La sproporzione fra lui e loro
| Politica
Il discorso di speranza di Mario Draghi al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, ha mostrato l’abisso profondo tra l’ex premier e l’attuale campagna elettorale.
La sproporzione fra lui e loro
Il discorso di speranza di Mario Draghi al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, ha mostrato l’abisso profondo tra l’ex premier e l’attuale campagna elettorale.
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La sproporzione fra lui e loro
Il discorso di speranza di Mario Draghi al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, ha mostrato l’abisso profondo tra l’ex premier e l’attuale campagna elettorale.
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AUTORE: Fulvio Giuliani
In molti oggi si chiedono come sia possibile che la stessa platea – il Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini – abbia potuto accogliere in modo molto caloroso Giorgia Meloni e poi letteralmente spellarsi le mani per Mario Draghi, nella sua apparizione di ieri.
Un’evidente contraddizione, considerato che Fratelli d’Italia è l’unico partito che possa intestarsi una fiera opposizione al governo dell’ex presidente della Bce. Osservazione interessante senza dubbio, ma che attiene più ai meandri della psicologia delle masse che alla sostanza delle cose.
In questo momento, la Meloni è indiscutibilmente sulla cresta dell’onda e gode di quella spinta che negli anni scorsi abbiamo visto issare alle vette del potere prima Renzi, poi i Grillini, ancora Salvini. Fenomeno ciclico e in qualche misura illusorio, capace di esaltare i leader e poi triturarli con indifferenza. Costanza degli ultimi anni della nostra vita politica.
Al più un avvertimento per la leader di Fratelli d’Italia, mentre non ha senso cercare paragoni e parallelismi fra i leader in campagna elettorale e Mario Draghi. Perché non ci sono, in buona sostanza, agli occhi dell’opinione pubblica.
Oltre il giudizio personale sul capo del governo dimissionario, è solare (e dolorosa) la distanza fra i personaggi in gioco. Quella che sulla prima pagina de La Ragione di oggi definiamo la “sproporzione“. Non si tratta di fare il tifo per questo o quello, ma di costatare oggettivamente l’abisso che separa il carisma e soprattutto la visione di Paese di Draghi dalle confuse idee di questa campagna elettorale improvvisata. Spettacolo a copione già scritto di una noia mortale e imbarazzante nei contenuti.
Il problema è che la campagna passa – oggi manca esattamente un mese alle lezioni – ma i problemi restano e resta il Paese, chiamato ad affrontare uno snodo delicatissimo. Avevamo costruito una posizione invidiabile, grazie all’azione del governo e alle capacità del nostro comparto produttivo e adesso speriamo abbia ragione proprio Mario Draghi e che, comunque vada, l’Italia ce la farà anche questa volta.
In realtà non abbiamo dubbi, anche perché è la nostra storia a insegnarlo, ma il come potrà fare tanta, ma tanta differenza.
di Fulvio Giuliani
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