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title: La rinascita del sentimento pro-NATO
description: Il segretario generale della Nato propone la creazione di un fondo quinquennale pro Ucraina. Bisogna cogliere un sentimento comune.
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date: 2024-04-05
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-rinascita-del-sentimento-pro-nato/
categories: [Politica]
tags: [Italia, NATO, politica, UE]
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# La rinascita del sentimento pro-NATO

![NATO](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/NATO.jpg)

48630

2024-03-28 08:30:38

2024-03-28 07:30:38

Il presidente russo Vladimir Putin, durante una visita a Torzhok nella regione di Tver, ha parlato di diversi temi legati alla guerra in Ucraina

Il presidente russo Vladimir Putin, durante una visita a Torzhok nella regione di Tver, ha dichiarato: "La Russia non ha intenzioni aggressive nei confronti dei paesi della NATO come Polonia, stati baltici o Repubblica Ceca", sottolineando che "l'idea che noi attaccheremo qualche altro paese dopo l'Ucraina è una totale assurdità". Ha inoltre ribadito che l'allargamento dell'alleanza militare verso est dopo il crollo dell'Unione Sovietica non è visto dalla Russia come una minaccia diretta.

Alla domanda sui caccia F-16 che l’Occidente ha promesso di inviare in Ucraina, Putin ha detto che tali aerei non cambieranno la situazione in Ucraina. "Se forniscono F-16 e apparentemente addestrano i piloti, ciò non cambierà la situazione sul campo di battaglia", poiché la Russia "li distruggerà come già sta facendo con i carri armati e le altre armi" occidentali. Putin ha affermato che gli F-16 potrebbero anche trasportare armi nucleari. "Naturalmente, se verranno utilizzati da aeroporti di paesi terzi, diventeranno per noi obiettivi legittimi, ovunque si trovino", ha detto Putin.

La narrazione russa continua a sostenere che la Russia è impegnata in un'operazione speciale per proteggere le popolazioni in territori storicamente suoi, citando il mancato rispetto degli accordi di Minsk da parte dell'Ucraina come giustificazione per l'intervento russo.

Putin ha inoltre criticato gli Stati Uniti per il loro elevato budget militare, sottolineando che rappresentano quasi il 40% delle spese militari globali. Ha affermato che nel 2022 gli USA hanno speso il 3,5% del PIL per la difesa, confrontando questo dato con il 4% della Russia, ma osservando che in termini assoluti gli USA spendono molto di più rispetto a Mosca.

di Ruggero Fontana

Putin: "Russia non attaccherà Europa, ma pronti a colpire F16 anche in aeroporti Nato" 

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2024-03-28 20:45:58

2024-03-28 19:45:58

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49056

2024-04-02 09:16:31

2024-04-02 07:16:31

In Europa esistono programmi congiunti e condivisi sulla Difesa comune eppure continuiamo a vivere di programmi bilaterali. In primis Francia e Berlino che, insieme e sole, sono al lavoro su due vitali asset militari

Investire insieme. La Difesa comune europea per ora è questo. Ma se si deve spendere uniti bisogna ottimizzare i costi, evitando un’inutile moltiplicazione di linee produttive e logistiche. Ecco perché la nostra strategia continentale deve passare soprattutto da programmi congiunti e condivisi. Ma come spesso accade in questa Europa che si vuole unita – ma che unita non è ancora in capitoli delicatissimi – i personalismi e l’orgoglio delle singole Capitali rendono difficile unire le forze.

I programmi europei esistono eccome e funzionano anche bene. A cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, il progetto Eurofighter consentì per esempio a Italia, Germania, Gran Bretagna e Spagna di realizzare insieme un cacciabombardiere che è oggi la spina dorsale delle rispettive aeronautiche militari. Nella maggioranza dei casi, però, in Europa continuiamo a vivere di programmi bilaterali. Con ottimi risultati. Vale per le fregate Fremm, i cacciatorpediniere Orizzonte e le navi logistiche Lss, progettate e prodotte insieme da Italia e Francia. Oppure per i moderni sottomarini tedeschi tipo U-212, costruiti con una crescente acquisizione di know how da parte del nostro Paese. Ma i tempi cambiano, la necessità di maggiore integrazione richiede programmi più condivisi. Per questo fanno storcere il naso le mosse di Parigi e Berlino che, insieme e sole, sono al lavoro su due vitali asset militari: il prossimo carro armato e un cacciabombardiere di nuova generazione. Il tank franco-tedesco si chiama Mgcs (Main Ground Combat System) e sostituirà dal 2040 i più datati Leclerc e Leopard 2. Lo scorso 22 marzo i ministri della Difesa dei due Paesi hanno siglato l’accordo industriale preliminare. Si tratta di un veicolo di nuova concezione, che terrà conto di rischi e vantaggi del carro armato nell’era moderna. Sono molti gli Stati europei a cui il Mgcs interessa. Tra loro l’Italia, che deve sostituire i vecchi carri Ariete. Da tempo Roma chiede di entrare nel programma con facoltà progettuali, forte di un solido sistema industriale militare. Ma Berlino e Parigi continuano a dire che l’Italia potrà produrre il tank su licenza solo una volta ultimato il design. Non esattamente un atteggiamento da ‘Difesa comune’. Lo stesso copione si ripete con il prossimo caccia di sesta generazione. In questo caso il progetto franco-tedesco Scaf (Système de Combat Aérien du Futur) ha un rivale. Memore della lezione Mgcs, Roma si è unita a Londra e Tokyo nel programma Gcap (Global Combat Air Progamme). Al momento l’asse intercontinentale è più avanti di quello franco-tedesco, bloccato a lungo da dissidi fra Dassault e Airbus. Siamo senza speranze? No e la dimostrazione arriva dal mare. Nel 2019 l’Unione europea ha lanciato il progetto Epc (European Patrol Corvette), destinato a produrre una nuova classe di pattugliatori. A oggi il programma – coordinato dall’Italia – coinvolge Francia, Grecia, Spagna, Danimarca, Norvegia, Romania, Portogallo e Croazia. Con nove Stati interessati, si tratta di un progetto comune veramente condiviso. Quello che serve se l’Europa vuole passare dalle parole ai fatti. Di Umberto Cascone

