Le dimissioni fanno rima con illusioni. Anche a sinistra
Chiuso il referendum sono arrivate le prime dimissioni, illusione pericolosissima per il governo pensare di risolverà così
Le dimissioni fanno rima con illusioni. Anche a sinistra
Chiuso il referendum sono arrivate le prime dimissioni, illusione pericolosissima per il governo pensare di risolverà così
Le dimissioni fanno rima con illusioni. Anche a sinistra
Chiuso il referendum sono arrivate le prime dimissioni, illusione pericolosissima per il governo pensare di risolverà così
Una serie di pericolose illusioni si è affacciata già un’ora dopo la chiusura dei seggi del referendum, quando si è capito che per il No si sarebbe trattato di una grande vittoria, mentre il fronte del Sì vedeva profilarsi una disfatta. Partiamo dagli sconfitti, che spesso fanno più rumore quando cascano: mettiamo subito da parte le dichiarazioni scontate sull’«andare avanti» o «l’assumersi la responsabilità politica della sconfitta» – è il caso del ministro della Giustizia Carlo Nordio – più in funzione di difesa della poltrona che del proprio lavoro.
Indifendibili erano le posizioni del Sottosegretario Delmastro e di Giusi Bartolozzi al ministero, ma le dimissioni sono tardive e valgono poco pure come capri espiatori. Peso diverso ha il caso Santanchè, comunque oltre tempo massimo di un anno, da qualsiasi angolazione lo si guardi. Che lasci o sia defenestrata in malo modo.
Un’illusione pericolosissima per il governo sarebbe quella di pensare di risolverla così e poter aspettare che passino la buriana, l’effetto, la delusione e la bruciatura.
Tutto questo, in effetti, verrà presto scavalcato dall’attualità ma lasciando segni e memoria, tanto per cominciare quelli della prima sconfitta registrata da Giorgia Meloni.
Fino a lunedì mattina la leader di Fratelli d’Italia era avvolta da un’aura di intoccabilità, che in politica significa tantissimo. Vedremo nei mesi a venire se saprà gestire e ribaltare la situazione: caratteristica propria dei grandi leader destinati a durare, mentre la storia italiana degli ultimi dieci anni ha registrato fortune fulminee e altrettanto repentine cadute.
Le illusioni dell’opposizione sono, se possibile, ancora più evidenti e fragorose: pensare di tramutare i 15 milioni di No in altrettanti voti per le forze contrarie al governo rischia di essere la madre di una catastrofe elettorale.
Per un motivo semplice e a oggi irrisolvibile: non esiste un’opposizione, esistono più opposizioni, con un gigantesco problema di leadership. Conte o Schlein? Le primarie aperte premiarono proprio lei, ma da underdog alla Meloni. Oggi che è in cima alla teorica piramide dell’opposizione, farsi male è un attimo. Se non probabile.
Tornando alla maggioranza, farebbe bene a curare con estrema attenzione anche l’illusione di essere forza trainante al Sud. I risultati nel Meridione sono stati semiplebiscitari per il No. Per quanto valga sempre il ragionamento esposto sulla cautela nell’assegnarsi i voti, l’insofferenza del Sud è palesemente esplosa.
Non per difendere le carriere unite e neppure l’autonomia della magistratura. Si è votato contro Meloni sui soldi, sulla quota di benessere a rischio e anche sulla capacità delle maggioranze di garantire un’idea assistenziale che – lo scrive un uomo del Sud – nel Meridione si fa sempre sentire nel segreto dell’urna.
Di Fulvio Giuliani
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