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title: L’area intermedia dopo la batosta elettorale per Azione, Italia viva e Radicali Italiani
description: Qual è l’analisi della cocente sconfitta di Stati Uniti d’Europa e Azione alle elezioni europee? Un ripensamento di direzione e direttori
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date: 2024-06-13
author: Mario Lavia
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categories: [Politica]
tags: [politica]
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# L’area intermedia dopo la batosta elettorale per Azione, Italia viva e Radicali Italiani

![L’area intermedia dopo la batosta elettorale per Azione, Italia viva e Radicali Italiani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-2-3.jpg)

Qual è l’analisi della cocente sconfitta di Stati Uniti d’Europa e Azione alle elezioni europee? Un ripensamento di direzione e direttori

I dirigenti dell’ex terzo polo dovrebbero tenere a mente una frase di Palmiro Togliatti: «Attenti all’analisi, se sbagliate l’analisi sbagliate tutto». Ecco: **qual è l’analisi della cocente sconfitta di Stati Uniti d’Europa e Azione alle elezioni europee?** Quale lezione devono trarne questi due partiti? Forse **lo stordimento *post* batosta ancora paralizza i cervelli, forse è meglio prendersi un po’ di tempo**. Qui si possono solo abbozzare alcuni spunti, sgomberando per prima cosa il campo dalla umanissima ma infantile idea che ci sia stata sfortuna: «Sarebbero bastati un po’ di voti in più per acciuffare il 4%», come si è sentito dire. No, non è stato il destino cinico e baro.

Certamente una lista unitaria avrebbe superato lo sbarramento ma ormai è andata com’è andata e il dibattito-rissa sulle responsabilità della rottura, cioè di chi sia stata la colpa della divisione in due liste, è diventato stucchevole. Ma è chiaro che **il fallimento degli ex terzopolisti ha dietro di sé qualcosa di più politicamente rilevante che rinvia a una domanda di fondo**: in questo quadro politico che si bipolarizza e vede radicalizzare le posizioni, ha ancora senso teorizzare un’equidistanza, quasi trasmettendo un senso di estraneità alla reale lotta politica e addirittura ostentando una superiorità tecnico-politica veicolata da due *leader* che per varie ragioni non risultano esattamente popolari? Insomma, per farla più semplice, **lo stare né di qua né di là non confonde le idee invece di chiarirle**, non appare una via d’uscita al tempo stesso aristocratica e furbetta ma alla fine sterile e perdente?

**C’è un centrosinistra da costruire**: a occhio, il posto dei terzopolisti è là. Ma la risposta deve venire dagli iscritti e dagli elettori di Italia viva, Azione e Più Europa (qui una piccola parentesi: siamo all’epilogo della storia dei Radicali Italiani?). È giusto che in casi come questi, cioè di fronte agli insuccessi, **ci si ponga il problema della o delle *leadership***. Pensiamo, come scritto, che il problema sia prima di tutto politico ma è inevitabile che Calenda, Renzi e sotto un altro aspetto i Radicali Italiani debbano porsi il tema del loro ruolo. Un passo indietro sarebbe utile soprattutto per promuovere nuovi dirigenti e smetterla con polemiche che ormai hanno stancato gli elettori.

**Si prendano tutto il tempo che serve: Renzi ha già deciso che Italia viva farà un congresso**. Dalle prime battute sembra però che a dominare siano ancora una volta nervosismi e risentimenti, più che le idee. Girano candidature già bombardate dagli altri amici di partito. **Si tratta di cambiare linea e *leader*, ma non è chiaro cosa venga prima: un garbuglio, avrebbe detto Gadda**. E l’incubo di finire in un vicolo cieco è reale. E forse, a pensarci bene, il problema davvero serio non è nemmeno il passo indietro dei capi attuali ma il passo avanti che dovrebbero fare i possibili nuovi *leader*. Che al momento non si vedono. Forza, se non ora quando?

*di Mario Lavia*