UE, la Difesa comune è solo sulla carta

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2024-04-02 17:40:35

2024-04-02 15:40:35

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10438

2024-03-20 14:36:03

2024-03-20 13:36:03

Le parole di Salvini dopo le elezioni in Russia. Ci sono tre questioni ineludibili e non basterà che passi tempo perché nessuna di queste è passeggera

Sono tre questioni ineludibili. Non basterà che passino le ore e si passi alla prossima cretinata, perché nessuna di queste tre questioni è passeggera.

1. Non è affatto vero che quando un popolo vota ha sempre ragione. Anche solo pensarlo è una bestemmia antidemocratica. Ogni volta che si vota è una festa, ma a patto che si voti in uno Stato di diritto e che le minoranze siano rispettate prima, durante e dopo il voto. Dalla parte della maggioranza c’è la vittoria, non la ragione. Altrimenti sarebbe come dire che tutte le minoranze hanno sempre torto, che è la convinzione di chiunque crei o sostenga una dittatura. La democrazia non è una votocrazia. Si vota anche in Iran, ma non si conoscono deficienti in grado di supporre che sia una democrazia. In Russia gli oppositori vengono ammazzati e deportati, sebbene si conoscano invasati e prezzolati che ammirarono e ammirano quel sistema. Alle basi della democrazia ci sono regole e bilanciamenti che impediscono la “dittatura della maggioranza” e ciò comporta il riconoscimento che le minoranze abbiano il diritto di sostenere le loro ragioni. Sbaglia chi grida al “regime” ogni volta che perde (dal 1994 lo hanno fatto, a turno, sia la destra che la sinistra) e sbaglia chi crede che basti vincere per avere ragione. Vale per le grandi questioni, ma anche per le scelte specifiche: chi oggi chiede il ritorno all’energia nucleare pensa che al referendum la maggioranza ebbe torto a cancellarla, il che è di conforto per chi, come me, lo pensava già allora e ne uscì sconfitto. La democrazia è un metodo – il migliore mai esistito – per prendere decisioni ed eleggere rappresentanti, in un concerto di equilibri e garanzie individuali. Quelli che scambiano il corpo elettorale per l’incarnazione del divino passino pure al delirio mistico delle dittature.

2. I russi all’estero sono russi quanto i loro concittadini in Russia, ma non hanno votato Putin. Sapevano di potere tornare a casa vivi e liberi. L’avere cercato lo scontato plebiscito è il preludio sia di una maggiore repressione interna che di una maggiore aggressività esterna. Contro la libertà e contro di noi, Occidente democratico. Da noi ci sono sempre state forze politiche d’obbedienza moscovita, ma quelle di ieri se ne vergognano al punto da provare a cancellare il loro passato. Chi di noi non si è mai piegato a quelle fedi liberticide non solo non le ha mai confuse in un giudizio su tutti i russi, ma si è impegnato nella difesa dei russi. In un bellissimo film di Radu Mihǎileanu, “Il concerto”, si racconta del direttore – russo – dell’orchestra del Bol’šoj, epurato e ridotto a far le pulizie perché non volle licenziare i musicisti – russi – ebrei, di Lea e di suo marito Isaac ammazzati nel Gulag e di come poi l’orchestra vera, quella non piegatasi al comunismo sovietico, riuscì a esibirsi a Parigi, eseguendo il “Concerto per violino” di un russo grandioso: Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un film che strappa un sorriso nel mentre le lacrime solcano il viso. Noi uomini liberi abbiamo sempre difeso quei russi. Sono i servi dei loro oppressori a non averlo mai fatto. Putin riporta la Russia in quella condizione e – come allora – vede in noi il nemico, ci minaccia con le armi e aiuta i suoi devoti ammiratori approfittando della nostra libertà. Noi resteremo dalla parte di quei musicisti.

3. La Lega non può prendere le distanze da Salvini e il governo non può prendere le distanze dalla Lega. Serve una rottura. Su questioni di questa portata non basta l’affabulazione consolatoria e neanche l’oltraggio all’intelligenza del parlare di “toni elettorali”. Su questioni di questa portata esistono soltanto la coerenza e il coraggio di farla valere. Il governo che non li trovasse per evitare rotture potrebbe sopravvivere, potrebbe durare, ma pagherebbe il prezzo di non convincere neanche sé stesso e di arrecare un danno all’Italia. L’alternativa non è cambiare schieramento – che le cose non stanno diversamente dall’altra parte – ma ritrovare dignità e non chiamarla unità.

di Davide Giacalone

Salvini, la lega, il governo e le elezioni in Russia

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2024-03-20 14:36:06

2024-03-20 13:36:06

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