimestano per fermare tutto. Che non è una roba de sinistra, ma reazionaria e corporativa. Facciano attenzione, gli elettori de sinistra e i loro gruppi dirigenti frastornati. Il tema vero è l’annunciata separazione delle carriere. Con il vantaggio retorico che Giovanni Falcone era a favore, non a caso reietto dalla pressoché totalità dei colleghi magistrati. Se i riformatori rinunciano a usare questi argomenti hanno già perso. Come il citato sondaggio dimostra.

Nordio sta commettendo un errore, perché se parte con un’anticipazione di riforma, su cose oggettivamente minori, per poi farsi trascinare in dibattiti in cui lui prova a portare dottrina e gli altri l’accusano di favorire la mafia (roba dell’altro mondo!) – talché la presidente del Consiglio lo invita a concentrarsi su altro – la sorte della riformina sarà quella del marlin che il vecchio Santiago pesca nel mare di Hemingway: prima d’arrivare in porto ci resta la lisca. Dopo di che avrà una sola strada: le dimissioni con sconfitta indignazione.

Onde evitare questa mesta conclusione, farà meglio a non lasciarsi distrarre e a surriscaldare la frescura autunnale presentando il disegno di legge costituzionale che contiene la separazione delle carriere, la cancellazione dell’obbligatorietà dell’azione penale e la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Succederà un pandemonio, un PandeNordio, ma nessuno potrà suggerirgli di parlare d’altro, essendo quello che è stato annunciato in Parlamento.

Portando in tavola il piatto forte del pasto democratico eviterà che le divisioni siano senza sugo e sostanza – fatte soltanto di destra e sinistra – al tempo stesso indicando un sistema che va tutto nel senso della piena autonomia di chi giudica, ovvero nello schema della civiltà europea. Non è escluso vada male e che alle dimissioni si giunga ugualmente. Ma sarebbero una sfida, non una presa d’atto della cantonata.

di Davide Giacalone

Nordio e la riforma della giustizia

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2023-07-19 08:10:43

2023-07-19 06:10:43

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2023-07-12 08:29:28

2023-07-12 06:29:28

La riforma della giustizia in Italia dal 1992 a oggi è una chimera. E questa temo sarà la nuova, ennesima volta in cui in Italia non si farà una vera Riforma

La “Chimera” della mitologia greca era descritta dai poeti col muso di leone, il corpo di capra, la coda di drago e vomitante fiamme. Nell’accezione odierna è nient’altro che una ipotesi assurda, un vano sogno, un’utopia. E questa è la riforma della giustizia in Italia dal 1992 a oggi. E questa temo – ma ne sono certo, al punto di accettare scommesse – sarà la nuova, ennesima volta in cui in Italia non si farà una vera riforma, anzi Riforma, della giustizia.

Se andate in un bar, sulla metro, in tram e chiedete ai cittadini – che col voto dovrebbero rappresentare il popolo sovrano nel nome del quale si celebrano i processi e si emettono le sentenze – quali siano i punti dolenti della giustizia nel loro Paese, le loro risposte saranno univoche: la lentezza dei processi, l’incertezza della pena, l’idea di base che la giustizia non sia del popolo e per il popolo, ma di coloro che hanno più potere e ricchezza.

Va decisa la separazione delle carriere fra magistratura inquirente (i pubblici ministeri sostituti procuratori nelle Procure) e magistratura giudicante (quella cioè che dal giudice delle indagini preliminari ai giudici dei tribunali e delle corti, sentite l’accusa e la difesa, emettono le sentenze nei tre gradi di giudizio). Un tema che nacque quando con la riforma degli anni Ottanta scomparvero i giudici istruttori (che divennero gli attuali gip). Giovanni Falcone, spesso citato a sproposito da molti suoi autorevoli colleghi, era un giudice istruttore che parlò con chiarezza della necessità di separare le carriere fra inquirente e giudicante. Il grande professor Giuseppe Frigo, avvocato di chiara fama e poi membro della Corte costituzionale fino alla sua prematura morte, già nel 1992 definiva la separazione «un atto di civiltà giuridica». Non se ne è mai fatto nulla e, credetemi, non se ne farà nulla anche oggi.

Stiamo ancora a parlare della battaglia di Voltaire contro il fanatismo religioso e la persecuzione degli innocenti condannati. Vladimir Korolenko ha scritto: «Voltaire ha svolto un lavoro encomiabile, facendosi difensore di persone ingiustamente condannate. Senza parlare dei tanti funesti pregiudizi annientati, questa ostinata difesa di cause apparentemente senza speranza rappresenta una vera e propria impresa. Ha compreso che un uomo deve essere innanzitutto umano. Quello che è primordiale, è la giustizia». Oh, quanti politici odierni, da una parte e dall’altra, dovrebbero studiare “Il trattato sulla tolleranza” (1763). Ci dobbiamo accontentare del pur bravo Massimo Cacciari, che sul tema ha detto cose quasi scontate: «Ogni volta che si cerca di riformare la giustizia, le toghe reagiscono». In nome del popolo italiano? No, in nome di sé stessi e dei propri interessi di parte.

di Andrea Pamparana

La chimera della riforma della giustizia

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2023-07-12 08:29:28

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31601

2022-06-24 14:42:15

2022-06-24 12:42:15

Valentino Maimone, ospite a "Emoticon" con Andrea Pamparana, ci spiega perché in Italia la riforma della giustizia è un tabù.

Perché in Italia la riforma della giustizia è un tabù

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2023-01-11 15:31:48

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