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title: La sproporzione tra Draghi e la politica che resta
description: La sproporzione evidente tra Mario Draghi, il suo progetto e il suo programma e il palco della politica prossimo alle elezioni è evidente.
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date: 2022-08-25
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-sproporzione-tra-draghi-e-la-politica-che-resta/
categories: [Politica]
tags: [Evidenza, politica]
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# La sproporzione tra Draghi e la politica che resta

![La sproporzione tra Draghi e la politica che resta](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/160719264-e63acaa9-b99f-4fbe-926b-4cf94839f598.jpeg)

La sproporzione evidente tra Mario Draghi, il suo progetto e il suo programma e il palco della politica prossimo alle elezioni 2022 è evidente. Ma il tempo per sistemare le cose, forse c'è ancora.

Inutile girarci attorno o avere timore nell’osservarlo: **colpisce la sproporzione**. Non si tratta di mettere a confronto le personalità o le biografie, ma le parole e la visione del futuro, gli interessi italiani e il modo in cui, nel presente, si difendono.

**Mario Draghi** non ha tratto un bilancio dell’azione del governo che ancora presiede, **ha disegnato un progetto, ha esposto un programma**. Ha invitato tutti ad andare a votare (giusto) e ricordato che saranno gli elettori a decidere del prossimo Parlamento e, quindi, del prossimo governo (giustissimo). Su questo punto torno. Ma ha anche esposto una visione che ha messo in luce la sproporzione con ciascuno e con l’insieme che su quello stesso palco si era esibito.

**Non esiste Italia ricca e sicura senza collocazione indissolubilmente interna all’Unione europea e all’Alleanza atlantica**. Non esiste Italia prospera se non dentro i mercati globali, laddove protezionismo e isolazionismo impoveriscono. E immiseriscono, aggiungerei. Non esiste alcuna sovranità nazionale senza l’affrancarsi dalle forniture di gas che una potenza imperialista e aggressiva, la Russia, utilizza per ricattare. Già oggi abbiamo dimezzato quella dipendenza, nell’autunno del 2024 sarà totale. Indietro non si torni «mai più».

Non esiste Italia autorevole se non partendo dal riconoscimento che **altri europei hanno accettato di tassare i propri cittadini per permettere al nostro Paese, con i fondi NGEU, di riprendersi rapidamente**, né potrà esserci credibilità se non dando attuazione a quanto il Pnrr prevede, non solo nella spesa, ma anche nelle riforme che ci siamo impegnati a fare, che abbiamo il dovere di varare, che è nel nostro interesse realizzare. **E non esiste libertà se non al fianco dell’Ucraina**, Paese libero aggredito brutalmente da un’azione criminale. È con questi principi che si è riusciti a realizzare il più veloce recupero produttivo, dopo la pandemia; la più consistente riduzione percentuale, dal dopo guerra a oggi, del debito pubblico; una crescita del prodotto interno lordo, per l’anno in corso, del 3.4%; un record di occupazione. Fatti, non promesse.

**Non c’è un “lascito politico”, né una “agenda” da consegnare ai successori**. C’è il quadro in cui chiunque governi dovrà muoversi. E ove intenda muoversi fuori da quel quadro c’è la rovina dei risultati fin qui raggiunti e degli interessi nazionali indisponibili. Non c’è, né doveva o poteva esserci, una indicazione elettorale. C’è il rammentare che fuori dall’Unione europea, fuori dall’euro e fuori dalla Nato, tutte cose reclamate da taluni, qualche volta nel recentissimo passato e qualche altra nel loro detestabile presente, l’Italia si rattrappirà in un nazionalismo capace di demolire la Patria.

Osservando la sproporzione **vien da chiedersi se lo stesso Draghi non avrebbe potuto essere più accomodante, in modo da restare qualche altro mese al governo**, scrivere la legge di bilancio e riconsegnare la guida nell’estate del 2023. E, sebbene la sproporzione stringa il cuore di chi l’Italia la ama per convinzione e non per slogan, **la risposta è: no**. Avrebbe sbagliato. Anzi, è proprio nel non avere abbozzato che c’è il solo e profondo lascito politico. E morale.

Perché si dimostra che un’Italia in linea con la forza del Paese esiste. **Perché una democrazia non può campare di supplenze**. Perché una classe dirigente si misura con i problemi che deve affrontare e con l’esempio che ha ricevuto. Perché agli elettori è consegnato il delicato potere di scegliere: se volessero farlo per tifo e contrapposizione, senza visione degli interessi italiani, ne pagherebbero, ne pagheremmo le conseguenze. **Tocca al palco dei politici razionalizzare la sproporzione con il palco di Draghi**, ricordando che il vincitore non è chi entra a Palazzo di sghembo, con falsi alleati, ma chi può uscirne solitario ed eretto.

Il tempo per raddrizzare questa campagna elettorale stortignaccola c’è ancora. Se ne trovi la lucidità e il coraggio.

 

*di Davide Giacalone*
